
SOCIETA'
23 settembre 2009
Siamo tutti fantasmi!
Ne ho già parlato, giusto ieri.
Il 24 settembre, a Roma, alle ore
19:00, c'è una manifestazione contro tutte le violenze. Si è partiti
dalle aggressioni ai gay per poi fare un bel palcoscenico e permettere
ai soliti noti di poter dire che loro no, non sono omofobi e
transfobici. Quando i loro atti dicono proprio il contrario. Ricordiamo
tutti e tutte chi è Alemanno e cosa ha fatto per le trans, solo per fare un nome e un esempio.
Non andare, per me, è un errore
perché si dà spazio a una sola voce. E non denunciare le ipocrisie
della manifestazione di domani significa fare un regalo non solo a chi
ci picchia ma anche a chi dice che i nostri sentimenti non meritano
uguali riconoscimenti.
Altre ragioni per cui è fondamentale esserci e far sentire la nostra presenza sono state espresse egregiamente da Une belle histoire. Vi invito a leggere, perciò, il suo post. Dice più di molti altri, a cominciare da qualche kompagno (forse troppo inkazzato).
Per il resto, io domani ci sarò, con
la mia magliettina bianca e una mascherina – è così che protesteremo –
anche se non so ancora dove comprarla, qui a Roma. Anzi, se avete qualche suggerimento su dove andare, fate pure cosa gradita.
Per ulteriori informazioni sulla nostra azione, si veda la relativa pagina su Facebook, cliccando qui.

POLITICA
22 settembre 2009
Noi avremmo un sogno ma gli studenti del collettivo fanno il gioco di Alemanno

Non vivo a Roma e seguo le cose che succedono nella capitale un po' perché sono affezionato a questa città, un po' perché è importante seguire gli avvenimenti che arrivano da lontano. Uno di questi è We have a dream, una piccola rivoluzione del movimento GLBT, se piccolo si può definire ogni processo che porta a cambiamenti radicali.
We have a dream ha un grande merito: riportare le persone in piazza. E non le porta dietro un vessillo di uno e uno soltanto, ma attorno a un progetto e un ideale, quello di dire no all'omo-transfobia. Dopo le cose che stanno accadendo la priorità è mettere un argine a tutto questo.
Dire basta alle violenze, alla volgarità di questo mondo.
Dire basta alle coltellate, ai massacri, alle risatine che non feriscono come una lama che ti trapassa la pelle, ma che fa male come se.
La gente va in piazza, seguendo il rainbow – e questa è unità, che piaccia o meno – e parla di sé. Del suo vissuto, del suo essere gay, lesbica, trans e qualunque altra cosa.
We have a dream risolve l'antica dicotomia della libertà sull'emancipazione. E quando al telefono, dopo Una giornata particolare, venerdì scorso ho detto in collegamento con la piazza di Montecitorio che Roma sta dando una lezione a tutto il movimento, l'ho detto per queste ragioni che adesso ho appena esposto.
Dico tutto questo perché, essendo a Roma da qualche giorno, ho deciso, giusto ieri, di vedere come funziona l'aspetto organizzativo delle fiaccolate, oltre al fatto che mi faceva piacere rivedere persone quali Andrea, Guido e Cristiana (oltre che conoscere Valentina).
L'incontro era alla facoltà di Economia, in un'aula occupata da un collettivo universitario. Il tema del giorno era se partecipare o meno alla manifestazione del 24 come We have a dream, viste le ultime adesioni di "peso" quali quelle del Vicariato e di Acca Larentia.
Per farla breve: una parte dell'assemblea era favorevole a rompere le uova nel paniere a preti e fascisti, per non lasciar loro quella piazza e denunciare lo stato di omo-transfobia di certa gente, a partire dallo stesso sindaco Alemanno. Un'altra parte, gli studenti e le studentesse del collettivo, era per non far nulla, o per fare l'ennesima contromanifestazione.
Il risultato della serata – dalle sette e mezza a mezzanotte – è stato quello di non far nulla. Come We have a dream almeno. Ognuno, più o meno organizzato, deciderà se aderire o meno o se partecipare e in che forma.
Per quel che mi riguarda – premesso che non ho aperto bocca, per rispetto a un'assemblea che mi ospitava come uditore – penso che i ragazzi del collettivo abbiano perso una buona occasione per rompere le uova nel paniere a chi vuole utilizzare la causa GLBT in modo strumentale e poco proficuo alla risoluzione dei nostri problemi.
