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Nessuno ti ha mai detto che se vuoi un futuro migliore devi solo cambiare il presente
SOCIETA'
7 settembre 2009
Antropologia del gay omofobo interiorizzato
http://www.transformersblog.it/wp-content/uploads/2009/01/shia-labeouf-paper-bag-head-02.jpg


Da sempre mi sono chiesto cosa induca un omosessuale ad andare contro se stesso sposando la causa dell'omofobia interiorizzata. Diciamo che la cosa potrebbe apparir strana, a chi mastica poco di roba gay, nella stessa misura in cui un nero si professasse razzista, un ebreo antisemita, un piddino di sinistra e così via.

Per chi non sapesse nemmeno cos'è l'omofobia interiorizzata, sappia che è quel sentimento che porta molti gay a percepirsi come froci. Questa gente invece di vivere tranquilla nei propri panni – nei limiti di come si può esser omo e sereni in Italia al contempo – sta dalla mattina alla sera a pensare di essere un errore della natura.

Il gay omofobo interiorizzato – da adesso GOI – si distingue per tutta una serie di caratteristiche che lo rendono riconoscibile tra la massa. Vediamo quali.


Questione di sguardi

Innanzi tutto lo sguardo spento e privo di qualsiasi barlume di intelligenza. Come il migliore automa di questo mondo, a input esterno su ogni discorso dal sentore anche vagamente "militante", egli reagisce con esternazioni sempre uguali, che al di là dei vaghi e monotoni contenuti accompagnano uno sguardo assente dove, se ci troviamo di fronte a un soggetto originale, brilla semmai una discreta componente di odio per chi non si percepisce come un aborto rimasto in vita.

Tale sguardo, molto spesso, conferisce alla testa e al volto del GOI un aspetto molto simile al suo oggetto di desiderio sessuale.


Ma cosa dici mai!

Secondo poi, visto che ne abbiamo appena accennato, gli argomenti. Vari, diversi, sempre articolati, ma tutti riconducibili a poche idee e per di più prive di originalità. Le argomentazioni del GOI sono, in ordine sparso, le seguenti:

- a che servono leggi di tutela (tentativo di sminuire i problemi)
- dobbiamo smettere di fare le vittime (occorre screditare quei simili dotati di spirito critico)
- le coppie gay non sono stabili, le unioni non servono a nulla (lo affermano pure quelli fidanzati)
- i pride sono tutti delle pagliacciate (detto da persone che non sono mai stati a un pride)
- io vivo bene il mio modo di essere, non ho bisogno di niente (vivono talmente bene il loro essere gay che hanno il terrore di essere scoperti come tali).

Tutte queste argomentazioni vertono sul fatto imprescindibile e irrinunciabile che il non fare del GOI sia comunque preferibile al fare degli altri.


Dimmi con chi vai...

Dal punto di vista sociale i GOI non vanno mai da soli: li becchi, solitamente, con altri soggetti che la pensano come loro e che fanno blocco con loro quando si trovano di fronte a un gay liberato. Appena capiscono di stare accanto a qualcuno che ha la colpa di non pensare a se stesso come a l'incrocio tra un parassita di piccione e una tonsilla malata, cominciano a belare come le pecore di orwelliana memoria, impedendo all'interlocutore di argomentare. Quest'ultima caratteristica li porta, non poche volte, a votare Berlusconi oltre ad avere l'affabilità di una scolopendra.

Si fidanzano perciò con soggetti a loro uguali e si circondano di amicizie per lo più femminili, definibili per altro con l'epiteto di amichedeigghei, soggetti sciagurati, solitamente senza una serena relazione con i maschi eterosessuali, pronte a sacrificarsi per il loro amichetto frocio del quale condividono ogni perplessità su leggi di tutela, diritti fondamentali e visibilità. La frase topica di questa categoria di donne è "io non capisco..." alla quale fanno seguire valanghe di puttanate e con cui pretendono di saperne di più di chi magari "ha capito" come fare a rendersi la vita un attimo meno triste e squallida.


Il solito sesso

Sessualmente parlando, il GOI scopa. Passa la vita a frequentare saune e bordelli a cielo aperto, per poi incontrare l'uomo con cui condividere la propria vita – in alternativa: la "grande colpa" – ammantarla del concetto di amore e schifare tutti coloro che esulano dalla loro norma. Va da sé che il primo periodo, quello che potremmo definire come "dispersione spermica", è vissuto come un raro ed eroico esempio di autodeterminazione.

L'accasamento, invece, induce queste persone a bollare come "puttane" tutti coloro che si comportano esattamente come loro durante il periodo di zitellaggio.


Scene da un (non) matrimonio

La relazione di un GOI è uguale a quella di una coppia eterosessuale che smette di parlarsi a partire dal settimo anno di matrimonio, con tutto il corredo di ipocrisie che certe dinamiche sociali si portano dietro.

Nel caso vengano accettati in famiglia, l'importante è che non si dica mai la parolina magica che possa sconvolgere la santità del Natale, la rinnovata speranza della Pasqua e la fermezza esistenziale che sa darti una buccia di anguria a ferragosto.


Con postalmarket sai uso la testa...

Ultimo dettaglio di siffatta categoria di maschi è il modo di vestire, più vicino a quello di un impiegato del catasto affetto da daltonismo che a un essere umano con un minimo di abilità nel coordinare colori. Capi preferiti sono maglioncini a V di cachemire (preferibilmente gialli), camicie azzurrine, pantaloni in fresco di lana scuri, mocassini e cinture in pelle o simil tale.

La critica è ancora divisa sul considerare certe scelte stilistiche come reazione al "checchismo" imperante della temutissima, per il GOI, categoria del gay fashion o ritenerle come tratto distintivo e innato.


Conclusioni

Di fronte a tale florilegio di tristezza, militante aggiungerei, viene da sé la risposta alla domanda di partenza, ovvero cosa induca un GOI a darsi la zappa sui piedi da solo. Se ne deduce che la soluzione dell'arcano sta nel fatto che la condizione del GOI non è un punto di partenza, bensì la risultante del suo essere intrinsecamente sfigato.

Ipotesi per cui si propende e che trova conforto nell'affermazione, tutta schopenahueriana, che vuole che questi elementi scontino la propria pena esistenziale nella non azione. E, credo, che possiate ampiamente convenirne.

