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Nessuno ti ha mai detto che se vuoi un futuro migliore devi solo cambiare il presente
politica interna
14 ottobre 2009
L'Italia approva l'omofobia di stato!
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Come volevasi dimostrare. Il parlamento ha fatto naufragare la legge contro l'omofobia, adducendo scuse indegne di un paese civile. Grazie al puntiglio di Casini, implacabile contro i gay quanto morbido riguardo le sorti penali di certi suoi senatori, la legge è stata bocciata per presunte pregiudiziali di incostituzionalità.

Secondo l'UDC la legge, così com'era, indicando la dicitura "orientamento sessuale" rischiava di avallare pratiche quali la pedofilia, la zoofilia e altre aberrazioni.

Poco male, ad ogni modo. Da oggi almeno sappiamo due cose.

La prima: Casini e tutta l'UDC non conoscono la lingua italiana, in quanto sanno distinguere tra orientamento sessuale e comportamento. Consigliamo al tanto cattolico quanto divorziato Pierferdinando un buon vocabolario e una discreta dose del senso di vergogna. Quando si candida certa gente e poi si va a fare moralismo criminale sulla vita e sulle coltellate degli altri – omosessuali e trans in primis – il senso del pudore deve essere davvero ridotto ai minimi termini.

La seconda: questo parlamento è largamente omofobo. L'ipocrisia dei partiti che hanno votato per un testo, per altro annacquato, in Commissione Giustizia per poi bocciarlo alla Camera ci fa capire quanto siamo presi in considerazione da una maggioranza fatta da maggiordomi, razzisti, attricette fallite e avanzi da palinsesto.

Che Buttiglione e i suoi scagnozzi, anche quelli inquisiti, confondano l'amore tra due uomini e due donne con i soprusi che certi preti praticano su minori e infanti non mi stupisce più di tanto. L'UDC obbedisce ciecamente alla chiesa, istituzione che, la cronaca e certi documentari lo dimostrano, ammette la pedofilia nelle sue fila.

Che anche lo stato, nella figura dei suoi rappresentanti, faccia queste equazioni è offensivo del concetto stesso di democrazia, di civiltà, del diritto. Tre parole, a ben vedere, che non abitano da tempo dentro tutte le case (e i casini) delle libertà che esistono.

Dentro il pd, poi, ci sarebbe pure il caso Binetti – se ne accorgono dopo tre anni e dire "meglio tardi che mai!" non pare servire a molto, a cose fatte e rifatte – e in quel partito non si prende ancora la decisione di espellere una persona che, coerentemente con la chiesa (si ricordi l'opposizione vaticana contro la depenalizzazione dell'omosessualità), preferisce evidentemente vederci morti piuttosto che riconoscerci come soggetti giuridici degni, almeno, di un'aggravante contro le violenze.

Adesso la palla torna al movimento GLBT. Ancora una volta è stato dimostrato, sulla nostra pelle, che la politica dei piccoli passi (e dei passi indietro) non ha portato a niente. Anzi, temo che dopo l'atto di oggi, ci sarà una recrudescenza di violenza contro le persone omosessuali e transessuali.

Forse è arrivata l'ora di studiare azioni forti, destabilizzanti, dentro la legalità, va da sé, ma in grado di dare fastidio a questa gente. Le manifestazioni si dimostrano inadeguate e insufficienti, d'altronde. Non dico di non farle, così come va continuato un certo processo culturale dentro la società. Ma occorre reagire.

Perché quando là fuori vieni deriso o picchiato non è manifestando il tuo timido disappunto che ottieni qualcosa: occorre farsi rispettare. Con le buone o, a lungo andare, con le cattive. Questo avremmo dovuto impararlo sulla nostra pelle. Perché non mettere in pratica questo insegnamento anche su larga scala?

Neri, donne e altre categorie discriminate hanno agito esattamente in questo modo. Noi cosa aspettiamo, che ci scappi davvero il morto?
POLITICA
8 ottobre 2009
Io lodo la consulta antilodo (e continuo a schifare la Bindi)
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In breve (più o meno).

Non ho perso improvvisamente la voglia di scrivere sul blog, né tanto meno gli argomenti. Purtroppo sto in una piattaforma – il Cannocchiale – che è uguale al partito al quale fa riferimento: un colabrodo. Se continua così (due volte su tre non mi fa accedere al mio account) dovrò cambiare casa e vaffanculo.

A proposito di partiti colabrodo: Rosy Bindi. Ieri è stata (ri)apostrofata più bella che intelligente e Castelli l'ha definita zitella petulante. Penso sia vero. Tutto drammaticamente vero. Poi va da sé che Berlusconi non rientra nelle prime centomila persone che salverei da un attacco di rottweiler, ma io non sono (e non posso) essere solidale con la Bindi. Ha insultato più volte la comunità GLBT, adesso sa cosa si prova a esser presi di mira sulla base di ragionamenti imbecilli.

Ancora sul piddì: nonostante abbia chiesto più volte a certi sostenitori di Bersani – secondi, per tristezza e sfiga, solo ai giovani dell'Udeur – di non mandarmi più e-mail, continuo a essere tediato dai messaggi riguardo a questo oscuro e squallido personaggio: diciamo che tendo a diffidare delle marionette e soprattutto da quelle manovrate da D'Alema e dall'Opus Dei. Se continua così, si provvederà con una bella segnalazione al garante della privacy. E poi son cazzi loro.

A proposito di pessima politica. Il lodo Alfano è stato bocciato e, mi si scusi il bisticcio, sia lode alla Consulta. Il nostro premier, in un momento di rara lucidità mentale, ha dato sfogo a tutto il suo repertorio, alludendo ai carri armati sovietici e ripetendo in ordine sistematico parole come "sinistra, giudici, toghe rosse, presidente, giornali, satira" secondo una sintassi cara a Ghedini e comprensibile anche dalla ex colf di mia nonna, buonanima, l'unica capace di pronunciare "Berlusconi" come se avesse appena lavato i denti col super attack.

