Uno sguardo veloce su quello che pare accadere dentro il Palazzo.
Da una parte le primarie del pd: consacreanno Bersani, già dato fin d'ora al 51% dei consensi, con buona pace degli altri candidati, a cominciare da Ignazio Marino, unica alternativa seria per un partito che si sta condannando all'opposizione perenne.
A destra Gianfranco Fini, che dopo aver fatto per anni lo scendiletto del volere berlusconiano si sta adesso risvegliando nel tentativo di fare il Sarkozy italiano, aprendo a gay, immigrati, testamento biologico e tutto ciò che non piace a cattolici e destre balcaniche ma che rende un paese degno dell'epiteto "civile".
Le novità più ghiotte stanno, tuttavia, al centro. Casini ch,e dall'alto del suo 5%, e fa sapere a Bossi che in parlamento una maggioranza contro di lui si trova in dieci minuti. Casini che chiama Rutelli, il quale, quest'ultimo, risponde "vediamo".
Segno della serietà di un leader di un partito - e della serietà del partito stesso, a questo punto - che va a congresso con una bella scissione interna già preventivata.
La prospettiva è tragica. Per liberarci di Berlusconi dobbiamo sperare in un triciclo fatto da Bersani, Fini e Casini. Questo triciclo dovrebbe fare un governo tecnico di un anno e mezzo, al massimo, fino all'indizione di nuove elezioni.
Queste poi dovrebbero essere vinte da una destra - capeggiata da Fini o Tremonti non è ancora dato saperlo - che sgancia la Lega, magari con qualche legge ad hoc, e si allea col centro. Pdl più Udc, che dovrebbe ribattezzarsi come Partito della nazione.
Una "nuova" realtà (il vecchio asse Fini-Casini) con una "nuova" opposizione (rappresentata dai dalemiani) che, assieme, consegneranno il paese alle gerarchie ecclesiastiche bloccando ogni processo innovatore ed europeo in materia di diritti civili e che perseguiranno una moderata politica centrista che guarda a destra - a favore di grande industria e enti religiosi - che favorirà nuovo assistenzialismo a sud. Nell'Udc c'è Cuffaro, ricordiamocelo.
In questo panorama che degrada poco dolcemente verso il precipizio, mi sovviene una lite con un blogger piddino che, arroccato nel suo acritico dalemismo, mi ricordava che il partito democratico era necessario per non far andare Rutelli con Casini, ingabbiare i cattolici dentro un progetto riformista e fare "egemonia" per mezzo degli ex comunisti capeggiati da Baffetto.
I fatti attuali dimostrano, però, l'esatto contrario. La minoranza cattolica del paese – intesa come testimonianza "cattolicista" – rappresentata da un partitucolo integralista e dalla dubbia moralità interna, è ago della bilancia delle prossime regionali e pretenderà un prezzo altissimo per far vincere questo o quello schieramento: consegnare la nostra libertà al potere del clero. Con Rutelli che si dice possibilista.
Per l'elettorato diessino rimangono due sole strade: la marginalità perenne o compartecipare a una spartizione decisa da altri.
Ho sempre pensato che il pd fosse il più grande "errore" storico italiano, dopo il fascismo. I fatti pare mi diano ragione. Ahimè, c'è da aggiungere.