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DIARI
30 luglio 2009
Students II
http://www.issnaf.org/web/images/stories/studenti.jpg

(post dedicato al bellissimo, terribile e oscuro signore di Mailand)


Quelle che hanno urgenza di sostenere esami subito, poi appena sanno che c'è prolungamento chiedono di entrare in lista. Possibilmente in coda.
Quelli che a fine luglio hanno il barbaro coraggio di chiederlo, il prolungamento.
Quella che si colora a chiazze.
Quella che si approccia alle regole di fonologia con approccio filosofico-esistenziale.
Quella che non rinuncia a pronunciare in dialetto pure le parole in inglese.
Quella che avrebbe voluto uccidermi per averle scambiato il libretto con quello di un'altra, e alla fine non lo fa.
Quello che dice "cazzo!" ogni volta che sbaglia a rispondere.
Quello che sembra un cugino di campagna.
Quella che cerca di mettersi in contatto con me tramite bluetooth per tutto il tempo della sessione (per la cronaca, il mio nick è: Piccoli gay crebbero).
Quello che ti stringe la mano, a esame finito, e tu pensi subito al grado di umidità della Foresta Amazzonica.
Quella che ti apre il libretto e ti sembra di stare in chiesa, visto il book iconografico di ogni santo possibile e immaginabile che ci tiene dentro.
Quella che fa una figura di merda e alla fine ti dice: "Ho fatto un buon esame, vero?"
Quella che ti dice stronzate, glielo fai notare, la smentisci, le dai la risposta che cercavi e lei, serafica, ti dice: «E io che ho detto?»
Quella che l'esame è davvero tragico, glielo fai notare, al che si gira dall'altra parte, sperando magari di non farsi notare, e si mette pure a ridere.
Quella che le fai una domanda alla quale reagisce, chiedendoti: «Lei come risponderebbe?»


P.S.: stavolta erano davvero tanti...



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DIARI
9 luglio 2009
Students
http://new.dixie.edu/trio/Image/College-students.jpg


Quella che le puzzano le ascelle.
Quella che pensa che basta avere una chioma fluente per avere la materia in tasca.
Quella che fa "sì sì sì" quando sente le domande degli esami degli altri e poi, quando tocca a lei, fa scena muta.
Quella che dice "prof, lo so, lo so!" e invece non lo sa.
Quella che viene con un'ora di ritardo e pretende di essere la prima a fare esami.
Quello che va pure bene ma che a un certo punto dice LA minchiata e allora tu fai finta di non sentire, ma lui no, insiste, tu lo correggi e lui chiede al prof conto e ragione sulla cosa. Per essere, ça va sans dire, nuovamente smerdato.
Quella che appena si siede scoppia in lacrime perché è emotiva (e poi chissà perché tutte quelle emotive non sanno mai una mazza).
E poi la futura prof di lettere che non sa distinguere tra un gerundio e un passato remoto e si offende pure se le metti diciannove.
Nonché, dulcis in fundo, l'immancabile cretina che si cancella dall'elenco e poi vuole rientrarvi perché pensa che l'esame sia più facile di quanto previsto. Illudendosi, va da sé.


(Scritto dopo un'intera giornata a fare esami e senz'aver ancora pranzato. Mi si perdonerà, voglio sperare, l'alto tasso di misantropia diffusa.)

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CULTURA
28 maggio 2009
Come ti insegno la geografia...
http://immagini.p2pforum.it/out.php/i134956_mappamondo.jpg


Allora, cominciamo con l'AIDS, che è roba da froci e tossici. Per cui non ha senso per i sani eterosessuali mettere il preservativo, in primo luogo perché non li riguarda e in secondo luogo perché il virus passerebbe lo stesso.

Continuiamo con alcuni personaggi storici: Giordano Bruno va visto come una spia anticristiana che voleva uccidere tutti i cattolici, Newton uno fissato con gli intrugli alchemici per mantenersi giovane in una storia omosessuale, Darwin invece ha fatto un favore ai comunisti che grazie a lui possono permettersi di non credere in Dio, mentre Freud è il solito demolitore della figura paterna.

Ma non è finita qui. Vogliamo passare ad alcune categorie etnico-religiose, storiche e socio-culturali?

Se oggi esistono divorzio, l’aborto, l’eutanasia e i serial killer è per colpa dei protestanti.
I musulmani vogliono invadere e islamizzare la nostra civiltà.
Gli ecologisti rendono una visione pagana della natura animalizzando l'uomo.
E se oggi abbiamo droga, alcolismo e i black bloc è perché ai Beatles e ai Rolling Stones è stato permesso di cantare.

Quest'oceano di minchiate lo potete trovare in un'opera in tre comodi volumi da 40 (quaranta) euro cadauno, il cui nome non voglio riportare per non fare pubblicità, ma il cui autore è tale Emilio Biagini, docente della Facoltà di Lingue a Cagliari.

E fin qui qualcuno di voi – sicuramente un teodem o qualche sostenitore di Borghezio e Gasparri – potrà dirmi: e dove sta lo scandalo?

Lo scandalo sta nel fatto che gli studenti di questo esimio professore sono obbligati a portare questo libro per l'esame di geografia, di cui Biagini è titolare di cattedra.

Centoventi euro per poter sostenere un esame, senza possibilità di alternativa alcuna, e dover ripetere quel cumulo di spazzatura verbale non è solo ignobile. È un crimine contro il patrimonio, l'intelligenza e contro l'umanità nel suo complesso.

La buona notizia, riportata da La Nuova Sardegna, è che gli studenti e le studentesse si sono ribellati alla cosa. Il resto dell'articolo lo si può leggere su Gaynews. Godibilissimo il pezzo in cui si parla dell'affondamento del Titanic. Roba da camicia di forza.

Io mi limito a credere che un docente siffatto, che predica odio, omofobia, razzismo e inesattezze di ogni tipo, andrebbe radiato e possibilmente portato davanti a un giudice. Oppure, nella migliore delle ipotesi, sonoramente fanculizzato.

spettacoli
21 gennaio 2009
Luca era gay: il testo
http://www.enricopizza.it/immagini/gayalrogo.JPG


Finalmente il testo di Luca era gay è stato reso noto. Non a tutti, per carità. La macchina sanremese sotto questo aspetto funziona più che bene: creare la massima aspettativa e dosare le informazioni sull'evento, questa la strategia. Non originale, se vogliamo, ma efficace.

Peccato che sarà un flop. Sanremo è rappresentativo di un'Italia che non riesce a guardare al di là di se stessa. Mentre il mondo ha inventato nuovi stili, ha creato star e motivetti, anche insulsi, che ti resteranno piantati nel cervello per sempre, Sanremo ha fatto vincere un paio di ciechi, in nome del politicamente corretto e ha reso famose persone che, nella migliore delle ipotesi, se chiude il festival rimangono disoccupate.

Non è un caso, poi, che il meglio che viene fuori da quella manifestazione di solito viene eliminato durante la prima serata o arriva ultimo. Vasco Rossi, Zucchero (dei primi tempi) e Carmen Consoli la dicono lunga. Certo, ci sono le eccezioni, come Elisa, ma sono, per l'appunto, eccezioni.

Ma qui sto divagando, e invece volevo parlarvi del testo. Secondo quanto si può leggere su un articolo di Repubblica on line, firmato da Gino Castaldo, la storia di Luca è questa: abbandonato dal padre da bambino, per colpa di una madre iperpossessiva e onnipresente, si lega durante l'adolescenza a un uomo in odor di pedofilia. Ma poi, quale novella Beatrice, una donna lo "salva" da quello stato di aberrazione. Riportandolo sulla retta via.

