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Nessuno ti ha mai detto che se vuoi un futuro migliore devi solo cambiare il presente
TECNOLOGIE
24 ottobre 2009
Elfobruno cambia casa!
http://www.traslochi.st/img/maxi.jpg


Diciamo che non volevo arrivare a questo punto. La piattaforma del Cannocchiale, tuttavia, si è rivelata un colabrodo di pessima qualità. Eppure è un peccato. In queste pagine sono arrivato a un milione di contatti e passa. In questa casa ho conosciuto persone meravigliose che ancora popolano la mia vita. Eppure, per quanto bello un luogo, se il tetto crolla non puoi star lì ad aspettare che tu ci rimanga sepolto vivo, di sotto.

Il Cannocchiale non funziona più e, come altri prima di me – Scatafashion, Fireman e Anelli di Fumo solo per citare alcuni dei più bei blog che ho avuto il piacere di leggere su questa piattaforma – sono costretto a cambiar casa.

Da oggi mi trovate su:

http://elfobruno.wordpress.com/


continuerò lì a scrivere delle cose di sempre. Per adesso il sito è un po' scarno, ma datemi tempo e torneranno gli antichi splendori. Parola di elfo!


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DIARI
21 ottobre 2009
Tornare un giorno a Roma...
http://static.blogo.it/06blog/strada.jpg


Ed oggi si torna a Roma. La vita è strana davvero. C'era un tempo in cui avrei fatto carte false e sarei stato disposto a ingannare, truffare, rubare e uccidere per questo (prima che qualcuno chieda le mie dimissioni da blogger, sappia che sto solo citando Rossella O'Hara). Adesso invece mi spiace.

Sia chiaro: penso che la capitale sia uno dei posti più fighi della terra e, inoltre, lavoro in una buona scuola, in pieno centro, dove non sono esposto a fenomeni quali intimidazione di docente, macchina data alle fiamme e genitore con la sindrome di V per Vendetta.

Solo che qui lascio inevitabilmente qualcosa, che continua senza di me. Aveva ragione Alfredo, in Nuovo cinema Paradiso: "chista è terra maliritta", te ne vai per vent'anni e tutto è come l'hai lasciato, vai via per un po' e tutto sfugge, tutto è profondamente cambiato. Eppure, parrebbe, è così che si diventa grandi... (tanto dimostro dieci anni in meno a quelli che ho, tiè!).

Chissà, forse è solo una forma di culto del sé, forse è realizzare che il mondo del quale credevi essere un centro, continua tranquillamente senza di te. Ok, il mio solito egocentrismo, lo ammetto. Solo che il Filosofo, Sibert, la Sorella Universale e tanti altri (non posso citarvi tutti, ergo non offendetevi!), mi mancheranno. Ecco...

Avrei voluto scrivere pure qualcosa sul senso di profonda malinconia e sul significato della perdita del luogo in cui hai vissuto i tuoi anni migliori, nell'apoteosi dell'amore così come nella tragedia dell'abbandono. Ebbene, mi sarebbe piaciuto enormemente crogiuolarmi nel dolore della rimembranza, ma il dramma reale sta nel fatto che al momento non ho trovato un sostituto per il mio appartamento in Sicilia. E la prospettiva di pagare due affitti non mi induce a sentimenti positivi o sospiri da limbo dantesco.

Per cui oggi ritornerò a Roma con questo piccolo fardello nell'anima e con una lista di cose da fare che prevede i seguenti punti:

cercare casa (non posso tediare a vita Chanel e Pinzi),
cercare un secondo lavoro (sei ore di supplenza sono oggettivamente poche),
cercare un diversivo (capisci a mmè...).

In tutto questo il soggiorno siciliano mi è servito a rimettere - nel senso di riporre sui fianchi - quelle decine e decine di ettogrammi che le lunghe passeggiate nelle strade capitoline mi avevano obbligato ad abbandonare. Pazienza, tanto adesso ritorno per Natale e da qui a tale data avrò ri-perso un altro paio di chili pronti ad essere compensati dalle affettuose cure gastronomiche di mammà. La quale, da brava Fricanea, sento rimaneggiare nel suo regno ad impastare e infornare paste di mandorla e dolciumi di varia natura. Chi fosse interessato, perciò, a sollevarmi dalla sovraesposizione a calorie et similia, è vivamente pregato di farsi vivo. Soprattutto se belloccio, disponibile e con quel certo non so che. Valuterò attentamente ogni proposta, lo garantisco.
SOCIETA'
19 ottobre 2009
Flash mob a Roma organizzato da WE HAVE A DREAM. Gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer contro il "Parlamento assassino"
We Have a Dream


Centinaia di persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer ed eterosessuali hanno partecipato oggi pomeriggio, a Roma, al primo Flash mob GLBTQ per manifestare, a seguito della bocciatura della proposta di Legge Concia, contro il "Parlamento assassino".

Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e Piazza Venezia sono state teatro della mobilitazione della Comunità GLBTQ. Un lungo fischio ha dato inizio alla forma di protesta. Dopo questo segnale, appositamente stabilito dagli organizzatori con un giro di e-mail e di sms, le centinaia di persone accorse al flash mob si sono gettate contemporaneamente a terra, mimando la propria morte ed applicando sui propri indumenti "triangoli rosa" e "triangoli neri". Simboli con i quali venivano etichettati, dal regime nazifascista, gay e lesbiche imprigionati nei campi di concentramento. Durante l'evento alcuni partecipanti lasciavano traccia della propria morte ricalcando la propria figura distesa a terra con dei gessi colorati.

