Da diverso tempo porto avanti la teoria - sicuramente provocatoria - che i cattolici rappresentino, per questo paese, una sorta di cancro sociale (si prega di interpretarlo con molte virgolette, thanks!). Giudizio che non mi lascia benvolere all'interno di certe sfere, soprattutto interne al partito democratico, dove mi si accusa di avere idee estremiste e poco libertarie.
Cercherò perciò di fare chiarezza su una serie di punti fondamentali della mia teoria.
Un paio di definizioni... (che male non fa)
Cattolico, per me, non vuol dire credente ma ha un significato eminentemente politico. Sono cioè quelle persone che si riuniscono sotto la bandiera dei diktat papali e ruineschi (non c'è differenza alcuna) e pretendono di modellare la società italiana non secondo i reali bisogni di essa bensì nel novero di un modello che è relativo e che vuole estendersi su tutti gli altri.
Come se un giorno io impazzissi e, avendone gli strumenti (tipo l'8 per mille e una massa di servi nelle istituzioni) decidessi che tutti dovrebbero comportarsi come i gay. Va da sé che è una cosa ingiusta e anche un po' cretina. Purtroppo i cattolici, elficamente intesi, hanno questo tipo di atteggiamento.
Diverso è il caso dei credenti e cioè di quelle persone che si rifanno ai dettami di una chiesa e della religione che professa. Ho conosciuto credenti di fede cattolica che sentono il bisogno di dividere il mondo in buoni e cattivi, in cristiani e islamici, in etero e gay e lanciano anatemi contro il peccato e gli infedeli di qualsiasi natura. Alla faccia dell'altra guancia, del perdono e di quanto sono figo sotto l'ombra della croce!
Ne ho conosciuti altri che mi hanno detto che la loro fede non ha come presupposto imprescindibile l'odio per la diversità, di qualsiasi natura, e/o la discriminazione dell'altro. Gesù, mi è stato fatto notare, accoglieva soprattutto quelle persone che un tempo erano tenute ai margini dal sistema sociale dell'epoca.
Questo stesso discorso, con sfumature diverse, mi è stato fatto dai pochi musulmani con cui ho avuto il piacere di parlare di questi argomenti, e da qualche buddista. Non conosco adepti ad altre religioni, per cui posso fermarmi a queste mie esigue esperienze, senza ovviamente estendere a tutti i musulmani e i buddisti che esistono sentimenti di entusiastica esaltazione di liberalità.
Di cattolici cattivi, invece, no ho conosciuti molti. Anzi, troppi.
Come riconoscere un "cattolico"
Hanno quattro costanti che li rende facilmente riconoscibili.
1. Innanzi tutto sono arroganti e spocchiosi. Loro sono gli unici dalla parte del giusto, che tutto hanno capito della vita perché hanno la verità assoluta, rivelata da Dio e affidata a sua santità a cui si ispirano o meglio, da cui copiano argomentazioni ripetendole a pappagallo nell'illusione di essere originali e addirittura colti.
2. In secondo luogo sono tendenzialmente razzisti, nel senso che nella migliore delle ipotesi tollerano neri, islamici e quant'altro sfugge dalla definizione ariana di europeo occidentale e cioè ariano, bianco, di fede cristiana e - il massimo della perfezione - preferibilmente di idee politiche (ultra)moderate. Certa gente, cioè, va bene purché se ne stia ben isolata dal concetto di normalità. Elezioni amministrative comprese.
3. Quindi, sono anche omofobi e maschilisti (le due cose sono le facce della stessa medaglia, d'altronde) in quanto in nome del maschilismo limitano la libertà della donna di gestire la propria sessualità e il proprio corpo attraverso una serie di no a grandi conquiste sociali quali aborto e pillola del giorno dopo.
L'attacco a queste libertà viene mascherato da intenti nobili, quali la salvaguardia della vita. Intento che però poi va a farsi benedire quando in parlamento si votano missioni di guerra e lo sanno anche le gramigne che crescono sui muri che se lanci una bomba sul villaggio si muore. Evidentemente, per certi cattolici, ci sono vite più uguali delle altre.