Gli ingredienti ci sono tutti: condanna del divorzio, che si richiama al "piccione" di qualche anno fa, critica a certi modelli familiari, che stanno alla base delle teorie riparative (quelle che vogliono che un omosessuale sia malato), un velato accostamento tra essere gay e pedofilia... insomma, parrebbe di trovarsi di fronte a una marchetta confezionata per compiacere al Vaticano e alla sua cricca. Forse Povia è stato folgorato sulla via del Family Day, l'allegro raduno di chi i gay li concepisce, appunto, come malati e perversi. Povia, ricordiamolo, fu la mascotte canora dell'evento.

Marchetta che completa una triade di ammiccamenti a un certo pensiero, rassicurante e fondamentalmente in voga presso il popolo di sfigati in cui si sta trasformando l'Italia.

Perché a ben guardare, prima i bambini han fatto "oh!", così le mamme son state contente e han pensato "ma quant'è simpatico sto Povia". (Chissà, c'è da chiedersi, se facevano "oh!" anche i bambini stuprati dai pedofili che il Vaticano copre e protegge, eh Povia?).

Poi l'affondo contro il divorzio.

E adesso l'attacco contro i gay. Dipinti non come malati, non sia mai, ma come deviati pervertiti che possono ritornare sulla strada del giusto oppure, in alternativa, percorrerne altre che si incrociano, ma guarda un po', con il sentiero della pedofilia.

E in questo tripudio di squallore l'unica consolazione viene dal fatto che il suo fautore non è un cantante di qualità: non siamo certo in presenza di un "artista" bensì di fronte a un collaborazionista – col dono dell'intonazione ma che verrebbe fatto fuori anche a X-Factor – che è riuscito ad emergere solo per le contingenze fortunate di tempi che fanno andare avanti, per lo più, solo i mediocri.


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CULTURA
22 dicembre 2008
Mitra & Cola: ovvero, due cose che (forse) non sapete del Natale
http://www.salvatore-aranzulla.com/wp-content/contenuti/santa.jpg


Temibile come una missione di pace con l'avallo dell'ONU, la settimana di Natale è prossima e promette miseria, terrore e morte.

Miseria, poiché con la crisi che c'è e senza contratti a tempo determinato, borse di studio e assegni di ricerca, il mio conto corrente piange lacrime amare.

Terrore, perché quello che trovi in giro per strada, che da ogni sorta di negozio si riversa sul tuo cammino arrecandoti oltre modo fastidio, non è un bel vedere, se vogliam essere oggettivi.

Morte, in quanto prova ad attraversare le strade del ridente capoluogo etneo in ora di punta e se sei fortunato ne riparliamo. Anche in un letto di ospedale, ça va sans dire.

Ad ogni modo, qui dalla foresta delle fenici, ci si sta organizzando per respingere i perfidi troll travestiti da elfi di Babbo Natale. Il presepe, ad esempio, non lo si fa, che io sono per la tradizione e mi sembra anche giusto recuperare il vero significato pagano di questa festività. Una cosa che pochi sanno, ad esempio, è che diversi secoli fa per il 25 dicembre si festeggiava la nascita di Mitra, divinità orientale nato da una vergine... se ci fosse stato il copyright ai tempi di Costantino oggi il papa non farebbe tanto il gradasso, fidatevi.

Che poi il presepe, a ben vedere, è l'apoteosi del trash: gente malvestita, contesto poco chic, personaggi sicuramente ultra-provinciali e ipocritamente ammiccanti a una coppia di fatto su cui grava la colpa dell'inseminazione eterologa!

Per Capodanno potete chiedermi pure cosa intendo fare: vi mentirò spudoratamente, così i porta-jella del caso direzioneranno altrove i loro strali di sfiga maleficarum.

Regali non ne faccio. non per tirchieria, ma perché c'è crisi. E mi sa che visto che Berlusconi stravince è pure giusto che i commercianti – suoi fedeli elettori, almeno dalle mie parti – non abbiano un centesimo da me.

Per il resto, sto già pensando alla letterina da scrivere a Babbo Natale, che per altro, è giusto che lo sappiate, è stato vestito così dalla Coca Cola. Prima andava in giro con una camicia verde in stile padano, ma senza sentire l'esigenza di discriminare extracomunitari e finocchi.

Consapevole che questo post farà incazzare non poco il popolo della zerbinità (traduzione: elettori di sua nanitudine) e i blogger piddini semprevergini e/o intinti in salsa teodem (traduzione: che non trombano) – vi dirò un segreto: è stato fatto apposta!, sono molto più natalizio di quello che si può credere è ho molta stima per la sacra famiglia, fosse non altro per l'alto esempio morale mai più raggiunto dal cristianesimo successivo, soprattutto quello nostrano – ne approfitto per congedarmi e per non farvi gli auguri. Non tanto perché sono laico, quanto perché mi sembra ancora prematuro.

SOCIETA'
4 settembre 2008
Antropologia del perfido "cattolico" (si notino le virgolette)
http://www.zerounozero.net/weblog/bot4.jpg


Da diverso tempo porto avanti la teoria - sicuramente provocatoria - che i cattolici rappresentino, per questo paese, una sorta di cancro sociale (si prega di interpretarlo con molte virgolette, thanks!). Giudizio che non mi lascia benvolere all'interno di certe sfere, soprattutto interne al partito democratico, dove mi si accusa di avere idee estremiste e poco libertarie.

Cercherò perciò di fare chiarezza su una serie di punti fondamentali della mia teoria.


Un paio di definizioni... (che male non fa)

Cattolico, per me, non vuol dire credente ma ha un significato eminentemente politico. Sono cioè quelle persone che si riuniscono sotto la bandiera dei diktat papali e ruineschi (non c'è differenza alcuna) e pretendono di modellare la società italiana non secondo i reali bisogni di essa bensì nel novero di un modello che è relativo e che vuole estendersi su tutti gli altri.

Come se un giorno io impazzissi e, avendone gli strumenti (tipo l'8 per mille e una massa di servi nelle istituzioni) decidessi che tutti dovrebbero comportarsi come i gay. Va da sé che è una cosa ingiusta e anche un po' cretina. Purtroppo i cattolici, elficamente intesi, hanno questo tipo di atteggiamento.

Diverso è il caso dei credenti e cioè di quelle persone che si rifanno ai dettami di una chiesa e della religione che professa. Ho conosciuto credenti di fede cattolica che sentono il bisogno di dividere il mondo in buoni e cattivi, in cristiani e islamici, in etero e gay e lanciano anatemi contro il peccato e gli infedeli di qualsiasi natura. Alla faccia dell'altra guancia, del perdono e di quanto sono figo sotto l'ombra della croce!