"Siamo gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer ed eterosessuali", è stato ricordato dal megafono in 4 lingue diverse (italiano, inglese, francesce, spagnolo), "e siamo qui per denunciare i 285 parlamentari della Repubblica italiana che hanno bocciato, martedì scorso alla Camera, la proposta di Legge contro le discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere facendo del nostro Parlamento un Parlamento assassino e della nostra Costituzione carta straccia".

"Vogliamo denunciare inoltre", è stato ribadito durante il flash mob, "che il Parlamento italiano ha disatteso il Trattato di Lisbona e le numerose risoluzioni del Parlamento Europeo volte a garantire parità giuridica e di trattamento, nei Paesi UE, alle persone omosessuali e transessuali". "Siamo cittadini europei, vogliamo diritti europi!"

Al termine del primo Flash mob GLBTQ gli organzzatori di WE HAVE A DREAM hanno dato appuntamento alle prossime iniziative di mobilitazione contro l'omofobia, la transfobia e per la rivendicazione di diritti che saranno comunicate dal loro sito internet: www.wehaveadream.eu.

Roma 18 ottobre 2009

WE HAVE A DREAM
www.wehaveadream.eu



P.S.: riporto direttamente dagli organi ufficiali di We have a dream. Perché è una bella iniziativa che ha (s)mosso animi e coscienze. Ed è importante che sia così. Qui di seguito il video:



SOCIETA'
18 ottobre 2009
Movimento e diritti: istruzioni per l'uso per persone GLBT
http://poodora100.blog.deejay.it/files/2008/03/labirinto.jpg


Il mio solito tempismo... Non potevo scegliere momento migliore per venire a stare a Roma. Una manifestazione a settimana a sostegno di questa o quella minoranza (si vedano le manifestazioni del 10 e del 17 ottobre, ad esempio), il parlamento che sostanzialmente se ne frega (ricordiamo tutte e tutti la bocciatura della legge contro l'omofobia) e qualche cittadino romano, trasversalmente vicino ad Alemanno e alla Binetti, che come ormai d'abitudine picchia il gay di turno e investe qualche transessuale per strada.


La terra dei cachi (e dei cacchi amari)

Berlusconi chiamerebbe tutto questo con l'epiteto di "democrazia moderna". Il papa, dal canto suo, si compiacerebbe delle mai estinte radici giudaico-cristiane del nostro paese. "E l'Italia è questa qua", se mi si permette una citazione da terra dei cachi. La perifrasi "repubblica delle banane", infatti, ricorda i connotati di una tragedia storica che mal di adatta alla farsa perenne in cui vive il nostro paese. Il ricorso ai loti e a Elio e le Storie tese mi appare più che adeguato.

Fermo restando che la Fricanea non sarà molto felice di sapere che suo figlio rischia una coltellata uscendo di casa per andare a fare attivismo in un circolo come un altro (ma io tifo per il Mieli) e che lo stato - per opera di chi candida indagati per mafia ma si permette il lusso di odiare omosessuali e trans - nulla ha intenzione di fare, mi chiedo se anche il movimento GLBTQI (e mettiamocela pure un'omega e un'aleph, che non si sa mai), non debba guardarsi seriamente allo specchio e cominciare a cambiare tutto, dai percorsi alle strategie, dal linguaggio alle sigle, dalle alleanze al modo di farle.

Perché se da una parte vedo piccole gemme di rinnovamento, dall'imprescindibile lavoro del Milk di Milano fino all'elezione di Andrea Maccarrone alla presidenza del Mieli (e ritornerò sull'importanza di questo cambio di guardia a Roma), passando anche per il tentativo unitario che si registra in Sicilia pur tra mille difficoltà portato coraggiosamente avanti dal Codipec Pegaso e raccolto da tutte le altre associazioni locali (e mi spiace da morire di aver lasciato questo fardello - per ora - ad Alessandro Motta e Giovanni Caloggero, ma io continuerò a vegliare su tutti voi), dall'altro vedo le solite beghe da bottegaia di provincia.

Se, ricordiamolo, trent'anni di militanza (attiva e passiva) hanno portato solo a un mutuo agevolato per coppie anche omosessuali e a un pronunciamento da parte del tribunale di Venezia sulla legittimità del matrimonio gay (e qui bisogna sinceramente ringraziare la più giovane delle associazioni nazionali, Certi Diritti assieme a Rete Lenford), forse dovremmo un attimo cospargerci, tutte, il capo di cenere.

Dal mio piccolo, lo ribadisco, la strada da seguire è quella del rinnovamento del linguaggio, delle strategie e delle alleanze.


Parole nuove (e significati stabili)

Occorre dire con parole nuove e più comprensibili cosa vogliamo. Mi sembra frustrante litigare per le lettere da aggiungere al nostro movimento. Non ho nulla contro i queer e gli intersessuali, ma forse occorrerebbe capire che tutto può essere portato dentro due diciture onnicomprensive che sono quelle dell'
orientamento e dell'identità.