I "magnifici tre" – Marrazzo, Zingaretti e Alemanno – che stanno organizzando la manifestazione di giovedì stanno facendo passare in secondo piano la lotta all'omo-transfobia,vera emergenza romana, in nome di una generica condanna a tutte le violenze. Che ci sta pure bene, ma non quando a dominare la scena sono le coltellate ai gay.
Vicariato e fascisti parteciperanno in modo strumentale perché così, un domani, davanti all'ennesima sortita omofobica di questo o quel sacerdote e di fronte alla prossima aggressione, potranno dire che loro non c'entrano. Erano alla manifestazione, d'altronde... La casalinga di Voghera non potrebbe dargli torto.
I ragazzi del collettivo hanno agitato, con un linguaggio che reputo superato e cacofonico (ma questo è un mio pensiero), i soliti fantasmi che li allarmano e li rassicurano allo stesso tempo. Noi con Alemanno – il fascista – in piazza non ci andiamo. Che è pure legittimo. Peccato che il senso del discorso fosse un altro: non vai alla sua festa per brindare con lui, ci vai per rovesciargli addosso il tavolo col catering.
Sarebbe stato bello, invece, rompergli le uova nel paniere, proprio dentro casa sua. Purtroppo ha prevalso un'altra linea. Perché un certo gruppo di pressione così ha voluto. In nome di non si sa bene quale vantaggio che non sia quello di conservare un'identità "purissima" che fa il gioco di chi vorrebbero combattere senza poi, nel concreto, far nulla per contrastare questa gente.
Ieri, in buona sostanza, ho visto in campo due istanze: quella di chi ha proposto un'azione, ancora senza vessilli e senza ideologie, ma attorno a un progetto concreto – rovinare la festa a chi finge di esserci alleato o amico – e chi non ha voluto rinunciare alla propria identità (di cosa, mi verrebbe da dire a questo punto) in nome di un"rivoluzionarismo" che tutto produce fuorché rivoluzioni e cambiamenti concreti.
Un atto di grande maturità politica da parte degli organizzatori ha fatto sì, alla fine, che si optasse per la libertà di coscienza.
Giovedì quella gente si prenderà la piazza e il collettivo in questione se ne starà fieramente dentro casa o dentro qualche altra aula occupata a ricordare a se stesso quanto fa fico essere come si è. Il popolo, la gente comune, verrà abbindolata. Grazie studenti, voi dovreste essere il futuro. Il futuro che guarda al '68 è un futuro che nasce già morto, lasciatemelo dire.
Concludo dicendo che, per quel che mi riguarda, lo spirito di We have a dream dovrebbe andare oltre certi identitarismi sterili. Come ripeto sempre, quando ci picchiano non stanno a guardare se indossiamo la kefiah o gli slip di "dienggì". Chi ci accoltella e chi glielo lascia fare questo lo ha capito. Qualcun altro no. Mi fa specie, tuttavia, quando questo qualcun altro dice di essere alternativo al potere che vuole combattere. Secondo me il potere lo ha ampiamente previsto e lo ammette proprio per la sua (per tutte e tutti noi) dannosa inconcludenza.

POLITICA
26 agosto 2009
Alemanno ai gay: osservatorio e telecamere, ma rimanete pur sempre froci!
Le associazioni romane e nazionali si dicono non poco soddisfatte dell'incontro
avuto ieri con Alemanno. Questo incontro, per chi non lo sapesse, è
stato conseguente alla vicenda di qualche giorno fa, a Roma, del
ragazzo accoltellato perché gay.
Dall'incontro col sindaco le associazioni convocate – DGP, Arcigay e il
Mario Mieli – hanno ottenuto moderate aperture su un osservatorio
permanente delle associazioni GLBT e sul suo sostegno al disegno di
legge di Paola Concia contro i crimini a sfondo omofobo, oltre a
qualche videocamera di sorveglianza in più nei pressi del Gayvillage.
Di contro, Alemanno ha ribadito i suoi niet ormai soliti a qualsiasi sostegno per coppie di fatto e pride.
Di fronte a tutto questo, la destra frocia esulta
– e posso pure capirli, abituati come sono a farsi prendere per
culattoni anche dentro casa – e i convocati esprimono una sobria, in
certi casi quasi acritica e asettica, soddisfazione per quanto
ottenuto. Ovvero, per il minimo sindacale in un paese civile governato
da una destra ultraconservatrice.
Vero è, tuttavia, che questo non è il caso dell'Italia, ormai
declassata a paese sub-europeo – alla stregua di certe nazioni dell'ex
blocco sovietico, per intenderci – e dove spadroneggia una destra
becera, xenofoba, puttaniera e omofoba. Di fronte a tutto questo, è
comprensibile, le moderate (e sostanzialmente povere) aperture di
Alemanno assumono i connotati di un raro esempio di illuminismo
nostrano.