Per una sorta di strano contagio, conseguentemente, tutti i supporter del premier, a cominciare da qualche blog sfigato fino ai massimi esempi degli epigoni di Emilio Fede, hanno cominciato a sproloquiare sulle loro tastiere. Se non ci credete, andate a leggere Daw – ma col giusto distacco psichico – e ne avrete piena coscienza.

Concludo con una piccola considerazione: dopo ieri si può andare a dormire con la consapevolezza che a volte le buone notizie arrivano. E qui da Roma, per adesso, è tutto.
SOCIETA'
23 settembre 2009
Siamo tutti fantasmi!



Ne ho già parlato, giusto ieri.

Il 24 settembre, a Roma, alle ore 19:00, c'è una manifestazione contro tutte le violenze. Si è partiti dalle aggressioni ai gay per poi fare un bel palcoscenico e permettere ai soliti noti di poter dire che loro no, non sono omofobi e transfobici. Quando i loro atti dicono proprio il contrario. Ricordiamo tutti e tutte chi è Alemanno e cosa ha fatto per le trans, solo per fare un nome e un esempio.

Non andare, per me, è un errore perché si dà spazio a una sola voce. E non denunciare le ipocrisie della manifestazione di domani significa fare un regalo non solo a chi ci picchia ma anche a chi dice che i nostri sentimenti non meritano uguali riconoscimenti.

Altre ragioni per cui è fondamentale esserci e far sentire la nostra presenza sono state espresse egregiamente da Une belle histoire. Vi invito a leggere, perciò, il suo post. Dice più di molti altri, a cominciare da qualche kompagno (forse troppo inkazzato).

Per il resto, io domani ci sarò, con la mia magliettina bianca e una mascherina – è così che protesteremo – anche se non so ancora dove comprarla, qui a Roma. Anzi, se avete qualche suggerimento su dove andare, fate pure cosa gradita.

Per ulteriori informazioni sulla nostra azione, si veda la relativa pagina su Facebook, cliccando qui.
POLITICA
22 settembre 2009
Noi avremmo un sogno ma gli studenti del collettivo fanno il gioco di Alemanno



Non vivo a Roma e seguo le cose che succedono nella capitale un po' perché sono affezionato a questa città, un po' perché è importante seguire gli avvenimenti che arrivano da lontano. Uno di questi è We have a dream, una piccola rivoluzione del movimento GLBT, se piccolo si può definire ogni processo che porta a cambiamenti radicali.

We have a dream ha un grande merito: riportare le persone in piazza. E non le porta
dietro un vessillo di uno e uno soltanto, ma attorno a un progetto e un ideale, quello di dire no all'omo-transfobia. Dopo le cose che stanno accadendo la priorità è mettere un argine a tutto questo.
Dire basta alle violenze, alla volgarità di questo mondo.
Dire basta alle coltellate, ai massacri, alle risatine che non feriscono come una lama che ti trapassa la pelle, ma che fa male come se.

La gente va in piazza, seguendo il rainbow – e questa è unità, che piaccia o meno – e parla di sé. Del suo vissuto, del suo essere gay, lesbica, trans e qualunque altra cosa.

We have a dream risolve l'antica dicotomia della libertà sull'emancipazione. E quando al telefono, dopo Una giornata particolare, venerdì scorso ho detto in collegamento con la piazza di Montecitorio che Roma sta dando una lezione a tutto il movimento, l'ho detto per queste ragioni che adesso ho appena esposto.

Dico tutto questo perché, essendo a Roma da qualche giorno, ho deciso, giusto ieri, di vedere come funziona l'aspetto organizzativo delle fiaccolate, oltre al fatto che mi faceva piacere rivedere persone quali Andrea, Guido e Cristiana (oltre che conoscere Valentina).

L'incontro era alla facoltà di Economia, in un'aula occupata da un collettivo universitario. Il tema del giorno era se partecipare o meno alla manifestazione del 24 come We have a dream, viste le ultime adesioni di "peso" quali quelle del Vicariato e di Acca Larentia.

Per farla breve: una parte dell'assemblea era favorevole a rompere le uova nel paniere a preti e fascisti, per non lasciar loro quella piazza e denunciare lo stato di omo-transfobia di certa gente, a partire dallo stesso sindaco Alemanno. Un'altra parte, gli studenti e le studentesse del collettivo, era per non far nulla, o per fare l'ennesima contromanifestazione.

Il risultato della serata – dalle sette e mezza a mezzanotte – è stato quello di non far nulla. Come We have a dream almeno. Ognuno, più o meno organizzato, deciderà se aderire o meno o se partecipare e in che forma.

Per quel che mi riguarda – premesso che non ho aperto bocca, per rispetto a un'assemblea che mi ospitava come uditore – penso che i ragazzi del collettivo abbiano perso una buona occasione per rompere le uova nel paniere a chi vuole utilizzare la causa GLBT in modo strumentale e poco proficuo alla risoluzione dei nostri problemi.

I "magnifici tre" – Marrazzo, Zingaretti e Alemanno – che stanno organizzando la manifestazione di giovedì stanno facendo passare in secondo piano la lotta all'omo-transfobia,vera emergenza romana, in nome di una generica condanna a tutte le violenze. Che ci sta pure bene, ma non quando a dominare la scena sono le coltellate ai gay.

Vicariato e fascisti parteciperanno in modo strumentale perché così, un domani, davanti all'ennesima sortita omofobica di questo o quel sacerdote e di fronte alla prossima aggressione, potranno dire che loro non c'entrano. Erano alla manifestazione, d'altronde... La casalinga di Voghera non potrebbe dargli torto.