Il movimento per cosa lotta? Per l'affermazione di una terminologia o per la dignità e l'estensione dei diritti? Rischiamo di cadere nell'indeterminatezza semantica e quando le parole perdono contenuto cominciano le dittature. Di libertà, al plurale, a ben vedere parlava proprio Mussolini. E ricordiamo il "ministero dell'amore" di orwelliana memoria.

Devo aggiungere altro?


Strategie nuove: stanare il nemico

Occorre capire cosa fare e come fare per ottenere ciò che vogliamo. Fino ad adesso, invece, la percezione è quella di aver fatto le cose per apparire in tv o magari finire in quale trasmissione televisiva a litigare col politico (inutile) di turno. Paga ancora questa bulimia "manifestantistica"? Le
manifestazioni di piazza sottolineano una realtà. La mia esperienza mi insegna che se in un libro sottolineamo tutto, poi è come se non avessimo messo in evidenza nulla.

Poi, ben vengano le iniziative da strada, sono il primo a sostenerle (e a organizzarle, di tanto in tanto). Ma mi pare che si vada in ordine sparso... la manifestazione del 10 ottobre è stata un sostanziale flop. A chi parlavamo? Da che punto si partiva? Dov'era il movimento tutto? E poi ancora: ha ancora senso, in un momento di emergenza nazionale, parlare di distinzioni tra associazioni nazionali e non? Le prime non possono fare a meno delle seconde, a ben vedere. E Roma, la storia ci insegna, diventò forte proprio perché c'erano optimates e populares che, di fronte al nemico esterno, lottavano fianco a fianco.

Se poi capissimo
chi è il nemico, trascinarlo allo scoperto e metterlo di fronte alle proprie responsabilità e alle proprie contraddizioni sarebbe anche cosa ottima e abbondante. Sarà una mia impressione, ma nessuno ha fatto notare a Buttiglione, quando parlava di omofobia in TV, che non aveva nessun diritto a proferir parola, visto che su questo tema la Commissione Europea, ab illo tempore, lo ha sonoramente rispedito in Italia. Dialogarci su un piano di parità significa legittimare le sue idee. E le idee di un omofobo valgono quanto le idee di uno che dice che i "negri" sono inferiori e che gli ebrei devono stare nei forni.

Questo è mai stato detto al pubblico a casa e al popolo nelle piazze?


Allargare il consenso

Occorre, infine, allargare il consenso a favore delle nostre lotte. Per fare questo bisognerebbe capire che in questa fase della lotta
non ha senso distinguersi in chi è più "diverso" rispetto alle altre diversità. Viviamo in uno stato di diritto, anche se per poco ancora. Se non percorriamo la strada del rispetto del diritto, rispetto che deve essere declinato a nostro vantaggio, il diritto viene svuotato. E facciamo un favore al berlusconismo, teniamolo a mente.

Sento troppo spesso dichiarazioni di questo o quel singolo che mi dice, legittimamente, che del
matrimonio non gliene frega nulla. Il principio di uguaglianza risiede nel fatto che del matrimonio può non fregartene nulla solo dal momento in cui puoi accedervi. Fino a quel momento ne sei escluso per cui è come non essere invitati alla festa e andare a dire in giro che non ti piacciono i party a bordo piscina. Ok, sarà borghese ma tu ci fai solo la figura dello sfigato che non è stato invitato.

E poi, per favore, cerchiamo di capire chi ci sta attorno. Dipendesse da me, Fini e D'Alema andrebbero a risollevare attivamente le sorti dell'agricoltura nazionale, ma ci sono loro al potere. Probabilmente Bersani sarà il prossimo leader del pd e Fini si mostra moderatamente aperto verso il discorso dei diritti. Apriamo delle brecce anche in quegli ambiti. Che non vuol dire proseguire nella politica dei piccoli passi, ma guardare il potere dritto negli occhi.


Il nostro futuro? Le sciure al museo!

Ovviamente le mie sono solo ipotesi. Quasi delle suggestioni, senza nessuna pretesa di verità da taschino.
Ma cerchiamo di aprirci alla società tutta. Viviamo in un mondo al 90% eterosessuale. Saremo pure i migliori, vestiremo meglio e non metteremo mai calzini di spugna coi mocassini. Ma per votare le leggi in parlamento non serve uno stile impeccabile. Basta vedere come vanno in giro la Binetti e la Bindi.

Faccio un esempio pratico: il ciclo di manifestazioni legate ad Antinoo, a Milano, porta nei musei le sciure meneghine.
La sfida è quella di portare anche loro dalla nostra parte. Anche se votano Bossi. Forse a lungo andare smettono di farlo. E se il nipotino sedicenne dice loro che è gay o vuole cambiare il nome in Diamanda, magari la tragedia viene mutata in apprensione e da quella si arriva all'abbraccio delle diversità, alla condivisione dei destini, all'accoglienza.

Non vogliamo forse che si arrivi a questo?

politica interna
14 ottobre 2009
L'Italia approva l'omofobia di stato!
http://pdobama.files.wordpress.com/2009/05/parlamento.jpg


Come volevasi dimostrare. Il parlamento ha fatto naufragare la legge contro l'omofobia, adducendo scuse indegne di un paese civile. Grazie al puntiglio di Casini, implacabile contro i gay quanto morbido riguardo le sorti penali di certi suoi senatori, la legge è stata bocciata per presunte pregiudiziali di incostituzionalità.