Verrebbe da dire che, dato che si tratta di un "ex" fascista,
concessioni da piccolo comune di provincia per una città come Roma più
che mai, sono comunque un passo avanti.
Eppure, pare, che le briciole siano state spacciate per pane e rose.
Quando dovremmo, un po' tutti, constatare che pur sempre di mollichine
si tratta. Briciole concesse dall'alto, e non tra pari, con la tecnica
del bastone e della carota: si avrà quel poco purché non si abbia tutto
il resto. E tutto il resto, vorrei ricordare, è la ragione precipua per
cui l'associazionismo GLBT esiste: visibilità e diritti, in due parole.
Vorrei capire, inoltre, come le associazioni romane gestiranno
l'osservatorio, se in questo osservatorio si potrà parlare di omofobia,
così come nelle scuole, se dentro il concetto di omofobia rientra la
negazione sistematica dell'equiparazione dei diritti delle persone
GLBT. Perché, ieri, si è proprio ribadito questo. Il comune darà il suo
contentino, per quanto sicuramente interessante in alcuni punti, ma
fermo restando che i gay non potranno mai manifestare nella piena
dignità di tutti gli altri e fermo restando che, sempre per il comune,
gay e lesbiche non hanno diritto a costituire un nucleo familiare.
Per alcuni questo è un successo. Per altri, come me, certe (non) aperture sono invece per lo più fonte di forti perplessità.

POLITICA
24 agosto 2009
Dell'indignazione della Melandri e di Alemanno non sappiamo cosa farcene

Sull'aggressione dei due ragazzi accoltellati all'uscita del Gay
Village di Roma si è detto molto. E per casi come questi, ormai
largamente presenti sui media, si dice molto, forse quasi per
abitudine. Il copione che va rispettato è il seguente: il gay di turno
viene picchiato o maltrattato, la notizia va sui giornali, il politico
di turno si indigna. E tutto procede come sempre. Nell'attesa della
prossima aggressione che, puntualmente, arriva. Anzi, è già arrivata a
dire il vero. Repubblica ha appena pubblicato un articolo sull'ennesimo
atto omofobo contro una coppia gay a Rimini.
In questa giostra estiva fatta di insulti e violenze la cosa che turba
– o quanto meno dovrebbe turbare tanto quanto la notizia degli atti
violenti – è la totale inadeguatezza della politica ad affrontare il
problema.
Certo, i giornali raccontano di un Alemanno indignato, seguito a ruota
dalla ancor più indignata Giovanna Melandri, in un'indignazione
bipartisan che si limita al momento in cui accade il fattaccio e che
non ha conseguenze sul piano fattivo.
Non solo.
Parrebbe, a leggere certe dichiarazioni, che i commenti dei politici
non siano funzionali a condannare l'omofobia dilagante in questo paese
bensì ad attaccare l'avversario. Per Alemanno lo scandalo sta nel fatto
di dover, ancora una volta, contestare l'operato di un magistrato. Per
la Melandri, invece, Roma non è più sicura da quando c'è un sindaco del
partito opposto al suo. In tutto questo dov'è la lotta all'omofobia e
la creazione di una cultura del rispetto e dell'accoglienza del
diverso?
Per altro i due protagonisti di tale indignazione mediatica dimenticano
di appartenere a partiti ai quali va ascritta, seppur indirettamente,
la responsabilità di tali atti.
Il Pdl è fieramente omofobo, così come sono omofobi molti ministri
dell'attuale governo (a cominciare da Mara Carfagna, soubrette
imprestata al Ministero delle Pari Opportunità) e così come sono state
omofobe le posizioni dell'ex leader di AN, Gianfranco Fini, ora
presidente della Camera, che fino all'anno scorso lanciava strali
contro le coppie di fatto. Posizioni sulle quali anche Alemanno si
trovava d'accordo, se la memoria non mi inganna.
Omofobo è il pd, con la sua componente cattolica e binettiana, la quale
detta l'agenda a tutto il partito. Basterà ricordare, a questo
proposito, il dibattito sui DiCo, l'essenza stessa dei DiCO, le
dichiarazioni dei più alti esponenti del pd, da D'Alema a Rutelli, da
Fassino alla stessa Melandri che in una puntata di "Porta a Porta"
ammetteva serenamente che nel suo partito si era contrari ai matrimoni
gay.
Di fronte alle coltellate, agli sputi, agli insulti, agli omicidi,
penso, della solidarietà di gente (gentaglia?) siffatta non abbiamo di
cosa farcene.