Sull'omofobia, si è largamente discusso su queste pagine. I cattolici sono fieramente e ferocemente contrari al riconoscimento pubblico di qualsiasi forma di estensione dei diritti civili per le coppie gay. Il problema, a sentir loro, non è riconoscere dei diritti basilari bensì dare carattere pubblicistico. In altre parole: se sei frocio e vuoi convivere con l'altro frocio del tuo compagno lo fai a spese tue e da un notaio. La gente "normale" e sana - secondo il concetto binettiano del termine - non deve vedere in un comune o davanti a un pubblico ufficiale l'affermazione di un'aberrazione (semper Binetti dixit).
Non per niente questa era la filosofia dei DiCo, progetto di legge orrido e offensivo scritto da un ministro cattolico, Rosy Bindi, che sanciva discriminazioni e differenze tra coppie gay e famiglie "normali".
4. Un quarto elemento di riconoscimento è l'eccessiva suscettibilità su certi temi. Guai a dire a un cattolico omofobico che è omofobico. Ti girerà tutta la sua pappardella da catechismo ratzingeriano come una frittata o una minestra troppe volte riscaldata e ti darà dell'estremista.
A nulla varrà fargli notare che quello che per loro è estremismo è realtà concreta di paesi civili dove PaCS e matrimoni gay hanno avuto anche importanti conseguenze sul piano economico (basti pensare al mercato immobiliare, che si aprirebbe attraverso i mutui a migliaia di nuove coppie). Se il papa ha detto che è peccato, non si fa.
E come appunto ho detto in apertura, questo atteggiamento non si rivolge alle esigenze della società ma alla negazione delle sue istanze.
Un po come fa, per l'appunto, un cancro che quando si sviluppa all'interno del corpo impedisce a certi organi di funzionare e, alla lunga, porta tutto il sistema a crollare. Molti gay espatriano per ottenere più facilmente diritti altrove, molte donne sono costrette a fare l'inseminazione artificiale all'estero e le future restrizioni sulla divulgazione del pensiero scientifico - che ovviamente contraddice le leggende su creazione e quant'altro - porteranno a ulteriori peggioramenti sulla qualità della ricerca già messa a durissima prova da molti governi negli ultimi anni.
Ma l'Europa li condanna...
Purtroppo per loro, per i cattolici cattivi, esiste un documento, votato dal Parlamento Europeo, a larghissima maggioranza - PPE, PSE, ALDE, Verdi e Sinistra Europea - che definisce cosa è omofobia e cosa no, laddove recita:
[...] l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme
diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla
discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica,
persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di
uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso
giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto
all'obiezione di coscienza
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per cui negare i diritti delle coppie gay, la loro equiparazione alle coppie sposate, stabilire confini discriminanti tra pubblico e privato, disseminare disinformazione, disprezzo e odio contro le persone GLBT è omofobia.
In questa descrizione entrano, a vario titolo, molti blogger che si atteggiano a sentinelle dei valori cristiani e che in altri paesi, dalla Spagna alla Germania, dal Sud Africa al Canada, dai paesi Latinoamericani fino alle democrazie Scandinave, verrebbero bollati come persone da biasimare per le loro idee che non creano ponti dentro la società ma che mirano a creare privilegiati e discriminati.
Al contrario del pensiero cattolico (sempre politicamente inteso), il pensiero laico e democratico - fortemente osteggiato dai soliti noti, scrittori di zibaldoni più che altro soporiferi o di articoli di blog variamente ringhiosi - include il modus viventi del credente che vuole mantenersi puro fino al matrimonio, che non vuole abortire o divorziare e che non vuole utilizzare tecniche riproduttive alternative a quelle "naturali. La differenza tra il modo laico di vedere la società è quello di non imporre un modello unico per tutti.
I cattolici non ammettono che esistano altri modelli sociali che non siano ispirati alle scritture e all'interpretazione che ne dà la chiesa. In questo modo si crea un regime illiberale e fondamentalista, come esiste già in Iran in chiave islamica. E questo è - o dovrebbe essere - oggettivamente un male.