Secondo l'UDC la legge, così com'era, indicando la dicitura "orientamento sessuale" rischiava di avallare pratiche quali la pedofilia, la zoofilia e altre aberrazioni.

Poco male, ad ogni modo. Da oggi almeno sappiamo due cose.

La prima: Casini e tutta l'UDC non conoscono la lingua italiana, in quanto sanno distinguere tra orientamento sessuale e comportamento. Consigliamo al tanto cattolico quanto divorziato Pierferdinando un buon vocabolario e una discreta dose del senso di vergogna. Quando si candida certa gente e poi si va a fare moralismo criminale sulla vita e sulle coltellate degli altri – omosessuali e trans in primis – il senso del pudore deve essere davvero ridotto ai minimi termini.

La seconda: questo parlamento è largamente omofobo. L'ipocrisia dei partiti che hanno votato per un testo, per altro annacquato, in Commissione Giustizia per poi bocciarlo alla Camera ci fa capire quanto siamo presi in considerazione da una maggioranza fatta da maggiordomi, razzisti, attricette fallite e avanzi da palinsesto.

Che Buttiglione e i suoi scagnozzi, anche quelli inquisiti, confondano l'amore tra due uomini e due donne con i soprusi che certi preti praticano su minori e infanti non mi stupisce più di tanto. L'UDC obbedisce ciecamente alla chiesa, istituzione che, la cronaca e certi documentari lo dimostrano, ammette la pedofilia nelle sue fila.

Che anche lo stato, nella figura dei suoi rappresentanti, faccia queste equazioni è offensivo del concetto stesso di democrazia, di civiltà, del diritto. Tre parole, a ben vedere, che non abitano da tempo dentro tutte le case (e i casini) delle libertà che esistono.

Dentro il pd, poi, ci sarebbe pure il caso Binetti – se ne accorgono dopo tre anni e dire "meglio tardi che mai!" non pare servire a molto, a cose fatte e rifatte – e in quel partito non si prende ancora la decisione di espellere una persona che, coerentemente con la chiesa (si ricordi l'opposizione vaticana contro la depenalizzazione dell'omosessualità), preferisce evidentemente vederci morti piuttosto che riconoscerci come soggetti giuridici degni, almeno, di un'aggravante contro le violenze.

Adesso la palla torna al movimento GLBT. Ancora una volta è stato dimostrato, sulla nostra pelle, che la politica dei piccoli passi (e dei passi indietro) non ha portato a niente. Anzi, temo che dopo l'atto di oggi, ci sarà una recrudescenza di violenza contro le persone omosessuali e transessuali.

Forse è arrivata l'ora di studiare azioni forti, destabilizzanti, dentro la legalità, va da sé, ma in grado di dare fastidio a questa gente. Le manifestazioni si dimostrano inadeguate e insufficienti, d'altronde. Non dico di non farle, così come va continuato un certo processo culturale dentro la società. Ma occorre reagire.

Perché quando là fuori vieni deriso o picchiato non è manifestando il tuo timido disappunto che ottieni qualcosa: occorre farsi rispettare. Con le buone o, a lungo andare, con le cattive. Questo avremmo dovuto impararlo sulla nostra pelle. Perché non mettere in pratica questo insegnamento anche su larga scala?

Neri, donne e altre categorie discriminate hanno agito esattamente in questo modo. Noi cosa aspettiamo, che ci scappi davvero il morto?
DIARI
12 ottobre 2009
Haiku, IV - Nuvole
http://www.marinaprinzivalli.it/public/2008/03/giorni_e_nuvole.jpg


Nuvole in cielo:
cavalieri perduti
nel silenzio blu.


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DIARI
11 ottobre 2009
Trentasei, tra le altre cose
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Mi è arrivata voce che qualcuno, giù sotto il vulcano, si stia lamentando del fatto che non aggiorni il blog con costanza, così come un tempo. Amici, fans e ammiratori vari stiano tranquilli. I troll, invece, anche no. È solo un momento di transizione, devo gestire solo due traslochi, lavorare, cambiare città, sopportare le distanze incalcolabili di Roma e, nel frattempo, cercare di non morire. Ma sopravviveremo anche a questo.

Ciò non mi impedisce (del tutto) di fare vita politica e sociale. Vado alle riunioni di We have a dream
e penso pure di tesserarmi al Mieli. Vedo il perfido Andrea (sempre più implacabile con le mie adiposità localizzate) e gli altri. Partecipo alle fiaccolate e alle manifestazioni. Vado a cena fuori, di tanto in tanto, e avrei pure l'occasione di frequentare qualche maschietto. Cosa voglio di più dalla vita, oltre a un lucano? Beh, andrebbero bene nell'ordine tutte le tipologie regionali presenti in Italia e oltralpe, un po' di denaro in più e, possibilmente, una casa.

Tutto questo non deve però farvi pensare che sto sempre in giro a fare la figa. In realtà passo molto tempo tra metro e autobus e quando non sono a scuola, sono a casa a dormire. Per cui, se non ho ancora chiamato i vari romani non è per snobismo, ma, mi si creda, ho davvero poco tempo.

