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Nessuno ti ha mai detto che se vuoi un futuro migliore devi solo cambiare il presente
SOCIETA'
18 ottobre 2009
Movimento e diritti: istruzioni per l'uso per persone GLBT
http://poodora100.blog.deejay.it/files/2008/03/labirinto.jpg


Il mio solito tempismo... Non potevo scegliere momento migliore per venire a stare a Roma. Una manifestazione a settimana a sostegno di questa o quella minoranza (si vedano le manifestazioni del 10 e del 17 ottobre, ad esempio), il parlamento che sostanzialmente se ne frega (ricordiamo tutte e tutti la bocciatura della legge contro l'omofobia) e qualche cittadino romano, trasversalmente vicino ad Alemanno e alla Binetti, che come ormai d'abitudine picchia il gay di turno e investe qualche transessuale per strada.


La terra dei cachi (e dei cacchi amari)

Berlusconi chiamerebbe tutto questo con l'epiteto di "democrazia moderna". Il papa, dal canto suo, si compiacerebbe delle mai estinte radici giudaico-cristiane del nostro paese. "E l'Italia è questa qua", se mi si permette una citazione da terra dei cachi. La perifrasi "repubblica delle banane", infatti, ricorda i connotati di una tragedia storica che mal di adatta alla farsa perenne in cui vive il nostro paese. Il ricorso ai loti e a Elio e le Storie tese mi appare più che adeguato.

Fermo restando che la Fricanea non sarà molto felice di sapere che suo figlio rischia una coltellata uscendo di casa per andare a fare attivismo in un circolo come un altro (ma io tifo per il Mieli) e che lo stato - per opera di chi candida indagati per mafia ma si permette il lusso di odiare omosessuali e trans - nulla ha intenzione di fare, mi chiedo se anche il movimento GLBTQI (e mettiamocela pure un'omega e un'aleph, che non si sa mai), non debba guardarsi seriamente allo specchio e cominciare a cambiare tutto, dai percorsi alle strategie, dal linguaggio alle sigle, dalle alleanze al modo di farle.

Perché se da una parte vedo piccole gemme di rinnovamento, dall'imprescindibile lavoro del Milk di Milano fino all'elezione di Andrea Maccarrone alla presidenza del Mieli (e ritornerò sull'importanza di questo cambio di guardia a Roma), passando anche per il tentativo unitario che si registra in Sicilia pur tra mille difficoltà portato coraggiosamente avanti dal Codipec Pegaso e raccolto da tutte le altre associazioni locali (e mi spiace da morire di aver lasciato questo fardello - per ora - ad Alessandro Motta e Giovanni Caloggero, ma io continuerò a vegliare su tutti voi), dall'altro vedo le solite beghe da bottegaia di provincia.

Se, ricordiamolo, trent'anni di militanza (attiva e passiva) hanno portato solo a un mutuo agevolato per coppie anche omosessuali e a un pronunciamento da parte del tribunale di Venezia sulla legittimità del matrimonio gay (e qui bisogna sinceramente ringraziare la più giovane delle associazioni nazionali, Certi Diritti assieme a Rete Lenford), forse dovremmo un attimo cospargerci, tutte, il capo di cenere.

Dal mio piccolo, lo ribadisco, la strada da seguire è quella del rinnovamento del linguaggio, delle strategie e delle alleanze.


Parole nuove (e significati stabili)

Occorre dire con parole nuove e più comprensibili cosa vogliamo. Mi sembra frustrante litigare per le lettere da aggiungere al nostro movimento. Non ho nulla contro i queer e gli intersessuali, ma forse occorrerebbe capire che tutto può essere portato dentro due diciture onnicomprensive che sono quelle dell'
orientamento e dell'identità.

Il movimento per cosa lotta? Per l'affermazione di una terminologia o per la dignità e l'estensione dei diritti? Rischiamo di cadere nell'indeterminatezza semantica e quando le parole perdono contenuto cominciano le dittature. Di libertà, al plurale, a ben vedere parlava proprio Mussolini. E ricordiamo il "ministero dell'amore" di orwelliana memoria.

Devo aggiungere altro?


Strategie nuove: stanare il nemico

Occorre capire cosa fare e come fare per ottenere ciò che vogliamo. Fino ad adesso, invece, la percezione è quella di aver fatto le cose per apparire in tv o magari finire in quale trasmissione televisiva a litigare col politico (inutile) di turno. Paga ancora questa bulimia "manifestantistica"? Le
manifestazioni di piazza sottolineano una realtà. La mia esperienza mi insegna che se in un libro sottolineamo tutto, poi è come se non avessimo messo in evidenza nulla.

Poi, ben vengano le iniziative da strada, sono il primo a sostenerle (e a organizzarle, di tanto in tanto). Ma mi pare che si vada in ordine sparso... la manifestazione del 10 ottobre è stata un sostanziale flop. A chi parlavamo? Da che punto si partiva? Dov'era il movimento tutto? E poi ancora: ha ancora senso, in un momento di emergenza nazionale, parlare di distinzioni tra associazioni nazionali e non? Le prime non possono fare a meno delle seconde, a ben vedere. E Roma, la storia ci insegna, diventò forte proprio perché c'erano optimates e populares che, di fronte al nemico esterno, lottavano fianco a fianco.

Se poi capissimo
chi è il nemico, trascinarlo allo scoperto e metterlo di fronte alle proprie responsabilità e alle proprie contraddizioni sarebbe anche cosa ottima e abbondante. Sarà una mia impressione, ma nessuno ha fatto notare a Buttiglione, quando parlava di omofobia in TV, che non aveva nessun diritto a proferir parola, visto che su questo tema la Commissione Europea, ab illo tempore, lo ha sonoramente rispedito in Italia. Dialogarci su un piano di parità significa legittimare le sue idee. E le idee di un omofobo valgono quanto le idee di uno che dice che i "negri" sono inferiori e che gli ebrei devono stare nei forni.

Questo è mai stato detto al pubblico a casa e al popolo nelle piazze?


Allargare il consenso

Occorre, infine, allargare il consenso a favore delle nostre lotte. Per fare questo bisognerebbe capire che in questa fase della lotta
non ha senso distinguersi in chi è più "diverso" rispetto alle altre diversità. Viviamo in uno stato di diritto, anche se per poco ancora. Se non percorriamo la strada del rispetto del diritto, rispetto che deve essere declinato a nostro vantaggio, il diritto viene svuotato. E facciamo un favore al berlusconismo, teniamolo a mente.

Sento troppo spesso dichiarazioni di questo o quel singolo che mi dice, legittimamente, che del
matrimonio non gliene frega nulla. Il principio di uguaglianza risiede nel fatto che del matrimonio può non fregartene nulla solo dal momento in cui puoi accedervi. Fino a quel momento ne sei escluso per cui è come non essere invitati alla festa e andare a dire in giro che non ti piacciono i party a bordo piscina. Ok, sarà borghese ma tu ci fai solo la figura dello sfigato che non è stato invitato.

E poi, per favore, cerchiamo di capire chi ci sta attorno. Dipendesse da me, Fini e D'Alema andrebbero a risollevare attivamente le sorti dell'agricoltura nazionale, ma ci sono loro al potere. Probabilmente Bersani sarà il prossimo leader del pd e Fini si mostra moderatamente aperto verso il discorso dei diritti. Apriamo delle brecce anche in quegli ambiti. Che non vuol dire proseguire nella politica dei piccoli passi, ma guardare il potere dritto negli occhi.


Il nostro futuro? Le sciure al museo!