I ragazzi del collettivo hanno agitato, con un linguaggio che reputo superato e cacofonico (ma questo è un mio pensiero), i soliti fantasmi che li allarmano e li rassicurano allo stesso tempo. Noi con Alemanno – il fascista – in piazza non ci andiamo. Che è pure legittimo. Peccato che il senso del discorso fosse un altro: non vai alla sua festa per brindare con lui, ci vai per rovesciargli addosso il tavolo col catering.

Sarebbe stato bello, invece, rompergli le uova nel paniere, proprio dentro casa sua. Purtroppo ha prevalso un'altra linea. Perché un certo gruppo di pressione così ha voluto. In nome di non si sa bene quale vantaggio che non sia quello di conservare un'identità "purissima" che fa il gioco di chi vorrebbero combattere senza poi, nel concreto, far nulla per contrastare questa gente.

Ieri, in buona sostanza, ho visto in campo due istanze: quella di chi ha proposto un'azione, ancora senza vessilli e senza ideologie, ma attorno a un progetto concreto – rovinare la festa a chi finge di esserci alleato o amico – e chi non ha voluto rinunciare alla propria identità (di cosa, mi verrebbe da dire a questo punto) in nome di un"rivoluzionarismo" che tutto produce fuorché rivoluzioni e cambiamenti concreti.

Un atto di grande maturità politica da parte degli organizzatori ha fatto sì, alla fine, che si optasse per la libertà di coscienza.

Giovedì quella gente si prenderà la piazza e il collettivo in questione se ne starà fieramente dentro casa o dentro qualche altra aula occupata a ricordare a se stesso quanto fa fico essere come si è. Il popolo, la gente comune, verrà abbindolata. Grazie studenti, voi dovreste essere il futuro. Il futuro che guarda al '68 è un futuro che nasce già morto, lasciatemelo dire.

Concludo dicendo che, per quel che mi riguarda, lo spirito di We have a dream dovrebbe andare oltre certi identitarismi sterili. Come ripeto sempre, quando ci picchiano non stanno a guardare se indossiamo la kefiah o gli slip di "dienggì". Chi ci accoltella e chi glielo lascia fare questo lo ha capito. Qualcun altro no. Mi fa specie, tuttavia, quando questo qualcun altro dice di essere alternativo al potere che vuole combattere. Secondo me il potere lo ha ampiamente previsto e lo ammette proprio per la sua (per tutte e tutti noi) dannosa inconcludenza.

POLITICA
20 settembre 2009
A fiaccolata ipocrita, risposta rainbow!


Sono d'accordo con Fabio, quando sul suo blog scrive: «La Fiaccolata organizzata dalla Provincia di Roma ed a cui hanno aderito anche il Comune e la Regione Lazio, è una manifestazione ipocrita.»

Ancora una volta il problema centrale da cui nasce l'emergenza, ovvero lo stato insostenibile dell'omofobia e della transfobia in Italia, viene declassato e stemperato in una dicitura generica. Sembra, in altre parole, che per combattere le coltellate e le offese – indirizzate a persone che hanno la "colpa" di essere gay, lesbiche, bisessuali e trans – la strategia migliore sia quella di dimenticare che il popolo GLBT esista.

Rimandare, in un documento politico, a una sola affermazione sull'omofobia e dimenticare la transfobia, oltre a non stabilire quali sono le cause e gli attori che stanno alla base delle violenze degli ultimi tempi – li ricordo qua io, per chi avesse memoria corta: politici dei due schieramenti, sfere religiose, dal papa in giù, destre estreme con le loro rappresentanze nelle istituzioni (come la Lega, tanto per fare l'esempio più rappresentativo) – non aiuta a rintracciare l'origine dei mali che si dovrebbero combattere e, di conseguenza, a proporre soluzioni adeguate.

Ribadisco da molto tempo che se ci ritroviamo allo stato attuale la responsabilità è soprattutto dei dirigenti politici di sinistra – o presunta tale, arrivati a questo punto – che, dopo anni ad aver finto di interessarsi alla causa GLBT ci hanno voltato le spalle a partire dalle primarie del 2005.

Ancora una volta questa pseudo-sinistra – regione e provincia, in Lazio, sono in mano a ex-diessini – si dimostra uguale alla destra, quella parte politica cioè che ha nel suo DNA l'odio per il diverso. E non a caso anche Alemanno ha dato l'ok del comune per partecipare a una manifestazione che, allo stato attuale, non dice sostanzialmente nulla sui mandanti e su cosa bisogna fare per fermarli.

La soluzione a questo silenzio ipocrita, in nome di tutte le violenze – che vuol dire tutto e niente – la dà sempre Fabio nel suo splendido post: «se partecipassimo alla fiaccolata in tanti, senza bandiere né simboli se non la Rainbow, ma in modo esageratamente visibile, ad esempio indossando tutti una maglietta dello stesso colore, e camminassimo in blocco?».

Per quel che mi riguarda l'idea è buona e da mettersi in pratica subito.


P.S.: poiché sono già a Roma se magari mi fate sapere quale colore si sceglie... così ho il tempo di passare da qualche parte a comprarla, nel caso non l'avessi con me in valigia.

SOCIETA'
17 settembre 2009
Contro la retorica di guerra


Ho sempre mal sopportato la retorica di guerra. Non volevi che venissero ammazzati soldati italiani? Non li mandavi in guerra, semplice. Se glieli hai mandati, lo hai messo in conto, ergo te ne sei fregato delle loro vite. 

Non c'è molto altro da aggiungere.

POLITICA
15 settembre 2009
Come il grande centro mangerà il pd (e regalerà il paese ai vescovi)
 


Uno sguardo veloce su quello che pare accadere dentro il Palazzo.