Si ha bisogno, invece, di un'azione legislativa efficace contro tali
atti di matrice omofoba. Che non vuol dire impedire al papa di essere
omofobo – preoccupazione principale dei cattolici piddini che, per
l'ennesima volta, dimostrano quanto la risultante di DS e Margherita
sia naturale nemica del popolo GLBT – quanto di far in modo che il
clima d'odio alimentato da diversi attori sociopolitici (chiesa
inclusa) sia represso come si fa con i crimini per odio razziale,
tanto per fare un esempio.
Significa, inoltre, creare una cultura del rispetto e della conoscenza
del diverso attraverso un'azione politica mirata. Far entrare le
associazioni GLBT nelle scuole, dare spazi agli operatori del settore
sui media, avviare una collaborazione tra enti pubblici e movimento
omosessuale e transessuale.
Significa, infine, trattare i cittadini e le cittadine gay, lesbiche e
trans alla pari di tutti gli altri, concedendo i diritti civili per
coppie di fatto e allargando l'istituto del matrimonio alle coppie
omosessuali (con facoltà di adozione dei minori).
Azioni concrete che però, dopo lo sdegno di una Melandri o di un
Alemanno, rimangono nell'ambito dei desiderata degli operatori del
movimento stesso e non di questo o quel rappresentante di partito
pronto a ripetere, a pappagallo, quanto gli dispiace senza far nulla
affinché nessuno possa essere ancora aggredito, offeso o ucciso.

SOCIETA'
17 settembre 2008
Il decreto antiprostitute colpisce un elettore di Alemanno

Mi fa un po' ridere il fatto che il primo italiano multato per esser stato a mignotte sia proprio un romano che non ha trovato niente di meglio da dire che un "Alemanno? Non lo voto più."
Al di là della nemesi palese di questo signore, che come chiunque vota la destra italiana vota contro la propria libertà, c'è anche quella di qualche commentatore di un mio post sulla vignetta dedicata alla Carfagna che sosteneva che fossi in disaccordo col decreto anti-prostitute perché per me, e per molti altri di sinistra, sarebbe finita la pacchia.
Non risposi come si deve al simpatico "camerata" e cioè che da Cosimo Mele in poi, era ormai appurato che certe abitudini fossero precipue del fronte conservatore italiano. Ma glielo ricordo adesso, esempio lampante alla mano.
La cosa che mi preoccupa, invece, è la protesta dei vigili romani. Polemici col sindaco, hanno fatto due cose: chiesto di stabilire la lunghezza minima di una gonna per poter meglio capire com'è fatta una "puttana" e invitato le donne della capitale a non vestirsi in modo succinto.
Anche questo è un attacco alla dignità della persona ed è un insulto alla figura della donna nella sua interezza. Si richiede, infatti, una moralità a una categoria sociale che quella dominante non è disposta ad avere. Sono i maschi, è risaputo, che vanno a prostitute. Che siano le donne, tutte, a dover vestire in un certo modo per una scelta "al maschile" è a mio avviso molto offensivo per le donne.
D'altronde dignità e libertà sono indici che ci permettono di capire se votare un partito o meno. Temo per Alemanno, e per tutta la destra in generale, che sia non votabile già da parecchio. Se ne deduce che se il popolo italiano fosse dignitoso e libero, le sue scelte elettorali sarebbero molto diverse.

POLITICA
21 maggio 2008
Il sindaco, i froci e il pride: part two
Tempo addietro vi avevo promesso che vi avrei raccontato un gustono aneddoto su un sindaco e i froci. Ok, il pride non c'entra molto nella storiella che vi sto per rivelare, ma si riallaccia a quanto sta avvenendo a Roma.
Ma andiamo per ordine.
C'era una volta, in Sicilia...
Tanto tempo fa, in una città ai piedi di un vulcano, la locale Arcigay tesseva contatti con le istituzioni locali. Cosa che, di per se stessa, malvagia non è. Peccato che, nelle istituzioni, stavano persone appartenenti a determinati partiti quali Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Forza Italia è quel partito che, oltre ad avere Berlusconi come leader, ha espresso Bondi come ministro ai Beni Culturali e la Carfagna come ministro.
Alleanza Nazionale è la nipotina del partito fascista, partorita dal figlio di quest'ultimo, ovvero l'MSI. Oltre a queste nobilissime origini, tale sigla vanta esponenti quali Fini, che di recente ha rilasciato una dichiarazione, su Famiglia Cristiana, in cui dice che le norme contro l'omofobia sono lesive per una pedagogia efficace; quali Nino Strano, abituale consumatore di mortadella in parlamento (tutto il mondo ci ride ancora dietro); quali il lombardo Prosperini, che si augura la morte per garrotamento di tutti noi finocchi.