Ne ho conosciuti altri che mi hanno detto che la loro fede non ha come presupposto imprescindibile l'odio per la diversità, di qualsiasi natura, e/o la discriminazione dell'altro. Gesù, mi è stato fatto notare, accoglieva soprattutto quelle persone che un tempo erano tenute ai margini dal sistema sociale dell'epoca.

Questo stesso discorso, con sfumature diverse, mi è stato fatto dai pochi musulmani con cui ho avuto il piacere di parlare di questi argomenti, e da qualche buddista. Non conosco adepti ad altre religioni, per cui posso fermarmi a queste mie esigue esperienze, senza ovviamente estendere a tutti i musulmani e i buddisti che esistono sentimenti di entusiastica esaltazione di liberalità.

Di cattolici cattivi, invece, no ho conosciuti molti. Anzi, troppi.


Come riconoscere un "cattolico"

Hanno quattro costanti che li rende facilmente riconoscibili.

1. Innanzi tutto sono arroganti e spocchiosi. Loro sono gli unici dalla parte del giusto, che tutto hanno capito della vita perché hanno la verità assoluta, rivelata da Dio e affidata a sua santità a cui si ispirano o meglio, da cui copiano argomentazioni ripetendole a pappagallo nell'illusione di essere originali e addirittura colti.

2. In secondo luogo sono tendenzialmente razzisti, nel senso che nella migliore delle ipotesi tollerano neri, islamici e quant'altro sfugge dalla definizione ariana di europeo occidentale e cioè ariano, bianco, di fede cristiana e - il massimo della perfezione - preferibilmente di idee politiche (ultra)moderate. Certa gente, cioè, va bene purché se ne stia ben isolata dal concetto di normalità. Elezioni amministrative comprese.

3. Quindi, sono anche omofobi e maschilisti (le due cose sono le facce della stessa medaglia, d'altronde) in quanto in nome del maschilismo limitano la libertà della donna di gestire la propria sessualità e il proprio corpo attraverso una serie di no a grandi conquiste sociali quali aborto e pillola del giorno dopo. 

L'attacco a queste libertà viene mascherato da intenti nobili, quali la salvaguardia della vita. Intento che però poi va a farsi benedire quando in parlamento si votano missioni di guerra e lo sanno anche le gramigne che crescono sui muri che se lanci una bomba sul villaggio si muore. Evidentemente, per certi cattolici, ci sono vite più uguali delle altre.

Sull'omofobia, si è largamente discusso su queste pagine. I cattolici sono fieramente e ferocemente contrari al riconoscimento pubblico di qualsiasi forma di estensione dei diritti civili per le coppie gay. Il problema, a sentir loro, non è riconoscere dei diritti basilari bensì dare carattere pubblicistico. In altre parole: se sei frocio e vuoi convivere con l'altro frocio del tuo compagno lo fai a spese tue e da un notaio. La gente "normale" e sana - secondo il concetto binettiano del termine - non deve vedere in un comune o davanti a un pubblico ufficiale l'affermazione di un'aberrazione (semper Binetti dixit).

Non per niente questa era la filosofia dei DiCo, progetto di legge orrido e offensivo scritto da un ministro cattolico, Rosy Bindi, che sanciva discriminazioni e differenze tra coppie gay e famiglie "normali".

4. Un quarto elemento di riconoscimento è l'eccessiva suscettibilità su certi temi. Guai a dire a un cattolico omofobico che è omofobico. Ti girerà tutta la sua pappardella da catechismo ratzingeriano come una frittata o una minestra troppe volte riscaldata e ti darà dell'estremista.

A nulla varrà fargli notare che quello che per loro è estremismo è realtà concreta di paesi civili dove PaCS e matrimoni gay hanno avuto anche importanti conseguenze sul piano economico (basti pensare al mercato immobiliare, che si aprirebbe attraverso i mutui a migliaia di nuove coppie). Se il papa ha detto che è peccato, non si fa.

E come appunto ho detto in apertura, questo atteggiamento non si rivolge alle esigenze della società ma alla negazione delle sue istanze.

Un po come fa, per l'appunto, un cancro che quando si sviluppa all'interno del corpo impedisce a certi organi di funzionare e, alla lunga, porta tutto il sistema a crollare. Molti gay espatriano per ottenere più facilmente diritti altrove, molte donne sono costrette a fare l'inseminazione artificiale all'estero e le future restrizioni sulla divulgazione del pensiero scientifico - che ovviamente contraddice le leggende su creazione e quant'altro - porteranno a ulteriori peggioramenti sulla qualità della ricerca già messa a durissima prova da molti governi negli ultimi anni.


Ma l'Europa li condanna...

Purtroppo per loro, per i cattolici cattivi, esiste un documento, votato dal Parlamento Europeo, a larghissima maggioranza - PPE, PSE, ALDE, Verdi e Sinistra Europea - che definisce cosa è omofobia e cosa no, laddove recita:

[...] l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza

per cui negare i diritti delle coppie gay, la loro equiparazione alle coppie sposate, stabilire confini discriminanti tra pubblico e privato, disseminare disinformazione, disprezzo e odio contro le persone GLBT è omofobia.

In questa descrizione entrano, a vario titolo, molti blogger che si atteggiano a sentinelle dei valori cristiani e che in altri paesi, dalla Spagna alla Germania, dal Sud Africa al Canada, dai paesi Latinoamericani fino alle democrazie Scandinave, verrebbero bollati come persone da biasimare per le loro idee che non creano ponti dentro la società ma che mirano a creare privilegiati e discriminati.

Al contrario del pensiero cattolico (sempre politicamente inteso), il pensiero laico e democratico - fortemente osteggiato dai soliti noti, scrittori di zibaldoni più che altro soporiferi o di articoli di blog variamente ringhiosi - include il modus viventi del credente che vuole mantenersi puro fino al matrimonio, che non vuole abortire o divorziare e che non vuole utilizzare tecniche riproduttive alternative a quelle "naturali. La differenza tra il modo laico di vedere la società è quello di non imporre un modello unico per tutti.

I cattolici non ammettono che esistano altri modelli sociali che non siano ispirati alle scritture e all'interpretazione che ne dà la chiesa. In questo modo si crea un regime illiberale e fondamentalista, come esiste già in Iran in chiave islamica. E questo è - o dovrebbe essere - oggettivamente un male.

SOCIETA'
14 luglio 2008
Students #1: sapienza ed eleganza, o per lo meno igiene



Adesso mi si darà del frivolo.

Ma ultimamente trovo allarmanti collegamenti tra una certa sciatteria e trasandatezza - soprattutto mentale - e il grado di preparazione di certi studenti.

Adesso qui nessuno vuole che si venga agli esami, con questo caldo poi, vestiti di tutto punto e magari firmati e imbellettati.