Da una parte le primarie del pd: consacreanno Bersani, già dato fin d'ora al 51% dei consensi, con buona pace degli altri candidati, a cominciare da Ignazio Marino, unica alternativa seria per un partito che si sta condannando all'opposizione perenne.

A destra Gianfranco Fini, che dopo aver fatto per anni lo scendiletto del volere berlusconiano si sta adesso risvegliando nel tentativo di fare il Sarkozy italiano, aprendo a gay, immigrati, testamento biologico e tutto ciò che non piace a cattolici e destre balcaniche ma che rende un paese degno dell'epiteto "civile".

Le novità più ghiotte stanno, tuttavia, al centro. Casini ch,e dall'alto del suo 5%, e fa sapere a Bossi che in parlamento una maggioranza contro di lui si trova in dieci minuti. Casini che chiama Rutelli, il quale, quest'ultimo, risponde "vediamo".

Segno della serietà di un leader di un partito - e della serietà del partito stesso, a questo punto - che va a congresso con una bella scissione interna già preventivata.

La prospettiva è tragica. Per liberarci di Berlusconi dobbiamo sperare in un triciclo fatto da Bersani, Fini e Casini. Questo triciclo dovrebbe fare un governo tecnico di un anno e mezzo, al massimo, fino all'indizione di nuove elezioni.

Queste poi dovrebbero essere vinte da una destra - capeggiata da Fini o Tremonti non è ancora dato saperlo - che sgancia la Lega, magari con qualche legge ad hoc, e si allea col centro. Pdl più Udc, che dovrebbe ribattezzarsi come Partito della nazione.

Una "nuova" realtà (il vecchio asse Fini-Casini) con una "nuova" opposizione (rappresentata dai dalemiani) che, assieme, consegneranno il paese alle gerarchie ecclesiastiche bloccando ogni processo innovatore ed europeo in materia di diritti civili e che perseguiranno una moderata politica centrista che guarda a destra - a favore di grande industria e enti religiosi - che favorirà nuovo assistenzialismo a sud. Nell'Udc c'è Cuffaro, ricordiamocelo.

In questo panorama che degrada poco dolcemente verso il precipizio, mi sovviene una lite con un blogger piddino che, arroccato nel suo acritico dalemismo, mi ricordava che il partito democratico era necessario per non far andare Rutelli con Casini, ingabbiare i cattolici dentro un progetto riformista e fare "egemonia" per mezzo degli ex comunisti capeggiati da Baffetto.

I fatti attuali dimostrano, però, l'esatto contrario. La minoranza cattolica del paese – intesa come testimonianza "cattolicista" – rappresentata da un partitucolo integralista e dalla dubbia moralità interna, è ago della bilancia delle prossime regionali e pretenderà un prezzo altissimo per far vincere questo o quello schieramento: consegnare la nostra libertà al potere del clero. Con Rutelli che si dice possibilista.

Per l'elettorato diessino rimangono due sole strade: la marginalità perenne o compartecipare a una spartizione decisa da altri.

Ho sempre pensato che il pd fosse il più grande "errore" storico italiano, dopo il fascismo. I fatti pare mi diano ragione. Ahimè, c'è da aggiungere.

SOCIETA'
13 settembre 2009
Una giornata particolare, contro l'omo-transfobia



Lo facciamo perché dopo anni di insulti quotidiani e di disinformazione da parte di politici e preti, adesso sono arrivate anche le coltellate e le aggressioni sono all'ordine del giorno.

Perché crediamo che lo Stato, proprio per ciò che c'è scritto nella Costituzione, ha il dovere di garantire la nostra incolumità e di rimuovere ogni ostacolo verso la totale affermazione dei nostri diritti di cittadini e cittadine. E dopo aver scritto il documento politico, sentire le parole di Napolitano sul fatto che l'omofobia è incostituzionale ci ha fatto capire che siamo sulla strada giusta.

Lo facciamo anche per ricordare che non sono solo i gay e le lesbiche a essere presi di mira: esiste anche la transfobia che uccide. E uccide meglio.

Lo facciamo perché tra gli/le adolescenti che decidono di togliersi la vita, un terzo di essi/e lo fa perché è omosessuale ed è giunta l'ora che le parole smettano di far male fino a questo punto, e questo deve cominciare proprio dalla scuola.

Per queste ragioni, e per altre ancora, a Catania vivremo Una giornata particolare, contro l'omofobia e la transfobia. E per dialogare con la città.

Se volete aderire alla manifestazione, potete visitare il nostro blog. E se volete pure fare qualche donazione, scrivete alla
mail che trovate lì. Ci aiuterete a fare di questo mondo un posto un po' più bello.
POLITICA
8 settembre 2009
Omofobia e pd: ricordiamoci di chi stiamo parlando
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Come qualcuno saprà già, faccio parte del gruppo di lavoro che sta preparando la manifestazione Una giornata particolare, a Catania, per il 18 settembre. E scrivo questa nota perché una cosa che mi ha molto stupito, verificatasi sia qui da noi, sia in altre parti d'Italia, è il repentino e quasi improvviso risveglio dei democratici sulla tematica omosessuale.

Una cosa che il pd ci tiene a far sapere è che il proprio segretario è andato a trovare il ragazzo accoltellato in ospedale a Roma e, subito dopo, è andato in visita alla Gay Street della capitale.

Una cosa che dal pd cercano di non lasciar trapelare è che Franceschini, in via San Giovanni in Laterano – la Gay Street, per l'appunto – è stato fischiato e contestato. Chissà perché...

E un'altra cosa che personalmente mi chiedo è come mai Dino, il ragazzo aggredito da "svastichella", abbia acconsentito di incontrare una persona che fa parte di un'organizzazione che, ancor prima di nascere, si è distinta per essere motore primario di omofobia.