In questo incoraggiante quadro culturale, l'Arcigay di allora decise di allacciare rapporti con l'allora sindaco Scapagnini - promosso senatore per aver lasciato Catania con un bilancio da secondo dopoguerra, al punto tale che l'Enel ha tagliato l'erogazione della luce nelle strade e adesso il centro storico è luminoso come il cervello di certi elettori di destra - e, badate bene, mesi di proficue amicizie portarono all'istituzione dell'osservatorio sulle diversità.
L'osservatorio cieco.
Quando l'osservatorio venne presentato, il vice-sindaco Arena disse che non voleva parlare di omosessualità, ma di diversità in generale (damnatio verbi!). Dopo di che gli altri invitati alla conferenza inaugurale, Scapagnini e Raffaele Lombardo, si sperticarono in parole senza nessun significato sull'utilità dell'osservatorio senza mai citare la parola magica che appartiene al campo semantico dell'essere froci.
E quindi fu gloria e promesse di un futuro radioso.
Allora i rapporti tra Open Mind e Arcigay Catania erano tesi e distanti. Oggi le cose sono molto diverse e per fortuna si assiste a un processo di convergenza e unità sul senso di appartenenza e sulle rivendicazioni dei diritti per le persone GLBT.
Da una discussione tra associazioni, alla domanda "ma che fine ha fatto l'osservatorio?" ci è stato risposto che l'allora sindaco Scapagnini promise la sua istituzione che, però, doveva essere resa operativa da una delibera comunale. Delibera che - grazie ai partiti sopra citati, più il contributo di altre forze come l'UDC e l'MpA - mai venne.
Morale della favola.
A Roma il movimento GLBT si è spaccato perché Di'Gay Progect e Arcigay Roma aprono a un sindaco post-fascista che ha in dispregio la nostra gayetas. Queste due associazioni non hanno accettato di firmare un documento uguale a quello dell'anno scorso perché, è opinione comune, vogliono ingraziarsi Alemanno per avere un loro tornaconto (leggi: fondi per il Gay Village e la Gay Help Line).
Vogliamo scommettere che Alemanno, che è retto da una maggioranza uguale a quella che reggeva Scapagnini dei tempi d'oro qui sotto il vulcano, non darà nulla di quanto questi signori romani sperano di ottenere?
E se così è, e così sarà (a meno che DGP e Arcigay Roma non vendano definitivamente l'anima al diavolo), a chi gioverà la spaccatura del movimento romano e la presenza di un corteo con due anime in lotta tra di loro?
Ai posteri l'ardua e poco gaya sentenza.

POLITICA
13 maggio 2008
Il sindaco, i froci e il pride: part one
I prodromi
Come in molti sanno, a Roma tra meno di un mese ci sarà il gay pride.
Si prevedono lustrini (santi subito!), feste, gioia, balli di piazza e rivendicazioni politiche serie.
In molti non riescono a concepire questo binomio tra serietà delle rivendicazioni e allegria (o gayezza) nel metodo di richiesta.
Quei molti dimenticano che per i restanti trecentosessantaquattro (364) giorni dell'anno la lotta di movimento e le scelte politiche osservano i canali più "consoni" della sobrietà che è richiesta all'agone delle richieste sociali.
Pazienza, siamo circondati da gente che pretende due fatti fondamentali: uno, che le persone GLBT non abbiano diritti; due, che nel rivendicare delle cose che mai otterranno - perché non devono ottenerle, il papa non vuole - devono comunque dimostrare una moralità maggiore rispetto alle altre categorie.
Ho già parlato ampiamente di quanto possano essere idiote e inutili tali rimostranze.
Il gay in giacca e cravatta, oltre al fatto che sarebbe stupido a vestirsi in modo tale a giugno o a luglio a Roma come in Sicilia, viste le temperature, richiamerebbe comunque il biasimo dei ben pensanti. Tradotto: per loro rimani sempre frocio, con o senza le piume di struzzo.
Perché questa lunga premessa?
L'affaire Alemanno
Perché anche Alemanno ne ha parlato, lo sapete. Il pride offenderebbe ben pensanti, sentimento religioso e bambini. Come se fosse una fiction di Canale 5 sulla suora di turno...
Fatto sta che da allora, orde di gay e di lesbiche fanno a gara per ingraziarsi i favori - che mai verranno - del nuovo sindaco di Roma.