Ovviamente le mie sono solo ipotesi. Quasi delle suggestioni, senza nessuna pretesa di verità da taschino.
Ma cerchiamo di aprirci alla società tutta. Viviamo in un mondo al 90% eterosessuale. Saremo pure i migliori, vestiremo meglio e non metteremo mai calzini di spugna coi mocassini. Ma per votare le leggi in parlamento non serve uno stile impeccabile. Basta vedere come vanno in giro la Binetti e la Bindi.

Faccio un esempio pratico: il ciclo di manifestazioni legate ad Antinoo, a Milano, porta nei musei le sciure meneghine.
La sfida è quella di portare anche loro dalla nostra parte. Anche se votano Bossi. Forse a lungo andare smettono di farlo. E se il nipotino sedicenne dice loro che è gay o vuole cambiare il nome in Diamanda, magari la tragedia viene mutata in apprensione e da quella si arriva all'abbraccio delle diversità, alla condivisione dei destini, all'accoglienza.

Non vogliamo forse che si arrivi a questo?

politica interna
14 ottobre 2009
L'Italia approva l'omofobia di stato!
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Come volevasi dimostrare. Il parlamento ha fatto naufragare la legge contro l'omofobia, adducendo scuse indegne di un paese civile. Grazie al puntiglio di Casini, implacabile contro i gay quanto morbido riguardo le sorti penali di certi suoi senatori, la legge è stata bocciata per presunte pregiudiziali di incostituzionalità.

Secondo l'UDC la legge, così com'era, indicando la dicitura "orientamento sessuale" rischiava di avallare pratiche quali la pedofilia, la zoofilia e altre aberrazioni.

Poco male, ad ogni modo. Da oggi almeno sappiamo due cose.

La prima: Casini e tutta l'UDC non conoscono la lingua italiana, in quanto sanno distinguere tra orientamento sessuale e comportamento. Consigliamo al tanto cattolico quanto divorziato Pierferdinando un buon vocabolario e una discreta dose del senso di vergogna. Quando si candida certa gente e poi si va a fare moralismo criminale sulla vita e sulle coltellate degli altri – omosessuali e trans in primis – il senso del pudore deve essere davvero ridotto ai minimi termini.

La seconda: questo parlamento è largamente omofobo. L'ipocrisia dei partiti che hanno votato per un testo, per altro annacquato, in Commissione Giustizia per poi bocciarlo alla Camera ci fa capire quanto siamo presi in considerazione da una maggioranza fatta da maggiordomi, razzisti, attricette fallite e avanzi da palinsesto.

Che Buttiglione e i suoi scagnozzi, anche quelli inquisiti, confondano l'amore tra due uomini e due donne con i soprusi che certi preti praticano su minori e infanti non mi stupisce più di tanto. L'UDC obbedisce ciecamente alla chiesa, istituzione che, la cronaca e certi documentari lo dimostrano, ammette la pedofilia nelle sue fila.

Che anche lo stato, nella figura dei suoi rappresentanti, faccia queste equazioni è offensivo del concetto stesso di democrazia, di civiltà, del diritto. Tre parole, a ben vedere, che non abitano da tempo dentro tutte le case (e i casini) delle libertà che esistono.

Dentro il pd, poi, ci sarebbe pure il caso Binetti – se ne accorgono dopo tre anni e dire "meglio tardi che mai!" non pare servire a molto, a cose fatte e rifatte – e in quel partito non si prende ancora la decisione di espellere una persona che, coerentemente con la chiesa (si ricordi l'opposizione vaticana contro la depenalizzazione dell'omosessualità), preferisce evidentemente vederci morti piuttosto che riconoscerci come soggetti giuridici degni, almeno, di un'aggravante contro le violenze.

Adesso la palla torna al movimento GLBT. Ancora una volta è stato dimostrato, sulla nostra pelle, che la politica dei piccoli passi (e dei passi indietro) non ha portato a niente. Anzi, temo che dopo l'atto di oggi, ci sarà una recrudescenza di violenza contro le persone omosessuali e transessuali.

Forse è arrivata l'ora di studiare azioni forti, destabilizzanti, dentro la legalità, va da sé, ma in grado di dare fastidio a questa gente. Le manifestazioni si dimostrano inadeguate e insufficienti, d'altronde. Non dico di non farle, così come va continuato un certo processo culturale dentro la società. Ma occorre reagire.

Perché quando là fuori vieni deriso o picchiato non è manifestando il tuo timido disappunto che ottieni qualcosa: occorre farsi rispettare. Con le buone o, a lungo andare, con le cattive. Questo avremmo dovuto impararlo sulla nostra pelle. Perché non mettere in pratica questo insegnamento anche su larga scala?

Neri, donne e altre categorie discriminate hanno agito esattamente in questo modo. Noi cosa aspettiamo, che ci scappi davvero il morto?
POLITICA
21 settembre 2008
D'Alema, le scimmie, i gay e Grillini (vi rigiro questa querelle)
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Il mio amico Titollo, ex blogger ormai in pensione, è un ragazzo caro e carino, ma con un unico problema. È dalemiano. D'altronde, nessuno è perfetto. Come ogni individuo che affida la sua felicità politica a un soggetto specifico, tende a non vedere la reale pasta di cui è fatto il leader a cui rivolge le sue lodi acritiche e sempre entusiaste, ma si basa su un pensiero fondamentalista per cui ogni cosa che dice il capo è giusta e non va discussa. E, come conseguenza, se qualcuno - vedi me - gli fa notare che il capo sbaglia, comincia a sfoderare sofismi e link ad articoli e articoletti per cui anche l'evidenza deve piegarsi al credo. D'Alema è cosa buona e giusta e niente deve smentire questo assunto.


Premessa sul perché D'Alema ha offeso milioni di gay e lesbiche.

Vengo e mi spiego. D'Alema mi piaceva tantissimo, ne apprezzavo l'intelligenza e l'arguzia. Fino a quando, un bel giorno, ad un incontro in una scuola, si lasciò sfuggire le seguenti dichiarazioni:

«No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio.»

Adesso, questa posizione è legittima – nel senso che la democrazia in Italia ci permette di dire tutto ciò che vogliamo, soprattutto contro romeni, neri e gay – ma allo stesso tempo è discriminatoria e omofobica.

È discriminatoria, perché parte dall'assunto che esistano persone che possono avere ogni diritto e altre, invece, diritti parziali.

È omofobica, perché la ragione per cui determinati soggetti non possono godere di determinati diritti è la loro omosessualità.

In terzo luogo è pure offensiva, perché quel "simulare" lascia intendere che l'amore che lega due persone gay o lesbiche non è un sentimento concreto e reale, ma imita quello "sacro" tra uomo e donna, ritenuto l'unico degno di una vasta gamma di diritti che gli altri, per ammissione dello stesso D'Alema non possono e non devono avere. DiCo a parte, che come sappiamo non danno diritti reali ma sanciscono discriminazioni. Progetto di legge, ricordiamo, fatto proprio dal partito di D'Alema stesso.


E D'Alema continua ad offendere...

Non appena ho fatto notare che D'Alema con quelle dichiarazioni si è qualificato per essere una persona orribile, almeno dal punto di vista di un gay – così come uno del KKK è orribile agli occhi di un nero, e un fascista lo è agli occhi di un ebreo – Titollo mi ha passato un articolo in cui l'ex premier piddino smentirebbe quanto scritto sul Corriere.

Peccato che a leggere quell'articolo vengano fuori menzogne e ulteriori offese, la prima delle quali è la seguente:

«Con i ragazzi ho citato una bellissima intervista di Grillini, nella quale lui stesso diceva che i matrimoni gay non sono fra gli obiettivi immediati del movimento omosessuale.»