Fosse dipeso da me Franceschini sarebbe stato invitato a non farsi nemmeno annunciare e forse in modo nemmeno troppo educato. Non c'è da esser troppo delicati, a mio parere, con chi fino a due giorni prima sostiene che l'amore di due gay o di due lesbiche non ha la stessa dignità di quello eterosessuale e poi scoprirsi, per opportunismo politico, gay-friendly tutto d'un colpo.

Lo stesso identico discorso potrebbe esser fatto per Bersani e per il suo manovratore, Massimo D'Alema.

Tutta gente, questa, che crea una giustificazione morale alla discriminazione: due omosessuali non possono essere uguali alla "norma" a cominciare dalla loro essenza più intima – che sarebbe l'amore. Se l'amore è la cosa che contraddistingue l'uomo e si crea un discrimine tra chi ama "meglio" e chi ama in modo "meno completo", si genera irrimediabilmente una categoria di "diversi". Se questi diversi vengono poi dipinti come distruttori della società, poi non stupiamoci se qualche testa calda è disposta a giustificare tutto il resto. Coltellate incluse.

Fa quasi ridere, se non fosse tragico, il discorso dei due candidati alla segreteria piddina sull'urgenza di una legge contro l'omofobia. Facile promettere adesso, facile parlare di urgenza ora, quando non si hanno i numeri per far approvare una legge in parlamento e magari dire, in un secondo momento, che è stata la solita destra a rovinare tutto.

Come se non ricordassimo chi ha votato come Storace e Forza Italia contro il registro delle unioni civili a Roma: si, proprio lui, Walter Veltroni.
Come se fosse facile dimenticare i continui insulti che dai vertici del partito sono piovuti, regolarmente, sulla popolazione GLBT. Insulti che hanno contribuito a creare il clima di odio che oggi respiriamo.

Certo non voglio generalizzare, perché so che dentro il pd esistono persone che portano avanti seriamente questa lotta. Temo, semmai, che sia una lotta vana ma solo la storia potrà dirci se ciò è vero o meno.

Di sicuro va ricordato un altro dettaglio. Campagna elettorale del 2006: Prodi vince le primarie promettendo anche una legislazione avanzata sui diritti civili e i DS tapezzano l'Italia con manifesti inneggianti ai PaCS. Non se ne è fatto nulla. Anzi, da allora sono piovuti solo insulti largamente tollerati dentro il partito.

Tutto questo per ricordare che, DS prima e pd adesso, si è bravi a promettere e a stampare quattro manifesti. Difficile è il fare. E ciò che è stato fatto, questo è l'unico dato reale, ha portato aggressioni, minacce, bombe carta e disprezzo per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

Ricordiamoci di chi stiamo parlando quando Bersani e Franceschini ricordano, alla stregua di principesse destatesi da chissà quale incantesimo binettiano, di essere nostri amici.
SOCIETA'
29 agosto 2009
Un luogo dove non sono più stato
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Esistono luoghi dove i gay non vanno. Questo ovviamente non vale per Mikonos, Sitges o Torre del Lago. Lì sai che, in un modo o nell'altro, sei come "a casa". Puoi andarci in vacanza e stare, più o meno, tranquillo. Oppure ci sono dei posti dove i gay vanno a vivere. Barcellona, Berlino, Parigi, Toronto. Perché ti capita, in questi posti, di vedere due papà con la loro bimba che camminano mano nella mano, senza che nessuno abbia qualcosa da ridire. Perché lì, quando conosci e ti innamori di una persona, puoi immaginare un futuro fatto di quotidianità. Una quotidianità riconosciuta per legge, così come avviene per tutti gli altri.

E ci sono, invece, dei posti dove i gay non vanno. Anzi, luoghi da dove è meglio fuggire, se ci nasci. E da non visitare, se non sei del posto.

Il Medio oriente, ad esempio. Ancora adesso, in Afghanistan o in Iran, per le ragioni che tutti conosciamo. In meno, invece, sapranno che in Iraq la situazione è addirittura peggiorata. Pare che, laddove comandano gli integralisti religiosi, se ti beccano ti turano l'ano con un mastice aziendale. Questa colla è talmente potente che solo un'operazione chirurgica può asportarla dai tessuti. Dopo di che ti fanno bere un potente lassativo. E muori. Perché esplodi, nelle viscere. Le nuove frontiere della democrazia da asporto.

A casa nostra non è come laggiù. L'Italia dovrebbe essere una democrazia. Uno stato laico. Un paese dove i precetti (e i pregiudizi) religiosi non dovrebbero orientare l'azione del legislatore. In compenso questi precetti (e gli analoghi pregiudizi) orientano la "non azione" di chi ci governa. Nessuna legge di tutela, nessun diritto. Nemmeno una legge contro l'omofobia.

Gli effetti di questo disinteresse bipartisan – destra e sinistra si distinguono perché la prima fa finta  che i problemi dei gay non esistano, la seconda che esistano – sono ormai fatti di cronaca quotidiana. Accoltellamenti, omicidi e suicidi, stupri, aggressioni, ecc. I fatti stanno venendo a galla a velocità impressionante. Le città che, ultimamente, più si distinguono per violenza sono Roma e Napoli. In queste ultime settimane, solo in queste città del sud, due coppie sbeffeggiate e picchiate, un ragazzo finito in ospedale, un locale incendiato. E la lista rischia di allungarsi.

Napoli e Roma sono due città bellissime. È normale che i turisti scelgano per visitarle. Roma è la capitale, un luogo vivace, ricco di stimoli. Verrebbe quasi voglia di andarci a vivere. Eppure quest'ondata di aggressioni comincia a scoraggiare. A spaventare.

