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Nessuno ti ha mai detto che se vuoi un futuro migliore devi solo cambiare il presente
SOCIETA'
18 ottobre 2009
Movimento e diritti: istruzioni per l'uso per persone GLBT
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Il mio solito tempismo... Non potevo scegliere momento migliore per venire a stare a Roma. Una manifestazione a settimana a sostegno di questa o quella minoranza (si vedano le manifestazioni del 10 e del 17 ottobre, ad esempio), il parlamento che sostanzialmente se ne frega (ricordiamo tutte e tutti la bocciatura della legge contro l'omofobia) e qualche cittadino romano, trasversalmente vicino ad Alemanno e alla Binetti, che come ormai d'abitudine picchia il gay di turno e investe qualche transessuale per strada.


La terra dei cachi (e dei cacchi amari)

Berlusconi chiamerebbe tutto questo con l'epiteto di "democrazia moderna". Il papa, dal canto suo, si compiacerebbe delle mai estinte radici giudaico-cristiane del nostro paese. "E l'Italia è questa qua", se mi si permette una citazione da terra dei cachi. La perifrasi "repubblica delle banane", infatti, ricorda i connotati di una tragedia storica che mal di adatta alla farsa perenne in cui vive il nostro paese. Il ricorso ai loti e a Elio e le Storie tese mi appare più che adeguato.

Fermo restando che la Fricanea non sarà molto felice di sapere che suo figlio rischia una coltellata uscendo di casa per andare a fare attivismo in un circolo come un altro (ma io tifo per il Mieli) e che lo stato - per opera di chi candida indagati per mafia ma si permette il lusso di odiare omosessuali e trans - nulla ha intenzione di fare, mi chiedo se anche il movimento GLBTQI (e mettiamocela pure un'omega e un'aleph, che non si sa mai), non debba guardarsi seriamente allo specchio e cominciare a cambiare tutto, dai percorsi alle strategie, dal linguaggio alle sigle, dalle alleanze al modo di farle.

Perché se da una parte vedo piccole gemme di rinnovamento, dall'imprescindibile lavoro del Milk di Milano fino all'elezione di Andrea Maccarrone alla presidenza del Mieli (e ritornerò sull'importanza di questo cambio di guardia a Roma), passando anche per il tentativo unitario che si registra in Sicilia pur tra mille difficoltà portato coraggiosamente avanti dal Codipec Pegaso e raccolto da tutte le altre associazioni locali (e mi spiace da morire di aver lasciato questo fardello - per ora - ad Alessandro Motta e Giovanni Caloggero, ma io continuerò a vegliare su tutti voi), dall'altro vedo le solite beghe da bottegaia di provincia.

Se, ricordiamolo, trent'anni di militanza (attiva e passiva) hanno portato solo a un mutuo agevolato per coppie anche omosessuali e a un pronunciamento da parte del tribunale di Venezia sulla legittimità del matrimonio gay (e qui bisogna sinceramente ringraziare la più giovane delle associazioni nazionali, Certi Diritti assieme a Rete Lenford), forse dovremmo un attimo cospargerci, tutte, il capo di cenere.

Dal mio piccolo, lo ribadisco, la strada da seguire è quella del rinnovamento del linguaggio, delle strategie e delle alleanze.


Parole nuove (e significati stabili)

Occorre dire con parole nuove e più comprensibili cosa vogliamo. Mi sembra frustrante litigare per le lettere da aggiungere al nostro movimento. Non ho nulla contro i queer e gli intersessuali, ma forse occorrerebbe capire che tutto può essere portato dentro due diciture onnicomprensive che sono quelle dell'
orientamento e dell'identità.

Il movimento per cosa lotta? Per l'affermazione di una terminologia o per la dignità e l'estensione dei diritti? Rischiamo di cadere nell'indeterminatezza semantica e quando le parole perdono contenuto cominciano le dittature. Di libertà, al plurale, a ben vedere parlava proprio Mussolini. E ricordiamo il "ministero dell'amore" di orwelliana memoria.

Devo aggiungere altro?