Segue la presa di posizione sul fatto che se una coppia gay o lesbica vuole dei diritti uguali a quelli delle coppie sposate, questo costituisce un offesa per i cattolici.


Il caso Grillini e le richieste del movimento GLBT.


Adesso, chiunque abbia un minimo di capacità di lettura, può leggersi i manifesti politici dei Pride nazionali e locali dal 2006 al 2008. Dopo la porcheria dei DiCo, infatti, il movimento GLBT – ci sono pure i bisessuali e i trans, caro D'Alema – si è trovato d'accordo, una volta tanto, sul chiedere pieni diritti. Ricordate lo slogan del pride nazionale dell'anno scorso? Cominciava con "Parità".

Per cui ne è nata una questione tra me e Titollo che richiama direttamente l'onorevole Franco Grillini. È vero che ha detto quelle cose a D'Alema oppure no? Perché io ricordo che il 7 luglio del 2007, dal palco di Catania, si è scagliato contro i DiCo e ha sposato il nostro documento politico dove si richiede, per l'appunto, il matrimonio cum adozione.


Ma Grillini da quale parte sta?

Il mio amico Titollo mi ha chiesto una smentita di Grillini a quelle affermazioni. E in effetti io non sono in grado di fornirgliela.

Per cui delle due l'una: o Grillini ha mentito a noi, oppure ha mentito a D'Alema. Ci sarebbe anche la terza ipotesi, e cioè che sia D'Alema a mentire ma su questo non si hanno prove.

Rimane il fatto, tuttavia, che l'ex premier piddino pur criticando il Corriere non ha smentito quella paroletta "simulare" che ricorda un po' uno scimmiottamento. E trattare da scimmie – o da replicanti senz'anima – milioni di persone, tra cui anche i suoi stessi elettori e compagni di partito, non è elegante e da persone bene educate.

Per cui, e mi spiace per Titollo se non cambio idea, fino a quando D'Alema non smentirà ufficialmente quella dichiarazione e fino a quando non chiederà scusa per quell'offesa, per quel che mi riguarda sarà solo una persona omofobica e, di conseguenza, immeritevole di stima, amicizia e rispetto.


Post scriptum.

Titollo ci tiene a farmi sapere che rappresento solo lo 0,7% di coloro che pensano che le persone omosessuali siano individui degni di ogni rispetto. Vorrei ricordare al mio amico che credo sia infinitamente meglio appartenere a una minoranza virtuosa, che a una maggioranza di persone che ha reso l'Italia una nazione intollerante, illiberale, filoclericale, razzista e omofobica.

Forse sarò sprangato, un giorno, ma non dovrò mai chiedere scusa a nessuno per essere quello che sono, per essermi innamorato davvero, senza simulare niente, per battermi per la reale dignità di milioni di persone.

Di questi tempi alzarsi la mattina, guardarsi allo specchio e non avere disprezzo per sé stessi è atto che possono permettersi solo gli incoscienti o le persone che conservano, appunto, una dignità.

POLITICA
17 settembre 2008
Coppie gay e DiDoRe: i diritti che non servono a nulla
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Lo dicevo io che sarebbe stata una schifezza. E non perché ho il dono della preveggenza - o meglio, ce l'ho ma non in casi come questo - bensì perché non occorre aver studiato materiali edili alla facoltà di ingegneria per capire che dall'impasto di acqua e terra nasce solo il fango.

Dopo la boutade sulle coppie di fatto di Brunetta e Rotondi, il movimento GLBT italiano - o quel che ne resta - è entrato in agitazione.

Io mi sono limitato a far notare questo: già il pd aveva presentato un disegno di legge - i DiCo - che discriminava apertamente le coppie gay e lesbiche. E quelli erano presunti amici. Certo, finiranno tutti con la testa rosicchiata, com'è d'uopo per coloro che tradiscono chi si fida secondo la lettura dantesca, ma si presentavano come amicideigghei!

Questi qui, invece, sono portati avanti da partiti come la Lega e AN. Una coppia di partiti la cui campagna elettorale, ricordo, ha scatenato una serie di eventi che hanno dato luogo a episodi di gravissimo razzismo, l'ultimo dei quali ci ha fatto pure scappare il morto.

E voi pensate che da questa gente possa venir fuori qualcosa di buono?

Certo, a pensar male, signora mia, si fa peccato.
Ma...

Fatto sta che oggi ho letto un articolo in cui Brunetta - quello che non tollera gli impiegati statali fannulloni ma nulla fa contro i suoi colleghi parlamentari altrettanto mangiapane a tradimento - spiega la filosofia del nuovo progetto di legge.

Come avevo preventivato, più che diritti legati allo status di coppia, saranno diritti individuali. Prevedono le stesse cose dei DiCo, ma senza ipocrisia annessa. In buona sostanza, a leggere Brunetta, pare che sarà fatta una legge che ci permetterà di poter entrare in ospedale ad assistere il partner, a decidere per lui in caso di donazione degli organi e di subentrare al contratto d'affitto.

E stop. Nient'altro.

Diritti che però dovrebbero essere acquisiti per consuetudine e dalla pratica del buon senso, se vivessimo in un paese democratico e civile. Purtroppo, quest'ennesimo insulto alla dignità di milioni di persone GLBT italiane rischia di passare come la legge più avanzata che il nostro sempre più sgangherato parlamento potrà darci. Non per niente tale legge ha fatto esultare a noti blogger piddini, cattolici e omofobici.

Brunetta è stato chiaro su un altro aspetto: la legge sarà a costo zero. Leggi pure: non esiste che ci sia la reversibilità delle pensioni per le coppie gay e lesbiche. Saranno contratti privati permessi dallo Stato, né più, né meno.

E il movimento GLBT italiano invece di indignarsi, incatenarsi davanti al parlamento, fare azioni di disobbedienza civile, praticare l'outing e quant'altro serva per acquisire maggior peso contrattuale - che sarebbe tale se ci fosse reale unità - finirà con l'accontentarsi.

A cominciare dalla signora Imma Battaglia che, dopo le sciocchezze di cui è stata capace di scrivere sull'articolo omofobico di Merlo, adesso è disposta a raccattare questa immondizia legislativa pur di avere qualcosa che assomigli - per sbaglio e da lontano - al concetto di riconoscimento giuridico ed equiparazione delle coppie di fatto.

Dal pd, intanto, si è fatta sentire la bellissima Rosy Bindi la quale ha dichiarato che la legge sulle coppie di fatto non le interessa.

L'IdV, dal canto suo, si mostra attenta alla questione ma cauta. In casa Di Pietro non riescono a fidarsi dell'armata berlusconiana. A ragione, a parer mio.

Chiudo questa carrellata di tristezza e squallore con una piccola nota di colore. Il nuovo istituto si chiamera DiDoRe, ovvero diritti e doveri di reciprocità. A ben vedere, l'ennesima sigla cretina per un problema che andrebbe affrontato in modo serio, una volta tanto.

POLITICA
15 settembre 2008
Perche certi leader gay non ci porteranno da nessuna parte
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Il matto, carta dei tarocchi


Soprassiederò sui risultati delle elezioni di Arcigay Roma, dove è stato riconfermato Fabrizio Marrazzo. Evidentemente i militanti della sezione locale del cavallino alato, 145 su decine di migliaia di iscritti, hanno preferito una rassicurante continuità basata su comunicati stampa (anche peregrini) e iniziative unilaterali che tanto bene hanno fatto, in questi anni, al movimento GLBT romano e, di riflesso, al movimento nazionale.