Ma un deodorante sotto le ascelle, uno shampoo degno di questo nome ed evitare di star seduti in modo tale che si veda l'incavo delle chiappe con scorcio di villo bene in evidenza - male tipicamente maschile - sarebbero elementi più che opportuni, in primo luogo per la propria dignità di persona.

Se poi a tutto questo si associasse anche un'occasionale ma attenta lettura dei testi, questo mondo sarebbe senz'altro migliore. Non il migliore dei mondi possibili, ma di gocce è fatto il mare.

Fidatevi.

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SOCIETA'
11 maggio 2008
Fenomenologia del Finocchio Italico o "Del di sé diniego"
 

Caravaggio, Narciso


Ieri sera dissertavo amabilmente del più e del meno col bell'Andrè, detto anche il Supergarzone, maestro primigenio della religio del Disprezzo e custode indiscusso dell'essenza di ogni buon gusto. Tra una chiacchiera amena e un pettegolezzo dell'ultima ora, ne è venuto fuori che la frocia milanese non è poi così diversa dalla puppa di Catania.

Siamo, in poche parole, circondati da individui narcisisti e vuoti che si lamentano con fare sempiterno di essere single senza rendersi conto che essi stessi non sono oggetto privilegiato del male che vanno lamentando, bensì il male stesso.

Il finocchio italico (da adesso in poi "FI") funziona in modo elementare, quasi come un'ameba ma senza la sua stessa nobiltà. Ti conosce, ci si scambia il numero di telefono, se poi le cose vanno bene ci scappa pure qualche sms e magari chattate assieme su MSN. Quando tutto è pronto per il primo appuntamento, che magari tu te lo sei prefigurato con una cena in quel luogo carino e se tutto va bene con bacio finale e "ci si sente domani (per davvero) e poi vediamo che accade", non appena - dicevo - l'approccio è più consistente, il FI (temo non sia un caso che sigla e nome di un certo partito coincidano...) ti sgancia la sòla.

Dalla morte del nonno del suo migliore amico, al migliore amico che si è appena lasciato col fidanzato e ci sta una pezza, all'amica frociara cheha sfiga coi maschi. Queste le motivazioni apparentemente nobili che si frappongono tra voi (con corredo di seratina carina in luogo carino ecc...) e lui.

L'incidenza di tali accidenti lascerebbero propendere per due ipotesi:
1. il FI è portatore di somma sfiga;
2. Il FI mente e sa di mentire.

Ritengo sia più probabile propendere le l'ultima, visto che la prima è statisticamente insostenibile, anche in termini di costi umani.

La domanda che ci si pone è: perché lo fa?

La risposta a tale quesito potrebbe essere varia e articolata, ma poche parole dipingono questa fenomenologia del di sé diniego: ci troviamo di fronte a teste di minchia con un ego malato e un narcisismo inutile che temono di impegnarsi con te.

L'ego malato fa in modo che essi pensino che tutto il mondo giri attorno alle loro esistenze tediate e tedianti.

Il narcisismo inutile li obbliga a pensare che se si mettono con te poi magari arriva uno più bello con cui poter fare le troie e mai sia che questa evenienza venga loro negata.

E poi, come dicevo, sono teste di minchia perché solo un cervello glandiforme potrebbe credere che una cena e un eventuale bacio siano un impegno per la vita.

Ad ogni modo, come mi faceva notare giustamente la mia musa Andrè, poi non si lamentino se restano soli e non hanno mai nessuno accanto per più di quarantotto ore.
E, aggiungo io, stiano attenti al tempo che passa in quanto questo gentile signore con la clessidra in mano se ne frega davvero di mantenere inalterati i contorni di bei faccini e di pettorali in tono. C'est vrai!
SOCIETA'
22 febbraio 2008
Antropologia etero-sentimentale
Tutti noi abbiamo amici. Chi più, chi meno. Chi onesti e sinceri, chi invece andrebbe candidato immediatamente nelle liste dell'UDC. Ma fatto sta che tutti li abbiamo e tutti loro si innamorano, oppure - in nobile alternativa - sono mossi da un'irrefrenabile voglia di accoppiarsi.

E questo è valido sia per gli eterosessuali, sia per gli omosessuali - il titolo non tragga in inganno, per etero- si intende "degli altri " - sia per i pansessuali (che sarebbero quei vostri amici che si appiccicano carlino's style a qualsiasi cosa dotata di vita biologica).

Fino ad oggi in questo blog si è seguita una classificazione antropologica per caratteri interni ai soggetti analizzati: dai gay in tutte le loro sfumature, agli studenti universitari fino a toccare le vette antropologicamente ardue dei colleghi SSIS, per l'intriseca ontologia del materiale umano presentato.

In poche parole: finivi nella lista ad hoc per quello che eri.

Oggi faremo un processo opposto e cioè, verrai catalogato per come ti comporti in merito a un fenomeno specifico: la voluptas trombandi. O, per dirla in parole più aduse, si ripropone il famoso "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Come diceva la canzone di Galin Gorg nella sesta edizione di Fantastico!.

Vediamo perciò quali tipologie si muovono all'interno del creato, premettendo di dire che nonostante eventuali aspetti grotteschi, rientrano tutte in quello che possiamo definire stato secondo natura. A dispetto di Ratzinger, della Binetti e di ogni piddino che esiste.


Tipo "talent scout del WC" - ovvero, il culto dell'orrido. Tendenzialmente carino o di fascino indiscutibile, il rappresentante di questa categoria ama circondarsi di persone semplicemente brutte,  senza alcun'apparente ragione che possa giustificare una relazione col bellone o la bellona di turno. Una scuola di pensiero vuole che il cesso di turno sia, nell'ordine, "sensibile", "bello dentro", "colto", "raffinato", "di grande capacità amatorie". Si registrano casi in cui niente di tutto questo può essere riscontrato: la maggioranza.

Foto segnaletica del soggetto amato (d'ora in poi "Foto segnaletica"):

http://www.powerhousemuseum.com/previous/lotr/images/Uruk-hai.jpg



Tipo "allevatore di pueri" - categoria presente nelle schiere omosessuali ed eterosessuali. Per capire i primi si rimanda, per contrasto, alla voce "Geriatri sentimentali" della relativa antropologia. Tra i secondi, ricordiamo le sottocategorie "vecchi bavosi", "madri inconsapevoli" e "donne che non si rassegnano alle rughe e quelle per cui il lifting non basta".

Foto segnaletica:

http://img509.imageshack.us/img509/1349/emo12pf7.jpg



Tipo "tutto fa brodo" - persone dai costumi estremamente sfuggevoli, in quanto oltre a cambiare partner e fidanzato con un certa costanza - cosa che non li esime dall'avere rapporti seri e duraturi - scelgono un campionario umano che va dalla modella ultrafiga al rappresentante prototipico dello sfigato universale. Più che una categoria a sé potrebbe essere considerata un insieme di categorie dai tratti non definiti, ad eccezione del sottogruppo "disperati" che va associato alla voce "Zitella ansiosa" della relativa antropologia.