Questa ondata di aggressioni rischia di far apparire un'intera comunità come colpevole della responsabilità, anche penale, di pochi: se la società si limita ad indignarsi, nella migliore delle ipotesi e fino a quando il caso mediatico viene tenuto in caldo dalla stampa, per poi lasciar cadere la cosa e se una parte di essa offre giustificazioni morali al movente dell'omofobia stessa, alla fine si è colpevoli in tutti e non si distingue più nel mucchio. Non mi spaventano le parole dei nemici, mi spaventa il silenzio degli amici, diceva Martin Luther King.

La soluzione, perciò, sarà quella di evitare questi luoghi. Non andar più in vacanza in Italia, non andar a vedere più il Colosseo o il Maschio Angioino, visto che in quei posti, se do la mano al mio compagno, rischio di finire in ospedale. La soluzione sarà quella di scoraggiare i nostri amici, di dire che forse è meglio spendere i nostri soldi laddove si rischia poco o addirittura nulla, ad esser gay, lesbiche, bisex e transessuali. E alla fine, continuando così le cose, saremo costretti ad andare a Barcellona, Berlino o Toronto e non più per una breve vacanza.

Non è solo una questione di immagine. L'immagine di un paese governato da gente indegna, a prescindere da chi vinca le elezioni, anche sul tema della questione omosessuale e transessuale è nota da diversi anni.

E non è solo una questione economica, legata al turismo gay che abbandonerebbe l'Italia – e si badi, il turismo gay ha dimostrato di non essere in crisi in quest'anno nero per l'economia di tutto il mondo – e che smetterebbe di foraggiare locali e discoteche che sono la base economica di moltissime associazioni di respiro nazionale e locale.

È, soprattutto, una questione di civiltà. Rischiamo di diventare un paese simile non dico all'Iran – o almeno, non ancora – ma sicuramente analogo a Russia, Lituania e altri paesi dell'ex blocco sovietico. Dove nazistelli più o meno organizzati si sentono liberi di pestarci. E questo fa male, per un paese che è stato la patria del Rinascimento, di buonissima parte dell'arte che esiste, della Resistenza e di una cultura che rischia di cedere il posto a pessime subculture omofobe e violente.

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permalink | inviato da ElfoBruno il 29/8/2009 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
POLITICA
27 agosto 2009
E Buttiglione mette in mano il coltello al prossimo "svastichella"
http://www.sinistraeliberta.it/wp-content/uploads/2009/06/buttiglione.jpg


Ho sempre diffidato della presunta "genialità" di Buttiglione. Lo chiamano filosofo, ma non mi risulta abbia cambiato le sorti del pensiero. Il pensiero che segue lo trovi, uguale uguale, nel catechismo della chiesa cattolica e nel blog di Pieroni (che tutto possiamo dirgli, ma almeno non si spaccia per un filosofo). E certe sue sortite sull'omosessualità rasentano l'imbecillità.

In merito alle ultime notizie sulle aggressioni a Roma ha detto: «Riconoscendo privilegi agli omosessuali si rischia un ritorno al medioevo. È giusto punire gli aggressori, ma non capisco perché debba essere più grave picchiare un gay che un eterosessuale.»

Proprio tale affermazione può essere interpretata in due soli modi. O Buttiglione è totalmente in malafede, oppure è semplicemente stupido. Quindi, inadatto a sedere in parlamento e, eventualmente, a governare. D'altronde, per queste stesse ragioni, non lo hanno voluto, qualche anno fa, in commissione europea.

La legge contro l'omofobia non renderebbe più grave picchiare un gay. Così come l'estensione della legge Mancino per i reati legati all'odio razziale non rende più grave picchiare un nero. Semmai tali leggi danno delle aggravanti se a muovere un'aggressione o una violenza c'è razzismo o omofobia.

Facciamo degli esempi pratici, nella speranza che prima o poi qualcuno li spieghi all'esponente dell'UDC.


Esempio uno, o del "non rubarmi il parcheggio!"

Mettiamo caso che io, gay, parcheggio la macchina e, inconsapevolmente, prendo il posto del tipo che sta aspettando da venti minuti. Ne nasce un diverbio, scendiamo dalle rispettive vetture e lui mi dà un pugno. Il tipo non mi ha picchiato perché sono gay, ma perché, secondo lui, gli ho fregato il posto auto. E io lo denuncio, perché è da incivili picchiare una persona per un motivo siffatto. Il giudice non riterrà quell'aggressione più grave rispetto a quella contro un eterosessuale, perché la legge non prevede questo e perché il signore dell'altra macchina non mi ha aggredito perché io sono gay.


Esempio due, o del "mano nella mano"

Sono in vacanza e cammino mano nella mano col mio ragazzo. Ci amiamo e non abbiamo motivo di non dimostrarlo a noi stessi. Arriva un elettore medio dell'UDC e mi dà un colpo di bastone in testa, magari apostrofandomi come "frocio di merda" e sostenendo che due gay sono contro natura e in quanto tali vanno puniti, allora, poiché tale aggressione è mossa dall'omofobia ci saranno delle aggravanti. Così come ci sono delle aggravanti per antisemitismo o razzismo.


Chiaro?

Le dichiarazioni di Buttiglione, dunque, sono false, sbagliate e fuorvianti. A tal punto che, ripeto, non fanno onore a un titolare di una laurea in filosofia. A meno che, ma questa ipotesi non è men grave, anzi, il nostro Rocco non sia in malafede. E in tal caso dovrebbe stare molto attento perché è con atti come il suo che si consegna il coltello al prossimo "svastichella". Sono infatti dichiarazioni come le sue, presenti e passate, a istigare e legittimare atti come quelli che da troppe settimane leggiamo sulle cronache nazionali.
E non dovrebbe essere bello per nessuno, tanto meno per un cattolico (o forse no?) vivere con un gay morto sulla coscienza. Ne convenite?


Un discorso a parte, infine, andrebbe fatto per i privilegi di cui gode la chiesa nel nostro territorio. Ma ci si riserva di parlare di quest'anomalia tutta italiana a tempi futuri e, temo, non molto lontani.