Non entro nel merito della vicenda, la descriveranno meglio coloro che sono stati lì presenti - e ne accenna in modo equidistante Cristiana Alicata in un suo post - anche se prendo nota che pure osservatori esterni di mia conoscenza mi hanno riferito che il clima era quanto meno surreale, per le modalità seguite.

Dunque niente di nuovo sotto il sole e ancora una volta un personaggio forse più egocentrico che politicamente rilevante - la Gay Street da lui escogitata per il momento sembra attirare per lo più ronde omofobiche contro gli avventori dei locali della zona, che incidere significativamente sulla cultura della città - occuperà una carica che meriterebbe attenzioni e sensibilità maggiori di quelle dimostrate fino ad adesso.

Ma d'altronde questo è il paese che ha eletto Berlusconi per tre volte di fila e si tiene Rutelli e Veltroni dentro il maggior partito di opposizione dopo le catastrofi elettorali che tutti conosciamo. Non sarà la riconferma di Fabrizio Marrazzo a rendere più greve il tutto (o il lutto, fate voi).

Ma questo mio post non vuole essere una critica al presidente di Arcigay Roma, al quale auguro ogni bene oltre all'auspicio di intraprendere
sinceramente un percorso più condiviso e meno personalistico, ma viene proposto perché voglio vestire i panni del Moretti de noantri e gridare da questo spazio: "con questi non andremo da nessuna parte."

Perché dico ciò?

Perché se guardo ai nostri "eroi", a coloro che dovrebbero salvarci, vedo per lo più un insieme di persone sconosciute ai più e saldamente aggrappate a posizioni di gestione del potere, politico o economico poco importa, che invece di andare verso le istanze del movimento seguono strade che li conducono altrove. Dalla follia ai palazzi.

Alludo alla follia perché folli mi sembrano le dichiarazioni di Imma Battaglia che dopo alcune settimane dalla tragedia di Madrid si risveglia e grida la sua verità: Merlo ha ragione, i gay in Italia non sono discriminati.

E scomodo la follia perché, egregia signora Battaglia, se Merlo ha ragione ha ragione sul fatto che lei non vive (o ha mai vissuto) una storia d'amore ma, semmai, una perversione che nella migliore delle ipotesi viene solo tollerata.

E se è vero che i gay in Italia non vengono discriminati, dia retta a Saverio Aversa, che la invita a chiudere bottega. Credo, ed è il mio pensiero personale, che a Roma esista già un'associazione che lavora benissimo e in cui lei ha militato a suo tempo, anche in modo glorioso. Quest'ostinazione a cavalcare una scena che forse non la contempla come lei vorrebbe a lungo andare diventerebbe ridicola, soprattutto se per mettersi in mostra si cominciano a dire palesi falsità.

Accanto a queste singolarità, e ricadendo sul banale quotidiano, noto con una certa preoccupazione un avvicinamento non certo sano tra Arcigay e partito democratico. Cioè, tra l'associazione di Marrazzo - e anche di Mancuso e di tanti altri ancora - e il partito che si distingue sempre di più per attacchi contro la causa GLBT e per dichiarazioni omofobiche (basti vedere come hanno reagito gli esponenti del pd genovese alla notizia che il prossimo pride si farà in Liguria).

A Roma, se ho ben capito, dovrebbe esserci un tavolo di lavoro e di discussione in cui siedono sia militanti del pd, sia militanti di Arcigay il cui statuto non permette doppie cittadinanze dentro i partiti e ai vertici dell'associazione,
come è stato denunciato da Tycooko.

Per altro si sente l'odore di fondare i Gaydem, sulle cenere dell'inutile Gayleft, il cui dominio sul web è di proprietà di (ma guarda un po'!) Fabrizio Marrazzo, fatto denunciato da Andreas Martini.

E tutto questo non va.
Perché è giusto che associazioni e partiti dialoghino, ma il movimento è una cosa e il palazzo un'altra. Soprattutto se nel palazzo ci stanno la Bindi e la Binetti.

Perché già in passato Arcigay ha dialogato, forse male, con un partito "amico" (il PDS). Ma stare dentro - anche se da non iscritti, tanto per poter mantenere cariche che lo statuto di Arcigay vieterebbe di conservare (e tale atteggiamento è berlusconiano, mi consentano) - in un soggetto politico sempre più ostile e omofobico a chi giova? E ha senso per un'associazione gay?

Ci sarebbe il rischio, reale, che questa compenetrazione a lungo andare si trasformi in un'occasione per le dirigenze - di qualsiasi associazione si cimenti in queste pratiche - di arrivare alle stanze dei bottoni. E con l'aria che tira tali stanze avrebbero come prezzo i nostri diritti. E questo sarebbe inaccettabile.

D'altronde l'iniziativa di portare in piazza un registro per le coppie di fatto, per lo più simbolico e privato, da presentare come anagrafe delle famiglie gay, anche a banche e assicurazioni, di sicuro mette in moto un particolare settore dell'economia, e ben venga, ma non vedo che utilità abbia ai fini del riconoscimento dei diritti, i quali vengono trattati così come destre e cattolici esigono da tutti noi: un affare privato che nessun riconoscimento deve avere a livello istituzionale.

Parrebbe che Arcigay riproporrà in piazza la filosofia dei "diritti individuali", contro la quale si è scagliata fino a poco tempo fa. Cioè,
potrebbe pensare qualche maligno, fino a quando certi (ri)avvicinamenti non erano così palesi.

Se poi ci mettiamo il curriculum di Arcigay, che sarà la più figa e quella con più iscritti ma in vent'anni niente ha ottenuto, il rischio si trasforma in minaccia. Mentre io credo che le associazioni dovrebbero premere dal di fuori, attirando consensi reali attorno alle sedi e alle persone e condizionandone scelte politiche e elettorali.

Se invece, poi, vuoi fare politica, che ben venga purché militanza partitica e lotta di movimento rimangano pianeti ben distinti. Ne va dell'indipendenza del movimento stesso o almeno, questo io penso.

Ma fino a quando avremo personaggi di questo calibro, che sembrano non incidere sul panorama politico se non per coltivare il culto della propria personalità - avete presente due nomi quali Paola Concia e Ivan Scalfarotto? - rimarremo sempre ai margini della società fondata sul diritto e dentro un insieme di egocrazie che non solo nulla producono ma lottano tra di loro per svettare più in alto in vaste piane di deserto giuridico.

Mentre là fuori, a dispetto di quel che dice la Battaglia, continueranno a ucciderci, a insultarci, a ridere di tutti noi e della nostra inconcludenza.

POLITICA
20 agosto 2008
Rinnoviamo il movimento GLBT. A partire da Arcigay
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Sono sempre stato piuttosto critico nei confronti di Arcigay, pur avendovi aderito dal 2000 al 2002 - doppia tessera, assieme a quella di Open Mind Catania -  perché ho sempre visto tale associazione come qualcosa di più vicino a una cooperativa di discoteche e locali, piuttosto che come un baluardo dei diritti GLBT.

Ovviamente questa mia critica non deve essere intesa come un attacco personale alle migliaia di militanti Arcigay che credono nella causa - e che meritano ogni rispetto - bensì come una valutazione delle dirigenze che si sono avvicendate negli alti ranghi bolognesi - e non solo - e nulla hanno ottenuto se non qualche scranno parlamentare o una misera candidatura nelle liste del pd.

Purtroppo per noi, per tutti noi, questo è largamente insufficiente.

Reputo fondamentale, perciò, che le cose cambino ai vertici delle associazioni per fare in modo che i movimenti dal basso - interni ed esterni alle stesse - diano nuova linfa alla lotta per il miglioramento della società, a cominciare da quella GLBT.