Foto segnaletica:

http://pedroquien.com/__oneclick_uploads/2007/01/WindowsLiveWriter/TheBlob_F312/blob_thumb%5B5%5D5.jpg



Tipo "intenditore dell'adipe" - categoria tendenzialmente omoerotica, i cosiddetti "cacciatori di orsi", ma con validi esempi anche nel mondo dei normali. Facilmente rintracciabili dall'effetto "Stanlio & Ollio" che producono quando si manifestano in coppia. Si badi, non vanno confusi con i "talent scout del WC" o con il tipo "tutto fa brodo" in quanto non necessariamente i grassi amati sono necessariamente brutti e non ci si fidanza con essi per disperazione.

Foto segnaletica:

http://www.fotos.org/galeria/data/549/botero-fernando-the-letter-1976-cuadros-fernando-botero.jpg



Tipo "operatore Wall Street" - o "modello Brooke Logan". La vulgata sociologica vuole che questi elementi siano soprattutto di sesso femminile o, in caso contrario, omosessuali. Non esiste tuttavia un'adeguata letteratura scientifica che possa supportare tale teoria. Sta di fatto che esiste un metro infallifibile per capire se la persona che ti sta accanto appartiene a questa tipologia: la tua avvenenza in modo inversamente proporzionale alla tua ricchezza.

Foto segnaletica:

http://www.seghezzo.it/img_tema/tema_punte_diamante/diamante.jpg

***

Dato il carattere relativamente recente della disciplina, quest'elenco si ferma qui. Si attendono, come sempre, suggerimenti e segnalazioni.

Grazie.

SOCIETA'
14 febbraio 2008
Antropologia studentesco-universitaria
http://darklady82.altervista.org/_altervista_ht/LaureaGrande.jpg


Sarà che ultimamente ho fatto esami tutti i giorni, ma ad un certo punto anch'io ho avuto la mia folgorazione sulla via di Damasco. No, tranquilli, non smetterò di perseguitare i cristiani e non sentirò il desiderio di introdurre calorie "divine" nel mio corpo. Più semplicemente, ho scoperto che anche nel mondo degli studenti dell'Università di Catania può essere operata una tassonomia di alto valore antropologico e, quindi, scientifico.

Faccio una brevissima ulteriore premessa: operando in una facoltà ad elevatissima frequenza femminile, il titolo di questo studio poteva essere anche "Antropologia della studentessa universitaria". Tuttavia, sia per par condicio, sia per il fatto che i ragazzi presenti seppur gay sono sempre maschi, ho preferito un titolo più neutro.

Faccio altresì presente che dallo studio sono stati scartati quegli individui che fanno riferimento a partiti di becera ideologia, i cui soggetti possono essere facilmente riconoscibili per paresi all'arto superiore destro, un sostanziale squallore ontologico e un modo di vestire che rasenta il crimine contro l'umanità.

Detto questo, passerò adesso in rassegna alcune delle categorie fino ad ora classificate.


Casalinghe disperate

A questo genere appartengono per lo più donne biologiche e, raramente, finocchie sfrante con aspirazioni piccolo-borghesi spacciate per progressismo esistenziale. In buona sostanza sono persone che vanno all'università per trovare marito oppure sono persone ultra-accasate e con una vita sociale ridotta al sabato sera con fidanzato che le porta al guinzaglio, in comitive degne di riprovazione sociale.
Di orientamento politico tendenzialmente di centro-destra, potenziali aderenti a family-day di ogni sorta, inorridiscono per parolacce e pantaloni a vita bassa. Segno distintivo, il filo di perle sopra il dolcevita in cachemire.

Frase topica: "Il mio ragazzo mi ha detto che...".


Post-liceali di belle speranze

Rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione universitaria e molto spesso tale categoria si apre ad altre quivi presenti. Vivono nella beata illusione che la vita sia un'immenso serial tv dove far nascere, vivere e rivivere amori, drammi sentimentali, discussioni elevatissime sul muretto del cortile, perennemente in attesa che succeda qualcosa che cambi la propria esistenza in una puntata di Beverly Hills o prodotto giovanilistico equipollente. In tutto questo, l'università viene vissuta come quell'accidente che si manifesta, con esami e lezioni, tra un amore e l'altro, tra una sigaretta al bar e un'altra.

Frase topica: "Ciao Pucci!"


Disco Inferno full time

Un'unica parola d'ordine: il look è tutto. Esami, lezioni, seminari, semplice andata al bagno... tutto questo viene vissuto come una passerella. Il logo, un imperativo categorico. Trucco, gel, bracciali e ciondoli rappresentano la nuova coperta di Linus di questa sottocategoria. Li riconosci dalle prime ore del mattino con scarpa very aggressive, pantalone ultra fashion, camicia sagomata (nel caso dei ragazzi, aperta sul petto preferibilmente semirasato). A livello accademico sono sostanzialmente impreparati su tutto ciò che viene professato in ateneo, ma poco importa. Il mondo godrà della scia lasciata dal loro passaggio. A cominciare da quella del profumo.

Frase topica: "Hey baby!"


Benaltristi navigati

Sessioni di esami ogni mese? Lezioni spalmate durante il corso della settimana? Seminari e laboratori obbligatori? Bazzecole, per i benaltristi navigati la vita è altrove. Arrivano - generalmente a mezzogiorno - in una sostanziale e serafica pace interiore, a dirti come se niente fosse che non hanno potuto partecipare all'appello tenutosi tre ore prima perché avevano altro da fare. Cercano di convincerti in ogni modo che la loro assenza alle lezioni è dovuta a impegni gravosi e inderogabili. Sbottano al massimo con la burocrazia, proprio perché impiegati e segretarie se ne sbattono allegramente delle loro urgenze, sempre coincidenti con scadenze e orari che nella mente del benaltrista possono essere sacrificati per impegni di ben più ampia urgenza. Al punto tale che ti chiedi molto spesso per quale motivo vengano a iscriversi all'università visto che hanno sempre un cazzo da fare altrove, ogni qual volta è richiesta la loro presenza.

Frase topica: "Quel giorno non potevo essere qui."


Rivoluzionari da mazzetto

Prevalentemente di credo anarcoide-marxista, inneggiano al comunismo e alla lotta al precariato purché poi, nella vita reale, qualsiasi attività riconduca a uno studio serio e motivato sia tenuta ben lontana dalle loro esistenze. Non si è ancora ben capito perché l'ideologia di riferimento imponga un sostanziale disprezzo verso ogni forma di igiene e di buon gusto nel vestirsi. Fumano tabacco arrotolato, chiedono sigarette e monetine con fare quasi molesto, invocano libertà e democrazia ma non ci pensano due volte a sporcare aule, corridoi, fontane, giardini e quant'altro necessita di cura e buona educazione. Invadono e occupano aule studio e cortili con uno scopo umanitario ben preciso: giocare a carte, fumare e cercare il modo di dare fastidio a qualsiasi cosa sia dotato di vita biologica.