POLITICA
24 agosto 2009
Dell'indignazione della Melandri e di Alemanno non sappiamo cosa farcene
http://img88.imageshack.us/img88/1410/89061435035347nirvanabypp9.jpg


Sull'aggressione dei due ragazzi accoltellati all'uscita del Gay Village di Roma si è detto molto. E per casi come questi, ormai largamente presenti sui media, si dice molto, forse quasi per abitudine. Il copione che va rispettato è il seguente: il gay di turno viene picchiato o maltrattato, la notizia va sui giornali, il politico di turno si indigna. E tutto procede come sempre. Nell'attesa della prossima aggressione che, puntualmente, arriva. Anzi, è già arrivata a dire il vero. Repubblica ha appena pubblicato un articolo sull'ennesimo atto omofobo contro una coppia gay a Rimini.

In questa giostra estiva fatta di insulti e violenze la cosa che turba – o quanto meno dovrebbe turbare tanto quanto la notizia degli atti violenti – è la totale inadeguatezza della politica ad affrontare il problema.

Certo, i giornali raccontano di un Alemanno indignato, seguito a ruota dalla ancor più indignata Giovanna Melandri, in un'indignazione bipartisan che si limita al momento in cui accade il fattaccio e che non ha conseguenze sul piano fattivo.

Non solo.

Parrebbe, a leggere certe dichiarazioni, che i commenti dei politici non siano funzionali a condannare l'omofobia dilagante in questo paese bensì ad attaccare l'avversario. Per Alemanno lo scandalo sta nel fatto di dover, ancora una volta, contestare l'operato di un magistrato. Per la Melandri, invece, Roma non è più sicura da quando c'è un sindaco del partito opposto al suo. In tutto questo dov'è la lotta all'omofobia e la creazione di una cultura del rispetto e dell'accoglienza del diverso?

Per altro i due protagonisti di tale indignazione mediatica dimenticano di appartenere a partiti ai quali va ascritta, seppur indirettamente, la responsabilità di tali atti.
Il Pdl è fieramente omofobo, così come sono omofobi molti ministri dell'attuale governo (a cominciare da Mara Carfagna, soubrette imprestata al Ministero delle Pari Opportunità) e così come sono state omofobe le posizioni dell'ex leader di AN, Gianfranco Fini, ora presidente della Camera, che fino all'anno scorso lanciava strali contro le coppie di fatto. Posizioni sulle quali anche Alemanno si trovava d'accordo, se la memoria non mi inganna.

Omofobo è il pd, con la sua componente cattolica e binettiana, la quale detta l'agenda a tutto il partito. Basterà ricordare, a questo proposito, il dibattito sui DiCo, l'essenza stessa dei DiCO, le dichiarazioni dei più alti esponenti del pd, da D'Alema a Rutelli, da Fassino alla stessa Melandri che in una puntata di "Porta a Porta" ammetteva serenamente che nel suo partito si era contrari ai matrimoni gay.

Di fronte alle coltellate, agli sputi, agli insulti, agli omicidi, penso, della solidarietà di gente (gentaglia?) siffatta non abbiamo di cosa farcene.

Si ha bisogno, invece, di un'azione legislativa efficace contro tali atti di matrice omofoba. Che non vuol dire impedire al papa di essere omofobo – preoccupazione principale dei cattolici piddini che, per l'ennesima volta, dimostrano quanto la risultante di DS e Margherita sia naturale nemica del popolo GLBT – quanto di far in modo che il clima d'odio alimentato da diversi attori sociopolitici (chiesa inclusa) sia represso come si fa con i crimini per odio razziale, tanto per fare un esempio.

Significa, inoltre, creare una cultura del rispetto e della conoscenza del diverso attraverso un'azione politica mirata. Far entrare le associazioni GLBT nelle scuole, dare spazi agli operatori del settore sui media, avviare una collaborazione tra enti pubblici e movimento omosessuale e transessuale.

Significa, infine, trattare i cittadini e le cittadine gay, lesbiche e trans alla pari di tutti gli altri, concedendo i diritti civili per coppie di fatto e allargando l'istituto del matrimonio alle coppie omosessuali (con facoltà di adozione dei minori).

Azioni concrete che però, dopo lo sdegno di una Melandri o di un Alemanno, rimangono nell'ambito dei desiderata degli operatori del movimento stesso e non di questo o quel rappresentante di partito pronto a ripetere, a pappagallo, quanto gli dispiace senza far nulla affinché nessuno possa essere ancora aggredito, offeso o ucciso.

LAVORO
22 agosto 2009
Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica
http://www.salviamoitalia.net/newsite/images/stories/ms%20povert.jpg


Ricevo dalla Splendida Wonder e inoltro immediatamente:

Nella calura agostana e nell'assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all'esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall'anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all'asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l'unico paese che ha fatto la scelta dell'integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d'Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l'ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull'attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: "L'ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B".
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.



Aggiungo soltanto che tempo fa, in un'intervista a Telecamere, il ministro Giorgia Meloni – fascista, malvestita e di AN – ha dichiarato in merito che la politica del governo sulla scuola era stata "coraggiosa". Infatti ci vuole davvero un bel coraggio ad affamare migliaia di cittadini che da quest'anno non avranno più un lavoro.

Ma questa, si sa (o lo si dovrebbe sapere) è la destra al governo.