Lo scopo dovrebbe essere duplice: rendere più incisive e proficue le nostre battaglie e superare le antiche divisioni - spesso per lo più personalistiche e dunque "idiote" - in seno al movimento. Questo non vuol dire, a parer mio, agire nel novero di un veltroniano "volemose bene", bensì avere obiettivi comuni e strategie condivise.

Per tale ragione sottoscrivo l'appello di una parte di Arcigay Roma e pubblico questa mail che mi è stata mandata da Stratex sulla necessità di dare un cambio decisivo a un'amministrazione romana di Arcigay che negli ultimi tempi si è distinta per lo più per gli imbarazzi e le figuracce che ha creato ai danni dell'intera comunità GLBT.

In questo documento si denuncia una certa mariuolaggine nel comportamento della dirigenza romana del Cavallo Alato, cosa che dovrebbe far, rispettivamente, dapprima rabbrividire e quindi riflettere.

Nella speranza, va da sé, che questa candidatura divenga vittoriosa e che segni, assieme ad altre iniziative auspicate e auspicabili, l'inizio di una nuova epoca nella storia del movimento GLBT italiano.

Arcigay Roma ha convocato il proprio congresso per l’elezione delle cariche sociali per il 13 settembre prossimo. La dirigenza uscente sta attuando una vera e propria strategia di boicottaggio, per minimizzare l’informazione e la partecipazione. Si tratta di un’associazione cruciale nel panorama GLBT di Roma e nazionale, dalla quale potrebbero partire segnali importanti per una nuova fase storica del movimento per la rivendicazione dei diritti delle persone che subiscono discriminazione e violenza a causa delle loro scelte affettive e sessuali.

Potranno partecipare alle elezioni solo i soci che risultano regolarmente iscritti al 22 luglio 2008 e che si registreranno preventivamente mandando un’email
ENTRO IL 6 SETTEMBRE ALLE ORE 12:00 a


con nome, cognome, numero di tessera, luogo e data di nascita, numero di telefono (ovvero chiamando il 3479578585 dalle 18 alle 20 dal lunedì al venerdì).

A questo congresso sarà presentata, in contrapposizione alla dirigenza uscente (presidente Fabrizio Marrazzo, Vice presidente Alessandro Poto, Consiglieri Andrea Ambrogetti, Carlo Guarino, Rosario Murdica, Roberto Stocco – Puoi leggere alcune opinioni su questa dirigenza qui e qui) la candidatura di Federica Pezzoli, con un nuovo documento programmatico e con l’intenzione di cambiare aria:

più trasparenza
più partecipazione
più apertura alla comunità glbt di Roma e provincia
maggiore integrazione con le altre associazioni glbt romane

Se ti interessa sapere di più delle idee e delle iniziative del comitato ed essere aggiornato sulla situazione, puoi iscriverti o contattarlo al seguente indirizzo:

oppure potresti venire alla riunione del 25 agosto, dove il programma sarà discusso ed analizzato insieme alle candidature e se ti convince, aiutarci a presentarlo sottoscrivendolo presso la sede dell’Arcigay (Via Goito 35b) il giorno dopo (26 agosto). 

Ti ringrazio per la tua attenzione e per tutto il sostegno che darai a questa iniziativa.


E mi raccomando: cerchiamo un po' tutti di rendere un po' più vivibile questa Italia martoriata e infelice.
A cominciare dalle nostre case.

SOCIETA'
27 maggio 2008
La magia dell'arcobaleno
 


La sala era piena di gente, anche se il silenzio era anomalo. Troppo pesante, a dispetto della sua invisibilità.
Pian piano arrivano tutti. I circoli Arcigay di Messina, Ragusa e Siracusa.
I Radicali e i Fratelli dell'Elpis, Rifondazione e tutti gli altri.
Naturalmente ci siamo pure noi, quelli del comitato promotore.
E quindi Lady Sarah comincia a parlare, poi tocca a Paolo. E il mondo diventa triste per sempre.

Sette casi di violenza accertati in cinque giorni. Altri venti, mai resi pubblici: la gente ha paura. Che si parli di loro, che gli altri possano additarli...
Sette casi, denunciati, di aggressioni omofobiche contro persone per bene. Indifese. Libere.
Paolo ci fa notare che se fosse successo per i rappresentanti di qualsiasi altra comunità, le più alte cariche dello Stato avrebbero detto qualcosa. Solidarietà, condanna dei fatti, sostegno morale.

Noi dobbiamo fare i conti con una classe politica alla quale nulla importa se ci picchiano.
Al massimo, l'unico sforzo che riescono a fare è quello di accettare che un gay o una trans non vadano picchiati perché tali. Ma se poi succede... chissà, magari se la sono cercata. Le lesbiche, invece, non sono pervenute.

Questa è la società che è nata da santa romana chiesa.
Questa è la società dei maschi duri, massicci e incazzati.
Questa è la società che ama la guerra, la prevaricazione, che se ne frega dei diritti.
Questa è la società italiana, di destra e sinistra.

Noi, a tutto questo, diciamo no.

Ieri alla riunione per il Catania Pride c'erano tutte le realtà GLBT cittadine. E c'erano i compagni e gli amici di sempre.

Abbiamo capito, noi del comitato, che le guerre tra noi non servono a nulla. Oddio, il passato purtroppo c'è stato e non si cancella. Si deve lasciare lì, invece, ben in vista. Per capire che non deve più tornare.

Lady Sarah dice una cosa molto giusta: non dobbiamo più rimanere soli. Perché noi amiamo col nostro corpo, e col nostro corpo agiamo anche per le vite degli altri, col nostro corpo andiamo a fare la spesa, insegnamo valori ai nostri allievi, aiutiamo la gente in difficoltà, passiamo del tempo con i nostri amici, lavoriamo per lo sviluppo di tutta la società.

Per questo noi siamo la città.

E ieri, per una strana concomitanza di casi, il silenzio invisibile e pesantissimo è diventato dialogo e tutti hanno potuto dire quello che pensano. C'erano i gay cristiani. Forse erano spaventati, sicuramente diffidenti. Ma una mano è stata tesa pure a loro. Non per venire dalla nostra parte, ma per incontrarsi a metà strada.

E c'era pure quel signore, quello che gestisce il cruising bar, che a un certo punto ha detto cose assolutamente giuste, e poi Lady Sarah ha ripreso la parola e ha detto che mai più un gay dovrà essere picchiato perché è frocio, che mai più dovremo essere condannati alla solitudine, che il 5 luglio sarà un giorno di memoria e di bellezza, di giustizia e di futuro.

Perché noi ci siamo e opponiamo al perfido incantesimo di chi ci vuole invisibili la nostra magia fatta di tutto il coraggio che c'è, dentro la pentola d'oro da cui nasce il nostro arcobaleno.

Buon pride a tutti.

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permalink | inviato da ElfoBruno il 27/5/2008 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
21 maggio 2008
Il sindaco, i froci e il pride: part two
 


Tempo addietro vi avevo promesso che vi avrei raccontato un gustono aneddoto su un sindaco e i froci. Ok, il pride non c'entra molto nella storiella che vi sto per rivelare, ma si riallaccia a quanto sta avvenendo a Roma.

Ma andiamo per ordine.


C'era una volta, in Sicilia...

Tanto tempo fa, in una città ai piedi di un vulcano, la locale Arcigay tesseva contatti con le istituzioni locali. Cosa che, di per se stessa, malvagia non è. Peccato che, nelle istituzioni, stavano persone appartenenti a determinati partiti quali Forza Italia e Alleanza Nazionale.