Se Cristiana Alicata scrive una lettera molto garbata, omettendo il fatto di parlare a titolo personale, che dubito che Alemanno troverebbe accoglienza ed entusiasmo per la sua presenza, Di'Gay Project e Arcigay Roma fanno di più: lo invitano ufficialmente al pride, per far capire a mister ex manganello che non si è poi così perversi come si vorrebbe far credere, a parte cinque o sei frocioni e altrettanti femminielli subito relegati al rango di orrida minoranza.
Complimenti a Marrazzo (Arcigay RM) e alla Battaglia (DGP): dopo Veltroni e Rutelli, ai quali evidentemente si ispiravano in passato, si sentiva l'esigenza di nuovi astri nascenti (e vittoriosi) della causa GLBT. Loro non lo ammetteranno mai, ma nell'invito ad Alemanno - prima dipinto come il mostro assoluto, adesso trasformato in principe interlocutore - appare un'evidente lista della spesa.
Arcigay Roma ha la Gay Help Line.
Di'Gay Project fa il Gay Village.
Mica cazzi!
Ad ogni modo, il Mario Mieli e ArciLesbica Roma prendono le distanze da quell'invito e, soprattutto il Mieli, fa sapere che Alemanno sarà il benvenuto al Pride di Roma quando ne condividerà il programma.
Non si va a messa a fare la comunione se non si è cristiani, giusto?
Non vai al Pride se non ne condividi spirito e richieste.
O no?
L'impasse romana
Fatto sta che adesso a Roma sono un po' all'impasse. Perché oltre al fatto che pare che a certe realtà importi di più la partecipazione di Alemanno piuttosto che il pride in sé e per sé, non esce ancora il documento politico. E mancano poche settimane.
Io che sono una persona informata sui fatti, so che il programma è fatto in un certo modo e non ci sono ragioni oggettive per rifiutarlo. Arcigay Roma e DGP lo hanno rigettato. Troppo estremo, secondo loro. Peccato che fonti dirette mi dicano che è un attimo più moderato di quello dell'anno scorso, sul quale è ricalcato. Documento di un pride che vide la Battaglia dare del "grasso di merda" a Prodi - riscuotendo le simpatie degli orsi lì presenti - e Marrazzo si faceva bello con le finte carte di identità per froci.
Lampi di Pensiero, presente alla riunione di ieri in cui ne è venuto fuori che Arcigay Roma è un po' confusa sul da farsi, mentre DGP non vuole firmare il documento unitario, lancia un disperato grido di dolore con tanto di cui prodest finale.
Io un paio di idee al merito ce le ho. E tra le righe l'ho anche suggerito.
Volete altri indizi? Carrello, super offerte, bancone frigo, prendi due e paghi due.
Anche se spero, in tutta sincerità, che il movimento GLBT romano trovi unità su progetti condivisi e non si laceri al suo interno, invece, sulle promesse da strappare al nuovo sindaco.
In merito a questo, un giorno vi racconterò un gustoso aneddoto che è successo qui dalle mie parti. Ma non adesso, che ho fretta e ho già straparlato per oggi.

CULTURA
8 maggio 2008
Ma io rivendico i lustrini
Come avevo preannunciato, è scoppiato il caso Alemanno sul Roma Pride.
Il fatto
Il sindaco di Roma vede nel Pride un momento di ostentazione sessuale, dimenticando evidentemente le gambe sempiternemente poste a bella vista della sua ex collega di partito Daniela Santanché e il famoso slogan al Viagra del suo alleato di governo, onorevole Umberto Bossi.
Il mondo GLBT si straccia le vesti e le organizzazioni romane invitano Alemanno a partecipare alla manifestazione del 7 giugno di quest'anno. Per capire che non è come lui dice. Che non ci sono solo i lustrini e che esiste anche un elevato momento politico e rivendicativo.
Ricordo agli amici romani che stiamo parlando di un signore che fa parte di un partito che prima esaltava il duce e i suoi amichetti; poi ha fatto marcia indietro, magari pensando soltanto di omaggiare le pendu di piazza Loreto; e infine, ottenuto il potere, si è ritornati al saluto romano, ma aprendo al modello Sarkozy, fermo restando che i froci fanno schifo. Non perché froci, ma perché tali.
Mettiamoci pure il rapporto conflittuale con pestaggi e bandiere bruciate e va da sé che qualche problema Alemanno deve averlo.
Ad ogni modo, non si dica che io voglia essere colui che dice al neosindaco di starsene a casa per il 7 giugno, per cui stilo una serie di errori che il sindaco della capitale deve evitare per fare bella figura davanti a noi froci.