Frase topica: "Cioè..."


Mammifere da corridoio

Categoria perniciosa, orrida, pesante, sciatta e senza alcuna aspirazione di riscatto sociale. Tale comportamento, al pari di una misteriosa malattia genetica, colpisce solo le femmine e le porta a condannare o a dotarsi di madre a fianco, che in assoluto silenzio o con tediosa molestia supportano e sopportano i destini accademici della figlia, fino al punto da sorreggere borse di lavoro, cartelle, zaini e dizionari. Secondo teorie avveniristiche e non ancora provate, si tratterebbe di casi di sdoppiamento di personalità dove l'ego più forte tende a invadere il subconscio materno, pronto a tiranneggiare col ricatto morale dell'amore di mammà le infelici figlie in quella giungla di corridoi ed esami che è diventata l'università italiana.
Da: mamma-ae (lat. volg.): mamma, e fero: porto su; coloro che portano addosso la loro madre.

Frase topica: "Mi reggi questo per favore?" (ovviamente, riferito alla figura materna)


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DIARI
19 gennaio 2008
Anche questa è frociopoli
 


Non mettevo piede alla Scalinata da due mesi. Non nel senso che non ci passavo da tutto quel tempo, si badi. Il fatto è che, come cantava Ligabue in Certe notti, in quel luogo esiste un posto che di giorno non c'è. E per lo più esiste di venerdì notte. Io, per l'appunto, non ci andavo da prima di Halloween. In due mesi tutto è rimasto uguale.

Che palle.

Si, ok, mi si potrebbe dire che cos'è che pretendo.
Se quel luogo non mi piace posso sempre andare altrove.
In realtà non ho nulla contro la location. Con la fauna invece - che, secondo natura e fenomenologia della cozza, si aggrappa a quegli scalini en ettendant che la vita regali stimoli e stupore - ho qualche motivo di biasimo.

Tutto ciò, per altro, mi induce a domandarmi chissà perché quando si pretende una società migliore c'è sempre il coglioncello di turno che ti dice di andare altrove. Come dire, amici miei... sveglia, è quello che succede anche adesso! La gente dovrebbe pretendere di vivere in un mondo migliore e invece fugge in Spagna o in Canada.

Come se in Italia non ci fosse già abbastanza fuga di cervelli e di manodopera (io mi inserisco in questa seconda categoria, onde non apparire superbo e altero).

Ma non è questo il punto.

Diciamo che alla Scalinata ho visto persone che non vedevo da tempo.
Melody e il suo non sense militante.
La Luchessa e la sua prosodia obliqua.
La mia ex compagna di banco del liceo, dalle tette adipo-rivelatrici (o rilevatrici?).
La dama con l'ermellino e il suo savoir faire.

Ah, piccola nota a margine: la Luchessa non veniva da due anni e le sue parole, cito testualmente con tanto di ciondolamento sulle ginocchia e virata di sguardo radical-gay: "che palle, sempre la stessa storia qua".

Come volevasi dimostrare.

Al di là della barricata, o sull'altra sponda, in ordine tristemente sparso:

  1. facce presentabili di Forza Nuova (nel senso che si presentano da sole ma non se le caga nessuno lo stesso);
  2. frocietas di vario genere, da quella ideologicamente più vicina al partito di cui sopra alla militanza da palestra che guarda con sincero sospetto alla lettura dell'oggetto libro;
  3. vasto assortimento Cesame con velleità da "ragazzo del mese" di Babilonia;
  4. esponenti del movimento occulto "Il gay che non deve chiedere mai", nome che delinea per lo più una scarsa attitudine all'uso corretto della lingua italiana e/o a una assoluta povertà di contenuti;
  5. disadattati col vizio della superbia, tra i quali una balena del regno dei "perfidi cetacei" il quale, quando gli demmo il volantino del Pride di Catania, l'estate scorsa, ci disse che non veniva perché lui non era gay e votava fascista.
Qualcuno direbbe che anche questa è frociopoli.

In merito al punto quattro, inoltre, il Filosofo ed io abbiamo convenuto sul fatto che è perdonabile quell'individuo con alti contenuti ma di scarsa propensione grammaticale. In altre parole, non forma ma sostanza. Con tutto il tempo di recuperare sui congiuntivi.

Ad ogni modo, parlando con la Luchessa si è arrivati alla triste constatazione che l'antica barbara abitudine di scambiare lo sfoggio modaiolo per eleganza è cifra (sub)culturale dei più.
Il must è molteplice, ma va per la maggiore l'ensemble:

  • reebok alte in cui infilare il jeans possibilmente firmato dienggì,
  • jeans di cui sopra, possibilmente brutto ma costoso,
  • maglioncino spesso ma attillato,
  • bomber bianco, corto e con cappuccio peloso.

Accessori quasi obbligatori:

  • occhiali scuri che tanto fanno Sandra Mondaini in collisione con Lina Wertmuller,
  • cinture che offendono l'occhio,
  • cappellino tenuto a debita distanza dal cuoio capelluto ma appoggiato sul cranio, tanto per fare capire che per non essere nati acefali una ragione alla fin fine c'era.
Morale della favola.

Ieri sera mi sono divertito. A guardarmi un po' in giro per un abbondante 15%.
A incontrare gente che non vedevo ma che mi è piaciuto rivedere, facciamo 35%.
Il resto, a stare con le persone di sempre.

Avere certezze, nella vita, fa bene.

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DIARI
20 luglio 2007
La gente che "è fatta così"
L'immagine “http://www.webalice.it/molarotto/cane.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


È fatto così.
Ultimamente me lo sento dire troppo spesso.

Nell'ultimo anno, almeno tre volte.
E ogni volta, sempre dopo che mi sono stati rivolti insulti e attacchi i quali, fossimo nella Francia del re Sole, sarebbero stati lavati col fioretto e guanto in faccia.

Così è successo con un "compagno" dell'associazione di cui faccio parte che mi etichettato alla stregua di persone che, con quelli del mio gruppo, consideriamo allo stesso rango della mafia.

Così è successo con un'altra "amica" alla quale se non fai un favore nei tempi e nei modi da lei stabiliti ti ricopre di un sarcasmo decisamente fuori luogo e allusivo a fenomeni che non mi riguardano.

Così è accaduto qualche giorno fa, in un luogo virtuale, dove un'utentessa fieramente donna e femminista non ha saputo fare di meglio che sottolineare il mio essere frocio durante uno scambio di vedute non similari.

La dinamica è semplice: tu fai qualcosa, anche in buona fede, che a colui (o colei) che è fatto così non piace e ti ritrovi una vagonata di merda dentro casa senza nemmeno sapere da dove arriva.