Forza Italia è quel partito che, oltre ad avere Berlusconi come leader, ha espresso Bondi come ministro ai Beni Culturali e la Carfagna come ministro.
Alleanza Nazionale è la nipotina del partito fascista, partorita dal figlio di quest'ultimo, ovvero l'MSI. Oltre a queste nobilissime origini, tale sigla vanta esponenti quali Fini, che di recente ha rilasciato una dichiarazione, su Famiglia Cristiana, in cui dice che le norme contro l'omofobia sono lesive per una pedagogia efficace; quali Nino Strano, abituale consumatore di mortadella in parlamento (tutto il mondo ci ride ancora dietro); quali il lombardo Prosperini, che si augura la morte per garrotamento di tutti noi finocchi.

In questo incoraggiante quadro culturale, l'Arcigay di allora decise di allacciare rapporti con l'allora sindaco Scapagnini - promosso senatore per aver lasciato Catania con un bilancio da secondo dopoguerra, al punto tale che l'Enel ha tagliato l'erogazione della luce nelle strade e adesso il centro storico è luminoso come il cervello di certi elettori di destra - e, badate bene, mesi di proficue amicizie portarono all'istituzione dell'osservatorio sulle diversità.


L'osservatorio cieco.

Quando l'osservatorio venne presentato, il vice-sindaco Arena disse che non voleva parlare di omosessualità, ma di diversità in generale (damnatio verbi!). Dopo di che gli altri invitati alla conferenza inaugurale, Scapagnini e Raffaele Lombardo, si sperticarono in parole senza nessun significato sull'utilità dell'osservatorio senza mai citare la parola magica che appartiene al campo semantico dell'essere froci.

E quindi fu gloria e promesse di un futuro radioso.

Allora i rapporti tra Open Mind e Arcigay Catania erano tesi e distanti. Oggi le cose sono molto diverse e per fortuna si assiste a un processo di convergenza e unità sul senso di appartenenza e sulle rivendicazioni dei diritti per le persone GLBT.

Da una discussione tra associazioni, alla domanda "ma che fine ha fatto l'osservatorio?" ci è stato risposto che l'allora sindaco Scapagnini promise la sua istituzione che, però, doveva essere resa operativa da una delibera comunale. Delibera che - grazie ai partiti sopra citati, più il contributo di altre forze come l'UDC e l'MpA - mai venne.


Morale della favola.

A Roma il movimento GLBT si è spaccato perché Di'Gay Progect e Arcigay Roma aprono a un sindaco post-fascista che ha in dispregio la nostra gayetas. Queste due associazioni non hanno accettato di firmare un documento uguale a quello dell'anno scorso perché, è opinione comune, vogliono ingraziarsi Alemanno per avere un loro tornaconto (leggi: fondi per il Gay Village e la Gay Help Line).

Vogliamo scommettere che Alemanno, che è retto da una maggioranza uguale a quella che reggeva Scapagnini dei tempi d'oro qui sotto il vulcano, non darà nulla di quanto questi signori romani sperano di ottenere?

E se così è, e così sarà (a meno che DGP e Arcigay Roma non vendano definitivamente l'anima al diavolo), a chi gioverà la spaccatura del movimento romano e la presenza di un corteo con due anime in lotta tra di loro?

Ai posteri l'ardua e poco gaya sentenza.
POLITICA
13 maggio 2008
Il sindaco, i froci e il pride: part one

 

I prodromi

Come in molti sanno, a Roma tra meno di un mese ci sarà il gay pride.
Si prevedono lustrini (santi subito!), feste, gioia, balli di piazza e rivendicazioni politiche serie.

In molti non riescono a concepire questo binomio tra serietà delle rivendicazioni e allegria (o gayezza) nel metodo di richiesta.

Quei molti dimenticano che per i restanti trecentosessantaquattro (364) giorni dell'anno la lotta di movimento e le scelte politiche osservano i canali più "consoni" della sobrietà che è richiesta all'agone delle richieste sociali.

Pazienza, siamo circondati da gente che pretende due fatti fondamentali: uno, che le persone GLBT non abbiano diritti; due, che nel rivendicare delle cose che mai otterranno - perché non devono ottenerle, il papa non vuole - devono comunque dimostrare una moralità maggiore rispetto alle altre categorie.

Ho già parlato ampiamente di quanto possano essere idiote e inutili tali rimostranze.
Il gay in giacca e cravatta, oltre al fatto che sarebbe stupido a vestirsi in modo tale a giugno o a luglio a Roma come in Sicilia, viste le temperature, richiamerebbe comunque il biasimo dei ben pensanti. Tradotto: per loro rimani sempre frocio, con o senza le piume di struzzo.

Perché questa lunga premessa?


L'affaire Alemanno

Perché anche Alemanno ne ha parlato, lo sapete. Il pride offenderebbe ben pensanti, sentimento religioso e bambini. Come se fosse una fiction di Canale 5 sulla suora di turno...

Fatto sta che da allora, orde di gay e di lesbiche fanno a gara per ingraziarsi i favori - che mai verranno - del nuovo sindaco di Roma.

Se Cristiana Alicata scrive una lettera molto garbata, omettendo il fatto di parlare a titolo personale, che dubito che Alemanno troverebbe accoglienza ed entusiasmo per la sua presenza, Di'Gay Project e Arcigay Roma fanno di più: lo invitano ufficialmente al pride, per far capire a mister ex manganello che non si è poi così perversi come si vorrebbe far credere, a parte cinque o sei frocioni e altrettanti femminielli subito relegati al rango di orrida minoranza.

Complimenti a Marrazzo (Arcigay RM) e alla Battaglia (DGP): dopo Veltroni e Rutelli, ai quali evidentemente si ispiravano in passato, si sentiva l'esigenza di nuovi astri nascenti (e vittoriosi) della causa GLBT. Loro non lo ammetteranno mai, ma nell'invito ad Alemanno - prima dipinto come il mostro assoluto, adesso trasformato in principe interlocutore - appare un'evidente lista della spesa.

Arcigay Roma ha la Gay Help Line.
Di'Gay Project fa il Gay Village.
Mica cazzi!

Ad ogni modo, il Mario Mieli e ArciLesbica Roma prendono le distanze da quell'invito e, soprattutto il Mieli, fa sapere che Alemanno sarà il benvenuto al Pride di Roma quando ne condividerà il programma.

Non si va a messa a fare la comunione se non si è cristiani, giusto?
Non vai al Pride se non ne condividi spirito e richieste.
O no?


L'impasse romana

Fatto sta che adesso a Roma sono un po' all'impasse. Perché oltre al fatto che pare che a certe realtà importi di più la partecipazione di Alemanno piuttosto che il pride in sé e per sé, non esce ancora il documento politico. E mancano poche settimane.

Io che sono una persona informata sui fatti, so che il programma è fatto in un certo modo e non ci sono ragioni oggettive per rifiutarlo. Arcigay Roma e DGP lo hanno rigettato. Troppo estremo, secondo loro. Peccato che fonti dirette mi dicano che è un attimo più moderato di quello dell'anno scorso, sul quale è ricalcato. Documento di un pride che vide la Battaglia dare del "grasso di merda" a Prodi - riscuotendo le simpatie degli orsi lì presenti - e Marrazzo si faceva bello con le finte carte di identità per froci.

Lampi di Pensiero, presente alla riunione di ieri in cui ne è venuto fuori che Arcigay Roma è un po' confusa sul da farsi, mentre DGP non vuole firmare il documento unitario, lancia un disperato grido di dolore con tanto di cui prodest finale.