Gli errori da evitare
Primo errore: non si manifesta per ostentare atti sessuali e richiedere, tramite essi, diritti.
Si manifesta, semmai, per ricordare un avvenimento, ovvero il 28 giugno del 1969, quando a New York, allo Stonewall Inn, un gruppo di trans, un attimo stufe di prendere manganellate e calci in culo dai soliti poliziotti, decisero di spaccar loro il cranio a colpi di bottiglie di rum.
Il pride rievoca quella rivolta.
Per tre giorni e tre notti, al Village, ci fu una vera e propria sommossa contro le forze di polizia che col bene placito di destra e sinistra (un po' come adesso in Italia) facevano le cose peggiori a gay e transessuali.
Il pride, come momento evocativo, ricorda quelle transessuali eroiche in due modi:
1. facendo aprire alle transessuali il corteo (almeno, nei paesi civili);
2. rievocando un'estetica dell'eccesso.
Secondo errore: il pride non è solo eccesso e non riguarda solo i lustrini.
Poi, per quel che mi riguarda, io rivendico il ruolo del lustrino.
Altrimenti mi dovreste spiegare, voi italici maschi sventrapapere e tutti casa, chiesa e famiglia, come mai per comprare una mozzarella devo essere sottoposto alla visione di due seni, e per essere indotto all'uso di un pannello solare ci vuole per forza un culo di donna.
Terzo errore: il pride non coincide col corteo, ma è il corteo che è una parte del pride.
Nel pride ci sono eventi culturari, incontri, dibattiti e quant'altro.
Il pride, inoltre, è una festa oltre che un atto politico.
Ok, per molti è inconcepibile potersi divertire rivendicando cose serie e concrete.
Ma non per niente, noi siamo portatori di una cultura di diversità che non è solo pratica sessuale, ma anche espansione del modo di vedere le cose.
Per cui scusateci se siamo fighi.
Quarto errore: dietro le nudità non c'è pura voglia di trasgredire.
Si tratta di un messaggio politico. Il corpo viene oppresso da sistemi educativi repressivi. La sessualità viene repressa da un sistema di valori che bada più alla forma che alla felicità dell'uomo. Alcune persone, durante i pride, si spogliano di queste imposizioni attraverso la nudità del proprio corpo.
Capisco che per la destra e per tutto il partito democratico comprendere questo è atto eroico. Ma, per l'appunto, e per nostra fortuna, qui si sta parlando di filosofie di vita e di libertà di pensiero. Non certo di merda partitica.
Quinto errore: delle migliaia di manifestanti, solo alcuni fanno "eccessi".
Sono le tv a concentrarsi sulle tette delle trans e sui bozzi dei go-go boys.
Non voler vedere questo, sarebbe come andare in edicola e, nella varietà di scelte che stanno a disposizione dell'acquirente, vedere solo le riviste osé e magari criticare il giornalaio per questo.
Morale della favola
Spero di esser stato chiaro.
Lasciatemi dire, tuttavia, una cosa soltanto: è veramente penoso, per me, dover spiegare ogni volta le stesse cose.
Non perché mi dispiaccia, ma perché vedo che questa società ammette serenamente che si vada in giro con le macchine a rendersi ridicoli e a turbare la quiete pubblica, oltre che la sicurezza stradale, per i risultati delle partite di calcio - per non parlare dei già citati casi di accostamenti culo/silicone, tette/mozzarella - e poi si mette a cercare il pelo nell'uovo per una manifestazione politica con modalità ben chiare ai più.
Anche se i più, va riconosciuto, stanno tutti oltralpe.

SOCIETA'
7 maggio 2008
Alemanno: il Pride offende
Fonti non ufficiali, ma informate dei fatti, mi dicono che il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha avuto da ridire sul pride romano che si terrà nella capitale il 7 giugno prossimo venturo.
Secondo il sindaco, infatti, il pride sarebbe offensivo, vista l'ostentazione che si fa di atti sessuali mimati o allusi, degli occhi di persone per bene e di bambini.
Si starebbe studiando una soluzione "alternativa", per fare in modo che il pride non offenda nessuno.
Fin qui le notizie non confermate.
Presto, credo e temo, si avranno dichiarazioni ufficiali.
Alcune rapide considerazioni. Tutte, rigorosamente, coi colori del rainbow.