Tuttavia, come ho già detto, è solo questione di qualche settimana ancora. Appena avrò casa e riuscirò a orientarmi meglio qui, tornerò ad esser più costante sia col blog, sia con tutto il resto. E allora, e solo allora, ritornerete a vedermi perfido e splendido come sempre. Parola di elfo. Anzi, di erfo!



P.S.:
in tutto questo oggi farei pure trentasei anni... lontano da casa e dai miei amici, sotto un sole caldo e limpido e in mezzo a distanze che si disperdono tra il caso e l'accidente. Mi fa un po' strano. Ma, come sempre, tutto passerà e si andrà oltre.

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POLITICA
8 ottobre 2009
Io lodo la consulta antilodo (e continuo a schifare la Bindi)
http://www.mucignat.com/blog/uploads/berlusconi.jpg


In breve (più o meno).

Non ho perso improvvisamente la voglia di scrivere sul blog, né tanto meno gli argomenti. Purtroppo sto in una piattaforma – il Cannocchiale – che è uguale al partito al quale fa riferimento: un colabrodo. Se continua così (due volte su tre non mi fa accedere al mio account) dovrò cambiare casa e vaffanculo.

A proposito di partiti colabrodo: Rosy Bindi. Ieri è stata (ri)apostrofata più bella che intelligente e Castelli l'ha definita zitella petulante. Penso sia vero. Tutto drammaticamente vero. Poi va da sé che Berlusconi non rientra nelle prime centomila persone che salverei da un attacco di rottweiler, ma io non sono (e non posso) essere solidale con la Bindi. Ha insultato più volte la comunità GLBT, adesso sa cosa si prova a esser presi di mira sulla base di ragionamenti imbecilli.

Ancora sul piddì: nonostante abbia chiesto più volte a certi sostenitori di Bersani – secondi, per tristezza e sfiga, solo ai giovani dell'Udeur – di non mandarmi più e-mail, continuo a essere tediato dai messaggi riguardo a questo oscuro e squallido personaggio: diciamo che tendo a diffidare delle marionette e soprattutto da quelle manovrate da D'Alema e dall'Opus Dei. Se continua così, si provvederà con una bella segnalazione al garante della privacy. E poi son cazzi loro.

A proposito di pessima politica. Il lodo Alfano è stato bocciato e, mi si scusi il bisticcio, sia lode alla Consulta. Il nostro premier, in un momento di rara lucidità mentale, ha dato sfogo a tutto il suo repertorio, alludendo ai carri armati sovietici e ripetendo in ordine sistematico parole come "sinistra, giudici, toghe rosse, presidente, giornali, satira" secondo una sintassi cara a Ghedini e comprensibile anche dalla ex colf di mia nonna, buonanima, l'unica capace di pronunciare "Berlusconi" come se avesse appena lavato i denti col super attack.

Per una sorta di strano contagio, conseguentemente, tutti i supporter del premier, a cominciare da qualche blog sfigato fino ai massimi esempi degli epigoni di Emilio Fede, hanno cominciato a sproloquiare sulle loro tastiere. Se non ci credete, andate a leggere Daw – ma col giusto distacco psichico – e ne avrete piena coscienza.

Concludo con una piccola considerazione: dopo ieri si può andare a dormire con la consapevolezza che a volte le buone notizie arrivano. E qui da Roma, per adesso, è tutto.
politica interna
3 ottobre 2009
Legge contro l'omofobia: la parola che non si dice
http://images.movieplayer.it/2003/01/03/john-cameron-mitchell-e-il-transessuale-hedwig-nel-musical-omonimo-287.jpg


La prima considerazione che mi viene da fare è che chi ha deciso, secoli or sono, che si debba andare a scuola anche sabato mattina doveva essere una persona con la vita sociale di una suora di clausura in coma.
La seconda, che lavorare di sabato, con sveglia alle sei, è un crimine contro l'umanità.

Dico tutto questo perché ieri, alla fiaccolata, mi sarebbe piaciuto rimanere fino alla fine, sentire le letture degli altri e, magari, conoscere il tipo con cui ci siamo guardati tutta la sera!

E invece...

Alla fiaccolata di We have a dream – stavolta l'ho scritto bene – c'era un bel po' di gente. Tra questi pure la Concia che ci ha parlato del testo di legge che, oggi, hanno licenziato in commissione Giustizia, contro l'omofobia.

Innanzi tutto, manca la parola transfobia. D'altronde è un governo di destra, questo. L'opposizione è quello che è e possiamo pure ritenerci fortunati che questa legge non comprenda una gita forzata in qualche lager nel varesotto. La Concia ci ha spiegato che si era partiti da un testo, l'estensione della legge Mancino, e si è arrivati all'ennesimo compromesso al ribasso. Vero è pure che stavolta il piddì non c'entra nulla. La maggioranza ce l'hanno i berlusconiani e i leghisti. Questo è il massimo che si poteva ottenere e ne consegue il solito prendere o lasciare.

I motivi di esclusione del reato di transfobia sono diversi: rientrerebbero in quella categoria di reati contro la sessualità in generale. Fatto sta che le trans adesso sono inferocite e, viene pure da dire, a ragione. Promettono atti fortissimi di protesta e, in quel caso, mi avranno al loro fianco. Perché il silenzio degli amici fa più male delle parole dei nemici.