Io un paio di idee al merito ce le ho. E tra le righe l'ho anche suggerito.
Volete altri indizi? Carrello, super offerte, bancone frigo, prendi due e paghi due.
Anche se spero, in tutta sincerità, che il movimento GLBT romano trovi unità su progetti condivisi e non si laceri al suo interno, invece, sulle promesse da strappare al nuovo sindaco.

In merito a questo, un giorno vi racconterò un gustoso aneddoto che è successo qui dalle mie parti. Ma non adesso, che ho fretta e ho già straparlato per oggi.
POLITICA
5 gennaio 2008
La coerenza è una priorità per il movimento GLBT?

L'immagine “http://www.ageconcernkingston.org/images/Rainbow-flag.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


Credo che l'editoriale odierno di Gay Today, aggregatore dei blogger vicini al movimento GLBT, sia abbastanza condivisibile.

Una sua lettura approfondita e disincantata ci pone di fronte a interrogativi che tutti noi, i quali teniamo alla laicità di questo Paese e all'espansione e alla salvaguardia dei diritti individuali, sentiamo profondamente. Interrogativi che stanno alla base del futuro della stessa democrazia italiana.

In estrema sintesi: come si comporteranno i partiti di fronte alla questione GLBT? Quali strategie unitarie devono ritenersi valide nell'azione politica e sociale? Come captare l'alleanza con i gay che votano a destra?

La strada maestra, a leggere l'editoriale, sarebbe un memorandum delle tre C: coesione di tutti i gruppi attorno a un progetto unitario, coinvolgimento di tutti coloro che vogliono costruire quel progetto stesso e tanto tanto coraggio individuale e collettivo.

Credo che sia un testo condivisibile sulle grandi linee, su cui si può trovare una buona mediazione tra le varie anime del movimento GLBT.

Manca, tuttavia, una voce fondamentale: la Coerenza.

Dove per Coerenza non si intende una intransigenza dogmatica e ideologica, ma pretendere da se stessi e dai partiti e dalle associazioni in cui si milita una assoluta determinazione a perseguire l'obiettivo finale che dovrebbe essere duplice e camminare su due binari: quello della sicurezza individuale, da perseguire attraverso una legge contro le discriminazioni su base sessuale; e quello dell'estensione dei diritti di cittadinanza, attraverso l'approvazione delle unioni civili, dei matrimoni (senza alcuna discriminante sull'orientamento sessuale dei contraenti) e attraverso una legge sulla "piccola soluzione" per le persone transessuali (ovvero, poter cambiar nome nei documenti già da prima dell'operazione).

Questi diritti di "settore" dovrebbero procedere di pari passo con un'azione politica di sostegno sui diritti sociali e sulla laicità. Perché non si vive di solo amore, ma ci vuole anche un modo per farlo crescere quell'amore e una stabilità economica è la conditio sine qua non per avere una casa e fare dei progetti. La laicità, infine, è quell'impianto che dovrebbe essere alla base della democrazia stessa, in quanto riconosce legittimità a tutte le istanze culturali che si incontrano in essa.

La domanda da farsi a questo punto è perciò la seguente: la comunità GLBT è in grado di riconoscere come suoi questi valori e su questi direzionare la propria battaglia culturale e politica?

Inoltre: come hanno intenzione di agire quelle persone GLBT che agiscono dentro i partiti? L'obiettivo comunitario sarà, per queste persone, più importante delle direttive stesse del partito? Oppure in nome di una disciplina di partito si è disposti, come si è fatto fino ad adesso, a sacrificare una qualsiasi strategia unitaria pur di rientrare nelle grazie del segretario o dell'insegna di turno?

Perché, a dirla tutta, non è scrivendo lettere vane a Veltroni (vedi Benedino e Alicata), sdoganare umanamente la Binetti (vedi la Concia), obbedire obbedire obbedire (vedi la Luxuria) e citare di continuo Eleanor Roosevelt (come fa Scalfarotto) che si ottengono risultati. Almeno, la storia recente ci ha dimostrato questo fino ad adesso.

POLITICA
21 dicembre 2007
Noi gay, sotto Berlusconi, eravamo più tutelati di adesso
http://content.answers.com/main/content/wp/en-commons/thumb/7/7d/160px-20051129_northlake-il5.jpg


Quando c'era al governo Berlusconi noi persone GLBT eravamo più tutelate. Lo so, può sembrare l'affermazione di coloro che il mio amico il Filosofo chiama froci da vetrina, così come può apparire lo slogan mentale dell'elettore gay medio(cre) della CdL. A dirlo però sono io, un gay che si riconosce nei valori della socialdemocrazia e che avversa gli estremismi ideologici - anche se mi si accusa di essere troppo ideologizzato. Per cui non mi si dica che appartengo alla sinistra radicale che di fatto aiuta il Cavaliere, per quanto sto per dire.

E se affermo questo è per una ragione ben precisa: infatti, negli ultimi diciotto mesi, l'azione di questo governo ha cancellato gli ultimi oltre vent'anni di lotte - già mediocri nei risultati - del movimento di emancipazione omosessuale e transessuale.

Se facciamo una piccola cronistoria, e risaliamo alle primarie di Prodi, vediamo come quell'appuntamento venne scandito - tra le varie cose che si sarebbero dovute fare per il bene dell'Italia - dalla necessità di regolamentare le coppie conviventi anche omosessuali.

E a dirlo era Prodi, non certo un comunista antropedofago o un bevitore di urine. E non a caso in quelle primarie si distinse la figura, assolutamente simbolica, di Ivan Scalfarotto, che si presentava come il candidato gay ufficiale dell'Unione.

Altri tempi.

Il vento di Zapatero avrebbe soffiato dai Pirenei per prendere la rotta dell'Atlantico fino ad arrivare alle Ande. I servi della curia di casa nostra gridavano già alla fine della famiglia e al sovvertimento del naturale ordine sociale. Non credo che sia un caso che la Spagna ci abbia superato anche sotto il profilo economico - creare nuclei più stabili fa bene all'economia, che se ne dica - e il vento si è fermato alle Ande senza soffiare sui nostri miserabili Appennini.

Ad ogni modo, Prodi vinse. La questione dei PaCS era all'ordine del giorno. Se ne parlava, la chiesa tuovana e la destra si stracciava le vesti.

I ruoli erano chiari e definiti: il centro-sinistra aveva a cuore i diritti delle persone omosessuali. La destra era il naturale nemico. La chiesa, il mandante.

Ma...

All'interno del centro-sinistra cominciarono ad agitarsi le acque e di questo dobbiamo ringraziare due personaggi. Francesco Rutelli, ex-tutto e in odore di omosessualità criptata - secondo quanto si dice all'interno delle comunità gay di tutta Italia - al varo del programma dell'Unione impose il suo diktat. Il primo di una lunga serie. I PaCS - già largamente insufficienti, ma necessari per accontentare Grillini e i futuri frocio-dem del partito democratico, e il non plus ultra che le mediocri italiche menti possano concepire quando si accenna alle coppie di fatto - dovevano essere cancellati.

La questione era fondamentale. La chiesa aveva dato il suo niet. Se i PaCS fossero passati era a rischio l'intera coalizione. Rutelli aveva imposto la presenza della Binetti mica per nulla. L'Unione sarebbe stata votata dall'Opus Dei, per cui a sparire dovevano essere i diritti dei froci (intesi come intera comunità GLBT). I froci, alla fine, avrebbero capito e accettato lo stesso. E la storia darà ragione a questa politica.