1. Il Roma Pride, come tutti i pride di questo pianeta, è e sarà caratterizzato anche da una forte carica contestataria dei costumi "normali" (anche se sarebbe più corretto definirli "normati"). Succedeva lo stesso all'interno dei movimenti giovanili degli anni 70, nei movimenti femministi e all'interno del pensiero hippy. Eventuali scene di nudo, perciò, non vanno visti come esempi di porcaggine, ma come atto politico: la liberazione del corpo da un'etica imposta dall'alto. Discutibile, se vogliamo, ma pur sempre come atto politico.
2. Capisco che, visto il partito di riferimento di Alemanno, la scala di valori della destra considererà più grave che una trans faccia vedere una tetta piuttosto che una sprangata sul cranio a un gay da parte di un neo-fascista. Purtroppo per Alemanno, e per tutte le capre che pensano alla maniera di Fini, nel mondo civile funziona al contrario.
3. Nel mondo civile col cazzo che Alemanno diventava sindaco e Fini presidente della Camera. Ma appunto, siamo in Italia.
4. Fa specie che le dichiarazioni di Alemanno siano uguali a quelle di tanti altri denigratori dei pride, di destra e di sinistra. Il pride è anche momento di cultura - si vedano i programmi e le iniziative delle varie manifestazioni - e il corteo, che rappresenta una parte di tutta una serie di eventi, ha al suo interno elementi che usano il linguaggio politico della provocazione.
5. In relazione al punto 4, soffermarsi sulle tette delle trans e sul bozzo dei go-go boys significa sostanzialmente due cose: esser froci e non dirselo; far la parte di quello che legge l'Inferno di Dante e criticare l'autore perché tutti i personaggi sono nudi. Come dite? Accostamento minchione? Esattamente quello che penso anch'io.
6. Sarebbe ora che TUTTI i pride si facessero nella capitale, così come accade nel resto del mondo civile e democratico (ok, ok, siamo in Italia, lo so!). Il senso del pride nazionale a Roma assume, oggi più che mai, un doppio significato. Di rivendicazione politica e di ampia visibilità - l'anno scorso si era un milione, voglio vedere quanti ne attirerà Bologna quest'anno - e, in secondo luogo, un legittimo e godurioso dispetto a sua santità e alla Binetti. Così, tanto per farli rosicare.
Ad ogni modo, ricordiamo al signor Alemanno che la nostra Costituzione - democratica e antifascista - permette a chiunque di manifestare, nei ranghi del rispetto delle regole della democrazia e non in nome della morale pubblica.
Se poi vogliamo scomodare morali e moralismi, mi si dovrebbe spiegare perché i bambini e i ben pensanti non dovrebbero sentirsi offesi dal culo di una modella che pubblicizza puntine da disegno o il seno dell'attricetta di turno che sponsorizza l'aranciata.

SOCIETA'
18 aprile 2008
Aggressione fascista al Circolo Mario Mieli
Arrivo a Roma, per uno dei miei soliti week end.
Scendo dall'aereo, accendo il telefonino.
Arrivano a raffica una decina di messaggi.
Lady Sarah, la Sorella Universale, Fili, il Filosofo...
"State bene?"
"Vi è successo qualcosa?"
"Fammi uno squillo per dirmi che state bene."
Penso che forse c'è stato un incidente aereo. Poi vengo a sapere.
Un gruppo di teste di cazzo, altrimenti dette teste rasate, un gruppo di fascisti ha assaltato il Mario Mieli.
Un atto vandalico, codardo e fascista.
Adesso, che sono a casa e sto apprendendo che a nessuno dei soci è successo nulla, leggo i giornali on line e mi fa specie leggere i messaggi di solidarietà del mondo politico. A cominciare da Rutelli, che utilizza questo episodio per portare acqua al suo mulino.
Penso invece che i cattolici della Margherita e i DS possano essere fieri del loro lavoro.
I fascisti hanno fatto ciò che molti di loro pensano e che hanno reso possibile.
E Rutelli - colui che ha creato la Binetti, che ha votato contro le norme antiomofobia - e cattolicume vario non fingano preoccupazione. Sono più vicini agli aggressori di quello che pensano. A cominciare dall'anno scorso, quand'erano tutti a braccetto, in piazza San Giovanni per il Family Day.
Mi sorprende anche la presa di distanze di Alemanno: non si è mai visto un politico che butta via in modo così plateale, anche se tacito, ai voti di parte del suo elettorato.
La mia solidarietà agli amici del Mario Mieli.
Occorre essere uniti. Gli aggressori possono rispondere solo con la codardia, l'odio e la violenza.
Noi persone GLBT siamo invece capaci di coraggio, di gioia e di amore. Questo dà fastidio. Questo ci fa capire che noi rappresentiamo una parte sana di questo paese di gente malata.