Parrebbe inoltre che la legge si limiterebbe, allo stato attuale, alle aggressioni fisiche e non includa i reati di opinione e quelli contro il patrimonio. Qualcuno parla di sostanziosi passi in avanti... chissà!

Paola Concia ha detto, inoltre, che se loro fossero stati al governo si sarebbe avuta l'estensione della legge Mancino. La piazza ha protestato e non so se si sia resa conto di quanto il suo partito sia al di sotto di ogni credibilità possibile.

Ma tant'è...

Ad ogni modo, aspettiamo che il testo definitivo sia approvato dalle camere. Solo dopo il voto potremo sapere se si tratta dell'ennesima truffa ai danni del popolo GLBT– io la Q e la I non gliele metto – oppure se, per davvero, c'è la volontà in questo paese di essere un po' più civili.

Vero è pure che tutte e tutti noi, singoli individui e associazioni, dobbiamo fare fronte comune a favore delle persone transessuali. Non è ammissibile che la tutela dell'umanità di qualcuno passi per l'omesso e il genericismo di una dicitura che non ti prevede. Non solo è offensivo, ma pure disumano. In questo, nella nostra vicinanza effettiva e affettiva alle e ai transessuali, dimostreremo la nostra maturità come movimento e come società civile.
DIARI
1 ottobre 2009
No more Hamasei

 

Sveglia quotidiana alle sei del mattino.
Tre cambi di mezzi tra treno, metro e autobus.
Studenti elfivori e ghiotti delle mie ancor tenere carni.
Per non parlare del caos della capitale.

Diciamo che non pensavo che il mio soggiorno qui a Roma fosse così faticoso. Va da sé, perciò, che faccio poca vita mondana (per adesso), quando torno a casa mi stravacco davanti al divano a dormire o a guardare Gossip girl, serial tv che parla di ricchissimi adolescenti le cui pratiche sociali li collocano idealmente tra i futuri dirigenti del Popolo della Libertà.

Tutto questo dovrebbe farvi capire come mai non chiamo nessuno (sapete com'è, qualcuno potrebbe sentirsi escluso o offeso, ma quando hai la vita sociale di un residuato da catacomba forse è pure normale).

Un'altra grande ingiustizia del mondo della scuola è quella di mettere il sabato come giornata lavorativa. Basterebbe allungare di un'ora le giornate dal lunedì al venerdì e come per magia tutti i sabati sarebbero liberi. Come accade nel resto del mondo occidentale. Sarà per la prossima vita.

Ad ogni modo, un po' per ricordare a me stesso che comunque sono ancora vivo, un po' perché glielo avevo promesso, un po' perché il venerdì è il mio giorno libero, stasera esco con Piero e Jamie. I miei amici che si sono sposati a fine luglio, in un giorno in cui piovevano fiamme e con un tasso di umidità pari al 700%: evento che, come da copione, ha costretto i più al vestito da cerimonia mentre il caldo ha risvegliato in me la musa delle balle girate.
 
Si era deciso di mangiare giapponese, giacché ci piace non poco. E si era deciso per quel locale figo, l'Hamasei, che a quanto pare è il migliore della città. Poi però ho fatto un giro sul web e sinceramente, scoprire che si arriva a pagare fino a settanta euro per una cena mi è sembrato un discreto insulto alla miseria. La mia.

Morale della favola: si opta per I marmi. Ok, non ci saranno i maki, gli spring roll e il discreto fascino del wasabi, secondo solo a quello del male, ma volete mettere un italianissimo, splendido (e anche molto cheap) fritto di baccalà o di fiori di zucca?

SOCIETA'
28 settembre 2009
Una giornata particolare - Il video



In questo video potete vedere quello che è successo a Catania il 18 settembre, quando tutte e tutti assieme abbiamo detto di no, con la nostra gioia e il nostro impegno, all'omo-transfobia.

Potete vedere i nostri corpi, sdraiati per terra, a testimonianza di tutti quei gay, quelle lesbiche, quelle persone bisessuali e transessuali che ci rimangono per sempre, sul suolo di un marciapiedi.

Potete vedere alcuni signori siciliani che si scusano per usare l'aggettivo "normale", segno del fatto che, nonostante qualche pregiudizio stia ancora lì, la gente capisce che ci sono delle cose che possono ferirci e che quelle cose non si devono ripetere più.

Potete vedere chi per gioco, e chi per amore, testimonia i propri sentimenti davanti a chiunque, senza alcuna vergogna perché non bisogna avere mai vergogna del proprio modo di amare.

Potete vedere perché rivendichiamo i nostri diritti e in nome di cosa, una cosa che si chiama Costituzione.

Potete vedere i nostri volti, le nostre voci. Poi guardatevi allo specchio e cercate di capire se siamo davvero così "diversi" e se, in nome di questa presunta "diversità", siamo meritevoli di qualsivoglia discriminazione. Guardatevi allo specchio e, poi ancora, pure dentro al vostro cuore.

DIARI
26 settembre 2009
Chiamateme Erfo
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Almeno fino all'8 ottobre. Per cui se mi vedete per le strade della capitale la sera a far la figa – tipo più tardi in quella steak house – o all'alba a smadonnare tra un autobus e un treno per raggiungere la scuola dove faccio il prof, ebbene no!, non siete affetti da allucinazioni.