E puntualmente, in ogni caso, mi si dice: "che ci vuoi fare? Sai com'è fatta..." o "lui è così, lo sai".

Ebbene, non mi resta che fare una comunicazione ufficiale.

Non riesci a relazionarti serenamente col mondo esterno e di fronte a quello che reputi un torto reagisci a mitragliate di parolacce, colpi di crick sulle gengive, insulti a mamme e nonne fino all'ottavo ramo del tuo casato, offese e quant'altro ancora?
Da oggi riceverai pan per focaccia.

Consiglio a tutti di fare altrettanto.

La gente che "è fatta così" - cioè, se reagisce prendendoti a legnate se pensa che tu abbia risposto male a determinati input - non imparerà mai nulla se a quelle legnate non si contro-reagisce con una dose doppia di sberle (morali o fisiche che siano).

E alle persone che vi e mi dicono di sopportare rispondo con tutta la serenità di cui sono capace che, oltre a non essere cattolico e a non porgere nessuna altra guancia, mi sono sfracellato gli zebedei di dover avere pazienza con colossali teste di minchia.
Oltre al fatto che io sono fatto così, ça va sans dire.


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SOCIETA'
4 giugno 2007
La strana coppia (sionisti e gay di destra)






Strane tribù popolano il mondo del web.
Per lo più sono rappresentanti della classica triade che sta al centro degli atavici odi di cattolici e fascisti: omosessuali, neri ed ebrei.

Di neri non ne ho incontrati molti, anzi non ne ho incontrati e basta per cui non ne parlerò.

Parlerò invece delle altre categorie, che da fascisti e da cristiani sono stati massacrati ma che adesso vanno a braccetto con i loro discendenti politici. Con un certo ridicolo orgoglio.


Il gay di destra, ovvero il frocio istituzionalizzato.

Sapete già cosa penso dei gay che votano a destra. Per dirla come la direbbero i loro rappresentanti politici, li considero froci.
Ergo non dovrebbero offendersi se uso questo termine, se poi votano persone che li etichettano così e che negano i loro (i nostri) diritti più elementari.

Gli stessi magari che si scagliano contro il caso Visco, evocando la fine della democrazia, condannando le leggi ad personam fatte all'uopo, stigmatizzando l'arroganza del potere per salvarne uno solo a discapito della legalità... gli stessi che usano questi argomenti e che hanno votato Berlusconi.

Dico, poi non ti offendere se ti scrivo che sei ridicolo.

E non te la prendere se ti invito a provare un po' di vergogna.
Se non sei credibile non devi prendertela con me che te lo faccio notare, ma con il tuo passato elettorale che ti fa predicare bene - ma con le risate registrate in sottofondo - e ti ha fatto razzolare malissimo.

E soprattutto non darmi del fascista se ti faccio notare che voti per la destra che ti discrimina e che fa le stesse cose della sinistra che adesso critichi. Io non sentirò mai l'esigenza di prenderti a sprangate sulla schiena. La stessa cosa non potrei garantirla degli alleati di governo che si è cercato Berlusconi, che tanto ami, caro gay di destra. Non so se hai presente quel partito che si chiama Forza Nuova...


Il filo-isreaeliano.

Altra perniciosissima categoria. Non tanto perché esiste - contrariamente al gay dell'italica destra che non dovrebbe esistere - quanto perché accettano il dialogo fino al momento in cui non gli fai capire che Israele ha delle colpe.

Dopo di che cadi in disgrazia, diventi stupido, ignorante, rozzo e - ovviamente - nazista.

Bene, sarò tutto questo ma io penso che portare i propri bambini a firmare i missili che andranno a colpire i villaggi libanesi - dove moriranno altri bambini - non è da "unica democrazia del medio-oriente". E' da criminali.

Penso che una nazione realmente democratica non bombarda il capo di fazioni estremiste con il bazooka, magari in mezzo a una strada e poi se ci sono civili dell'altra parte chissenefrega, tanto sono arabi. E' da guerrafondai.

Penso che Israele, dal punto di vista della laicità, non ha ragion d'essere perché nel secondo dopoguerra - dopo cioè che inglesi e americani che loro tanto amano permisero l'eccidio della Shoah, che io condanno in toto - USA e Inghilterra decisero di costruire uno stato ebraico rifacendosi al concetto di terra promessa di abramitica memoria.

Se la chiesa attuale non ha il diritto di esercitare la sua pressione sullo stato italiano perché noi dobbiamo ragionare come se Dio non esistesse - il cuore del concetto di laicità - allo stesso modo Israele avrebbe avuto più senso in uno stato americano o in Galles.

Ma se pensi tutto questo sei additato come un essere abietto e con un linguaggio degno del trivio di un bordello neanche tanto raffinato. Ma ognuno ha le sue bandiere, politiche e culturali.

E gli stessi poi, che si vantano di essere anche filo-americani, si offendono se gli dici che ti sembrano di destra. Se non lo sei, il problema non dovrebbe sussistere. Ti ho anche fatto le mie scuse. Ma se ti arrabbi al punto che non mi rivolgi più la parola... forse è lo stesso meccanismo che porta i figli della stella di Davide a risolvere i loro conflitti in terra santa: tu mi fai un torto? Io ti cancello. Con ogni mezzo.

Poi sento dire "è da sessant'anni che vanno avanti così" e ci credo.
Quando un certo senso del ridicolo si riversa in tale permalosità è normale che si chiudano i ponti verso ogni tentativo di dialogo.

Se accade tra due blog non è grave. Se accade tra i popoli invece... ma il nazista, ça va sans dire, sarei io. Che dire, detto da gente che ama il bazooka più della diplomazia, non la considero un'offesa così grave, ma solo l'annebbiamento di un'intelligenza.


Conclusioni.

Destra italica (e frocia) e sionismo corrono su binari paralleli.
Entrambi rappresentanti dei rispettivi ambiti amano i loro carnefici. Forse perché non sono in grado di riconoscerli - ricordiamoci tutti chi era Gianfranco Fini fino a quattordici anni fa e soprattutto chi è ancora adesso, in temi di diritti civili - ma poi, chissà perché, sono pronti a etichettarti come nazi-fascista solo perché pensi che votare destra, adesso e in Italia, significa non possedere il senso della vergogna ed essere filo-israeliano significa non avere serenità di giudizio (e affezione per il massacro).

Ragazzi, svegliatevi.
Oppure continuate a coprirvi di ridicolo. Ma poi non lamentatevi se qualcuno ve lo fa notare.

SOCIETA'
18 maggio 2007
Vetriolo (solo una distinzione interna)



A leggere certi blog mi sono convinto di una cosa.
E cioè che Berlusconi ha perfettamente ragione: i gay sono tutti a sinistra.
A destra ci stanno i froci.

Buon week end.

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permalink | inviato da ElfoBruno il 18/5/2007 alle 21:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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