Strategie nuove: stanare il nemico

Occorre capire cosa fare e come fare per ottenere ciò che vogliamo. Fino ad adesso, invece, la percezione è quella di aver fatto le cose per apparire in tv o magari finire in quale trasmissione televisiva a litigare col politico (inutile) di turno. Paga ancora questa bulimia "manifestantistica"? Le
manifestazioni di piazza sottolineano una realtà. La mia esperienza mi insegna che se in un libro sottolineamo tutto, poi è come se non avessimo messo in evidenza nulla.

Poi, ben vengano le iniziative da strada, sono il primo a sostenerle (e a organizzarle, di tanto in tanto). Ma mi pare che si vada in ordine sparso... la manifestazione del 10 ottobre è stata un sostanziale flop. A chi parlavamo? Da che punto si partiva? Dov'era il movimento tutto? E poi ancora: ha ancora senso, in un momento di emergenza nazionale, parlare di distinzioni tra associazioni nazionali e non? Le prime non possono fare a meno delle seconde, a ben vedere. E Roma, la storia ci insegna, diventò forte proprio perché c'erano optimates e populares che, di fronte al nemico esterno, lottavano fianco a fianco.

Se poi capissimo
chi è il nemico, trascinarlo allo scoperto e metterlo di fronte alle proprie responsabilità e alle proprie contraddizioni sarebbe anche cosa ottima e abbondante. Sarà una mia impressione, ma nessuno ha fatto notare a Buttiglione, quando parlava di omofobia in TV, che non aveva nessun diritto a proferir parola, visto che su questo tema la Commissione Europea, ab illo tempore, lo ha sonoramente rispedito in Italia. Dialogarci su un piano di parità significa legittimare le sue idee. E le idee di un omofobo valgono quanto le idee di uno che dice che i "negri" sono inferiori e che gli ebrei devono stare nei forni.

Questo è mai stato detto al pubblico a casa e al popolo nelle piazze?


Allargare il consenso

Occorre, infine, allargare il consenso a favore delle nostre lotte. Per fare questo bisognerebbe capire che in questa fase della lotta
non ha senso distinguersi in chi è più "diverso" rispetto alle altre diversità. Viviamo in uno stato di diritto, anche se per poco ancora. Se non percorriamo la strada del rispetto del diritto, rispetto che deve essere declinato a nostro vantaggio, il diritto viene svuotato. E facciamo un favore al berlusconismo, teniamolo a mente.

Sento troppo spesso dichiarazioni di questo o quel singolo che mi dice, legittimamente, che del
matrimonio non gliene frega nulla. Il principio di uguaglianza risiede nel fatto che del matrimonio può non fregartene nulla solo dal momento in cui puoi accedervi. Fino a quel momento ne sei escluso per cui è come non essere invitati alla festa e andare a dire in giro che non ti piacciono i party a bordo piscina. Ok, sarà borghese ma tu ci fai solo la figura dello sfigato che non è stato invitato.

E poi, per favore, cerchiamo di capire chi ci sta attorno. Dipendesse da me, Fini e D'Alema andrebbero a risollevare attivamente le sorti dell'agricoltura nazionale, ma ci sono loro al potere. Probabilmente Bersani sarà il prossimo leader del pd e Fini si mostra moderatamente aperto verso il discorso dei diritti. Apriamo delle brecce anche in quegli ambiti. Che non vuol dire proseguire nella politica dei piccoli passi, ma guardare il potere dritto negli occhi.


Il nostro futuro? Le sciure al museo!

Ovviamente le mie sono solo ipotesi. Quasi delle suggestioni, senza nessuna pretesa di verità da taschino.
Ma cerchiamo di aprirci alla società tutta. Viviamo in un mondo al 90% eterosessuale. Saremo pure i migliori, vestiremo meglio e non metteremo mai calzini di spugna coi mocassini. Ma per votare le leggi in parlamento non serve uno stile impeccabile. Basta vedere come vanno in giro la Binetti e la Bindi.

Faccio un esempio pratico: il ciclo di manifestazioni legate ad Antinoo, a Milano, porta nei musei le sciure meneghine.
La sfida è quella di portare anche loro dalla nostra parte. Anche se votano Bossi. Forse a lungo andare smettono di farlo. E se il nipotino sedicenne dice loro che è gay o vuole cambiare il nome in Diamanda, magari la tragedia viene mutata in apprensione e da quella si arriva all'abbraccio delle diversità, alla condivisione dei destini, all'accoglienza.

Non vogliamo forse che si arrivi a questo?

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