E adesso scusatemi, ma ho un comodo autobus che impiega solo quaranta minuti per portarmi a destinazione.


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permalink | inviato da ElfoBruno il 26/9/2009 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
23 settembre 2009
Siamo tutti fantasmi!



Ne ho già parlato, giusto ieri.

Il 24 settembre, a Roma, alle ore 19:00, c'è una manifestazione contro tutte le violenze. Si è partiti dalle aggressioni ai gay per poi fare un bel palcoscenico e permettere ai soliti noti di poter dire che loro no, non sono omofobi e transfobici. Quando i loro atti dicono proprio il contrario. Ricordiamo tutti e tutte chi è Alemanno e cosa ha fatto per le trans, solo per fare un nome e un esempio.

Non andare, per me, è un errore perché si dà spazio a una sola voce. E non denunciare le ipocrisie della manifestazione di domani significa fare un regalo non solo a chi ci picchia ma anche a chi dice che i nostri sentimenti non meritano uguali riconoscimenti.

Altre ragioni per cui è fondamentale esserci e far sentire la nostra presenza sono state espresse egregiamente da Une belle histoire. Vi invito a leggere, perciò, il suo post. Dice più di molti altri, a cominciare da qualche kompagno (forse troppo inkazzato).

Per il resto, io domani ci sarò, con la mia magliettina bianca e una mascherina – è così che protesteremo – anche se non so ancora dove comprarla, qui a Roma. Anzi, se avete qualche suggerimento su dove andare, fate pure cosa gradita.

Per ulteriori informazioni sulla nostra azione, si veda la relativa pagina su Facebook, cliccando qui.
POLITICA
22 settembre 2009
Noi avremmo un sogno ma gli studenti del collettivo fanno il gioco di Alemanno



Non vivo a Roma e seguo le cose che succedono nella capitale un po' perché sono affezionato a questa città, un po' perché è importante seguire gli avvenimenti che arrivano da lontano. Uno di questi è We have a dream, una piccola rivoluzione del movimento GLBT, se piccolo si può definire ogni processo che porta a cambiamenti radicali.

We have a dream ha un grande merito: riportare le persone in piazza. E non le porta
dietro un vessillo di uno e uno soltanto, ma attorno a un progetto e un ideale, quello di dire no all'omo-transfobia. Dopo le cose che stanno accadendo la priorità è mettere un argine a tutto questo.
Dire basta alle violenze, alla volgarità di questo mondo.
Dire basta alle coltellate, ai massacri, alle risatine che non feriscono come una lama che ti trapassa la pelle, ma che fa male come se.

La gente va in piazza, seguendo il rainbow – e questa è unità, che piaccia o meno – e parla di sé. Del suo vissuto, del suo essere gay, lesbica, trans e qualunque altra cosa.

We have a dream risolve l'antica dicotomia della libertà sull'emancipazione. E quando al telefono, dopo Una giornata particolare, venerdì scorso ho detto in collegamento con la piazza di Montecitorio che Roma sta dando una lezione a tutto il movimento, l'ho detto per queste ragioni che adesso ho appena esposto.

Dico tutto questo perché, essendo a Roma da qualche giorno, ho deciso, giusto ieri, di vedere come funziona l'aspetto organizzativo delle fiaccolate, oltre al fatto che mi faceva piacere rivedere persone quali Andrea, Guido e Cristiana (oltre che conoscere Valentina).

L'incontro era alla facoltà di Economia, in un'aula occupata da un collettivo universitario. Il tema del giorno era se partecipare o meno alla manifestazione del 24 come We have a dream, viste le ultime adesioni di "peso" quali quelle del Vicariato e di Acca Larentia.

Per farla breve: una parte dell'assemblea era favorevole a rompere le uova nel paniere a preti e fascisti, per non lasciar loro quella piazza e denunciare lo stato di omo-transfobia di certa gente, a partire dallo stesso sindaco Alemanno. Un'altra parte, gli studenti e le studentesse del collettivo, era per non far nulla, o per fare l'ennesima contromanifestazione.

Il risultato della serata – dalle sette e mezza a mezzanotte – è stato quello di non far nulla. Come We have a dream almeno. Ognuno, più o meno organizzato, deciderà se aderire o meno o se partecipare e in che forma.

Per quel che mi riguarda – premesso che non ho aperto bocca, per rispetto a un'assemblea che mi ospitava come uditore – penso che i ragazzi del collettivo abbiano perso una buona occasione per rompere le uova nel paniere a chi vuole utilizzare la causa GLBT in modo strumentale e poco proficuo alla risoluzione dei nostri problemi.

I "magnifici tre" – Marrazzo, Zingaretti e Alemanno – che stanno organizzando la manifestazione di giovedì stanno facendo passare in secondo piano la lotta all'omo-transfobia,vera emergenza romana, in nome di una generica condanna a tutte le violenze. Che ci sta pure bene, ma non quando a dominare la scena sono le coltellate ai gay.

Vicariato e fascisti parteciperanno in modo strumentale perché così, un domani, davanti all'ennesima sortita omofobica di questo o quel sacerdote e di fronte alla prossima aggressione, potranno dire che loro non c'entrano. Erano alla manifestazione, d'altronde... La casalinga di Voghera non potrebbe dargli torto.