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permalink | inviato da ElfoBruno il 22/8/2009 alle 15:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
SOCIETA'
20 agosto 2009
La "regola" della chiesa e i crediti della scuola



L'altro giorno ho accompagnato le mie amiche spagnole a Siracusa. Ho fatto veder loro l'architettura locale, abbiamo fatto una passeggiata sul lungomare, siamo stati sulla scogliera e pure a vedere qualche monumento. Siamo, quindi, entrati in cattedrale. Una delle mie amiche aveva una canottiera molto casta e morigerata che aveva la "colpa" di scoprirle le spalle e una gonna fino al ginocchio. Appena entrati, il custode ci ha cacciato via, perché «in canottiera non si entra». Da bravo gay quale io sono, ho allora tirato fuori il mio pareo e, al pari di un marito islamico, ho coperto le spalle di Sabela e siamo riusciti ad entrare.

Subito dopo il custode è andato fuori, forse a fumare una sigaretta, ed è entrata un'altra donna. Questa sì, in effetti, vestita in modo un po' succinto. Come se venisse dal mare. Un gruppo di turisti, lì presenti, ha cominciato ad aggredirla, dicendole che era vestita come una prostituta e che non aveva diritto a stare dentro la chiesa. La tipa, dal canto suo, a cominciato a inveire contro di loro e ne è venuta fuori una querelle in cui lei diceva loro "bigotti" e loro, dopo averla apostrofata come puttana, ma in modo gentile, hanno cominciato a gridare, sillabandola, la parola re-go-la.

Il tutto di fronte a qualche vecchietta che lì ci va per pregare, di fronte ad altri turisti, al nostro cospetto, che abbiamo però mantenuto il silenzio e il decoro richiesti – contrariamente a loro – e, se esiste, al cospetto di Dio.

Adesso, io sono dell'idea che se vai a casa di altri devi rispettarne le "regole", magari senza sillabare e gridare. La tipa vestita in modo succinto, in altri termini, poteva evitare. Gli altri turisti, dal canto loro, pure. Non so quanto sia qualificante per un luogo religioso di qualsiasi credo assistere a spettacoli siffatti. Se a casa mia i miei ospiti si comportassero così, mi sentirei a disagio.

Non affronterò, invece, il discorso sul fatto che diffido fortemente di un Dio che tutto vede e che poi, nella sua casa, si scandalizza per un po' di abbronzatura. L'uomo riesce a dipingere coi cupi colori dell'imbecillità anche le divinità più eccelse, mi limito a osservare solo questo.

Vero è, altresì, che quest'orda di devoti turisti erano tutti del nord. Mi sono chiesto, perciò, se provano lo stesso sdegno quando sentono quel partito di indegni, quale la Lega, quando se ne viene fuori con leggi criminali quali respingimenti, ronde, o con proposte assolutamente idiote come quelle degli esami in dialetto. Tutte queste boutades, pronte a divenir legge, contravvengono la regola dell'articolo 3 della Costituzione, per dirne una. E vanno contro la Carta dei diritti umani, per dirne un'altra.

Rimango col dubbio. Vero è pure che essendo lombardi, c'era il 67% di possibilità che fossero leghisti o berlusconiani. Ergo, il concetto di "regola" assumerebbe in tal caso il significato di "sopruso". E, per quanto la signora succinta fosse un tantino esagerata, quell'attacco di dieci contro una lascia pensare che quei tipi fossero elettori di Silvio e combriccola varia.

Dico tutto questo perché da quella combriccola di incapaci, raccomandati, favorite del re e inguaiati con la giustizia, è venuto fuori che l'ora di religione darà la possibilità ai (chiamamoli) prof di tale "disciplina" (traduci con: addottrinamento per mandrie acritiche) di conferire crediti. Contro la regola pronunciata dal Tar che lo vieterebbe. Contro il senso comune e contro la legge vigente che vuole che una disciplina opzionale non incida sulla valutazione di uno studente.

Come sempre è stato prima di questa estate e come era prima che Fioroni, cattolico del pd, permettesse alla chiesa di esercitare questo sopruso. Chissà se quei turisti griderebbero, adesso, verso Fioroni sillabando la propria protesta. Io ne dubito fortemente.
CULTURA
19 agosto 2009
La lingua perduta di Fernanda
http://www.gpcastaldo.it/immagini/fernandapivano.jpg

Quando ho cominciato ad accettare la mia condizione di "omosessuale" – anche se preferisco dire di ragazzo che si innamora di altri ragazzi – cominciai a leggere un po' di materiale sull'essere gay. Trattati e trattatelli, saggi, poesie, raccolte di consigli e, come prevedibile, romanzi. Uno di questi mi venne consigliato da un tipo che ora non vedo più, ma che frequentava con me, agli inizi, l'Open Mind a Catania.

Mi guardò in faccia, perché anch'io come lui ero uscito da poco allo scoperto, e mi domandò: «Ma hai mai letto Leavitt?». La lingua perduta delle gru, disse subito dopo. Il suo capolavoro. Un libro bellissimo. E dolce-amaro, aggiungerei adesso, ambientato in una New York che ho sempre immaginato decadente, dal cielo uggioso, autunnale, con i protagonisti avvolti in stoffe poco appariscenti, ma eleganti e calde.

La prefazione di quel romanzo è stata curata da Fernanda Pivano. Un'apertura, verso il genere della letteratura gay, che dimostra il panorama mentale di un'intellettuale del suo calibro predisposto verso ogni forma di cultura, anche quelle minoritarie, d'élite, verso quei fenomeni che, senza la mediazione di personalità siffatte, rischiano di rimanere marginali.

Fernanda Pivano, e la sua storia culturale e umana lo insegna, era capace di tale sensibilità. La sua morte, in un periodo siffatto, costellato di follia e di militante disaffezione alla cultura, rappresenta la scomparsa di un frammento di civiltà. Viviamo, d'altronde, in un periodo di profonda decadenza. E, mi scuserete la frase fatta, ad andarsene a quanto pare sono proprio i (le) migliori.

Se non fosse stato per lei e la sua opera di mediazione, oggi non avremo quell'edizione di Leavitt. Assieme a tutto il resto, va da sé.

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