I PaCS furono cancellati e venne inserito, tanto per far star buoni alcuni DS e i radicali, un paragrafetto di tre righe in cui si accennava a generici diritti alle persone presenti dentro le coppie di fatto. Una cazzata colossale, visto che a livello semantico questa dicitura non ha nessun significato. Ma fatto sta che quel paragrafetto passò. E tutti lo sottoscrissero. Tranne uno. Clemente Mastella, che è la seconda eminenza grigia responsabile della morte della lotta per i diritti. Quello fu l'inizio di tutti i ricatti dei cattolici della coalizione che di fatto hanno impedito qualsiasi tutela per noi persone GLBT.

La storia poi è nota. Da quelle tre righe vennero concepiti i DiCo, subito abortiti dal parlamento che non li ha mai discussi. Il governo andò sotto al Senato, proprio per questa norma. Ma lo specchietto per le allodole fu la missione in Afghanistan. Quindi spuntarono i CUS, che stanno a macerare in attesa dell'ennesima bocciatura.

Tra DiCo e CUS si inseriscono la norma anti-omofobia e la mancata approvazione del registro delle unioni civili a Roma. Altre vittime eccellenti il cui assassino è figlio politico dello scellerato accordo tra ex diessini e cattolici: il partito democratico. Anche se i suoi sostenitori e i suoi militanti hanno ricevuto e.mail, sms e illuminazioni sulla via di Damasco (o sulla via della Conciliazione, poco importa) nelle quali la parola d'ordine è: mentire, anche di fronte all'evidenza, e dire che la colpa è tutta dei comunisti.

Le cose così sono andate, il governo mangerà il panettone - o a quanto pare glielo daranno in punto di morte - e noi persone omosessuali, bisessuali e transessuali chiuderemo l'anno con la certezza di essere più insicuri e in pericolo di prima.

Perché, care amiche e cari amici, da questa sequela di eventi emergono almeno tre ordini di considerazioni:

1. Il processo di riconoscimento delle unioni di fatto doveva seguire un percorso che doveva puntare al pieno riconoscimento del diritto di cittadinanza (matrimonio e adozioni) ed essere corredato da una serie di norme contro i crimini compiuti a discriminante sessuale. Arcigay, che fino a ieri si accontentava dei patti civili di solidarietà, ha puntato tutto su quelli. Il movimento, sfilacciato e cristallizzato nella rivalità tra associazioni, ha fatto il resto. Col risultato che un movimento diviso e affidato ora a personaggi incapaci - Grillini, Lo Giudice, Benedino, Concia giusto per fare alcuni nomi - e apparentemente legati più alle loro poltrone (presenti, future e futuribili) che ai destini della comunità, ora a realtà che sottopongono la lotta per i diritti civili in ruolo subalterno rispetto alla lotta per i diritti sociali ha ottenuto un solo risultato: il niente.

2. Questo processo ha snaturato il concetto stesso di salvaguardia dei diritti. Prima si parlava di coppie da equiparare. La coppia sposata e la coppia non sposata dovevano avere gli stessi diritti almeno in materia fiscale e assistenziale. Che poi la coppia non sposata potesse anche essere composta da gay e da lesbiche, questo poco importava. Con il clamore post-dichiano si è passati a generici diritti dei singoli che decidono di far coppia e che siano rigorosamente non sposati. In altre parole: se decidi di convivere non solo non avrai gli stessi diritti di chi decide di sposarsi - e ringraziamo la Bindi, altro personaggio in odore di omosessualità nascosta ma evidente - ma verranno sancite per legge le discriminazioni. Prima, cioè, eri comunque coppia (e/o famiglia, a seconda delle prospettive). Dopo i dico si è evitato di creare famiglie di serie B, ma si è dato il lasciapassare per distinguere tra coppie meritevoli (di tutto) e coppie indegne (di quel tutto). Grazie ancora, Rosy Bindi.

3. L'attuale classe dirigente - per mezzo dei partiti e delle associazioni collaterali - ha permesso tutto quello che ho delineato nei punti 1 e 2. E non solo. Con le dichiarazioni pubbliche dei suoi massimi esponenti, sempre orientate a rassicurare il Vaticano - che ricordiamolo, è il nemico storico di qualsiasi cosa si avvicini al concetto di giustizia in merito di diritti individuali, sociali ed affettivi (almeno dalle crociate in poi) - hanno lasciato passare il messaggio che la comunità omosessuale è stata lasciata al suo destino. "I gay non simulino il matrimonio" dixit D'Alema, altrimenti i cattolici si potrebbero sentire offesi. "L'omofobia non è reato" e a scuola più che mai, grazie alla Binetti, a Fioroni e a Mastella. In soldoni: prima della vittoria dell'Unione per la società i gay avevano uno status socio-culturale - per quanto da definire, in un modo o nell'altro - e un difensore, ovvero la coalizione progressista. Negli ultimi diciotto mesi questi due aspetti sono venuti a cadere del tutto.

A queste considerazioni possono seguire alcune brevissime conclusioni, e cioè:

- i gay non possono vantare gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino;
- due gay o due lesbiche non possono avanzare il diritto di formare una famiglia perché non sono una famiglia;
- l'amore tra due gay o due lesbiche è qualitativamente minore rispetto a quello degli eterosessuali perché è eticamente sbagliato;
- i gay possono essere offesi (e chissa, magari anche picchiati) perché tali;
- a permettere questo stato di cose sono le persone che prima li proteggevano, per cui i gay e le lesbiche non hanno più quello scudo politico che prima li "salvaguardava" agli occhi dell'opinione pubblica.

Quando c'era Berlusconi a ben vedere tutto questo poteva risultare addirittura raccapricciante. Adesso, invece, quest' "ordine nuovo" di pensieri sta penetrando nelle coscienze dei singoli cittadini. Sta diventando, in altre parole, cultura di popolo.

A permettere tutto questo, e a farci trovare questo stato di cose sotto l'albero di Natale del 2007, è stato questo governo e la classe politica al potere che lo ha prodotto. Si stava meglio quando al potere c'erano i nostri più acerrimi nemici. È triste da dire, qualora non paradossale. Ma è una cosa che dovrebbe fare riflettere tutti noi, a cominciare dalle prossime consultazioni elettorali. E non solo.

SOCIETA'
4 novembre 2007
Massimo Consoli ci ha lasciato
http://www.rtsi.ch/prog/images/trasm/religione_preghiera_candela_lutto_luce_spirito02-b.jpg


Direttamente dal sito del Circolo Mario Mieli:


Stanotte ci ha lasciato Massimo Consoli, uno dei padri storici del movimento gay italiano. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli si stringe alla famiglia e comunica che la camera ardente, come da volontà dello stesso Massimo, si terrà presso la sede del Circolo, in via Efeso 2/A, a partire dalle 13 di domani, lunedì 5 novembre, fino alle 10 di martedì 6 novembre.
Alle 10 di martedì il feretro lascerà il Circolo e raggiungerà l’istituto buddista Soka Gakkai in via della Marcigliana 532 (traversa di via della Bufalotta) dove alle 11 si svolgerà una cerimonia laica. Poi sarà trasferito presso il cimitero di Marino.

Il Circolo è stato anche investito dalla famiglia dell’incarico di soddisfare la volontà di Massimo di essere sepolto nel cimitero acattolico di Roma dove riposa Dario Bellezza e si è già attivato per realizzare questo suo desiderio.

Invitiamo gli amici, la comunità gay tutta e le istituzioni, che hanno sempre riconosciuto l’indubbio valore del lavoro di Massimo, a venire a dargli l’ultimo saluto.

Circolo di cultura Omosessuali Mario Mieli



Per chi volesse sapere chi era e cosa ha rappresentato per il movimento GLBT, può l'articolo che La Repubblica on line gli ha dedicato.


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permalink | inviato da ElfoBruno il 4/11/2007 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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