I ragazzi del collettivo hanno agitato, con un linguaggio che reputo superato e cacofonico (ma questo è un mio pensiero), i soliti fantasmi che li allarmano e li rassicurano allo stesso tempo. Noi con Alemanno – il fascista – in piazza non ci andiamo. Che è pure legittimo. Peccato che il senso del discorso fosse un altro: non vai alla sua festa per brindare con lui, ci vai per rovesciargli addosso il tavolo col catering.

Sarebbe stato bello, invece, rompergli le uova nel paniere, proprio dentro casa sua. Purtroppo ha prevalso un'altra linea. Perché un certo gruppo di pressione così ha voluto. In nome di non si sa bene quale vantaggio che non sia quello di conservare un'identità "purissima" che fa il gioco di chi vorrebbero combattere senza poi, nel concreto, far nulla per contrastare questa gente.

Ieri, in buona sostanza, ho visto in campo due istanze: quella di chi ha proposto un'azione, ancora senza vessilli e senza ideologie, ma attorno a un progetto concreto – rovinare la festa a chi finge di esserci alleato o amico – e chi non ha voluto rinunciare alla propria identità (di cosa, mi verrebbe da dire a questo punto) in nome di un"rivoluzionarismo" che tutto produce fuorché rivoluzioni e cambiamenti concreti.

Un atto di grande maturità politica da parte degli organizzatori ha fatto sì, alla fine, che si optasse per la libertà di coscienza.

Giovedì quella gente si prenderà la piazza e il collettivo in questione se ne starà fieramente dentro casa o dentro qualche altra aula occupata a ricordare a se stesso quanto fa fico essere come si è. Il popolo, la gente comune, verrà abbindolata. Grazie studenti, voi dovreste essere il futuro. Il futuro che guarda al '68 è un futuro che nasce già morto, lasciatemelo dire.

Concludo dicendo che, per quel che mi riguarda, lo spirito di We have a dream dovrebbe andare oltre certi identitarismi sterili. Come ripeto sempre, quando ci picchiano non stanno a guardare se indossiamo la kefiah o gli slip di "dienggì". Chi ci accoltella e chi glielo lascia fare questo lo ha capito. Qualcun altro no. Mi fa specie, tuttavia, quando questo qualcun altro dice di essere alternativo al potere che vuole combattere. Secondo me il potere lo ha ampiamente previsto e lo ammette proprio per la sua (per tutte e tutti noi) dannosa inconcludenza.

POLITICA
20 settembre 2009
A fiaccolata ipocrita, risposta rainbow!


Sono d'accordo con Fabio, quando sul suo blog scrive: «La Fiaccolata organizzata dalla Provincia di Roma ed a cui hanno aderito anche il Comune e la Regione Lazio, è una manifestazione ipocrita.»

Ancora una volta il problema centrale da cui nasce l'emergenza, ovvero lo stato insostenibile dell'omofobia e della transfobia in Italia, viene declassato e stemperato in una dicitura generica. Sembra, in altre parole, che per combattere le coltellate e le offese – indirizzate a persone che hanno la "colpa" di essere gay, lesbiche, bisessuali e trans – la strategia migliore sia quella di dimenticare che il popolo GLBT esista.

Rimandare, in un documento politico, a una sola affermazione sull'omofobia e dimenticare la transfobia, oltre a non stabilire quali sono le cause e gli attori che stanno alla base delle violenze degli ultimi tempi – li ricordo qua io, per chi avesse memoria corta: politici dei due schieramenti, sfere religiose, dal papa in giù, destre estreme con le loro rappresentanze nelle istituzioni (come la Lega, tanto per fare l'esempio più rappresentativo) – non aiuta a rintracciare l'origine dei mali che si dovrebbero combattere e, di conseguenza, a proporre soluzioni adeguate.

Ribadisco da molto tempo che se ci ritroviamo allo stato attuale la responsabilità è soprattutto dei dirigenti politici di sinistra – o presunta tale, arrivati a questo punto – che, dopo anni ad aver finto di interessarsi alla causa GLBT ci hanno voltato le spalle a partire dalle primarie del 2005.

Ancora una volta questa pseudo-sinistra – regione e provincia, in Lazio, sono in mano a ex-diessini – si dimostra uguale alla destra, quella parte politica cioè che ha nel suo DNA l'odio per il diverso. E non a caso anche Alemanno ha dato l'ok del comune per partecipare a una manifestazione che, allo stato attuale, non dice sostanzialmente nulla sui mandanti e su cosa bisogna fare per fermarli.

La soluzione a questo silenzio ipocrita, in nome di tutte le violenze – che vuol dire tutto e niente – la dà sempre Fabio nel suo splendido post: «se partecipassimo alla fiaccolata in tanti, senza bandiere né simboli se non la Rainbow, ma in modo esageratamente visibile, ad esempio indossando tutti una maglietta dello stesso colore, e camminassimo in blocco?».

Per quel che mi riguarda l'idea è buona e da mettersi in pratica subito.


P.S.: poiché sono già a Roma se magari mi fate sapere quale colore si sceglie... così ho il tempo di passare da qualche parte a comprarla, nel caso non l'avessi con me in valigia.

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